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5 giu 2022

Osservando Carmine e Castel del Giudice s’impara cos’è la vita

5 giu 2022

di Giuseppe Di Matteo

La bellezza salverà il mondo, d’accordo. Ma molto può fare anche la poesia. Retorica? Non proprio. Almeno a Castel del Giudice, borgo montano di 320 anime in provincia di Isernia baciato dalle acque del fiume Sangro, che segna il confine con l’Abruzzo. È qui che vive Carmine Valentino Mosesso, che per i locali (e non solo) è il poeta contadino. Ventotto anni e il portamento di un uomo maturo, nato e cresciuto in questo territorio ricco di boschi e pascoli ma pure di tratturi e antiche mulattiere.

Giornate piene, quelle di Carmine: c’è da allevare le capre all’interno dell’azienda agricola Dentroterra – che ha costruito qualche anno fa partendo da zero e che oggi fornisce prodotti caserecci molto richiesti –, coltivare il campo di fagioli, dedicarsi alle iniziative sorvegliate dall’occhio vigile del Comune (una di queste, le Arnie Narranti, ha trasformato la casa delle api in un ricovero per quei libri che i passanti vogliono donare: bookcrossing, per intenderci). Di sera, come un novello Machiavelli, Carmine si spoglia della sua "veste cotidiana, piena di fango e di loto" ed entra "nelle antique corti delli antiqui huomini" (così Machiavelli nella celeberrima Lettera al Vettori del 1513). Insomma, si dedica alla poesia (ma nel suo caso l’attività nei campi è tutt’altro che meschina): "Per capire un paesedevi stenderti nelle cantine, fare il nido nei silenzi, lasciar affiorare i canti che hai dentro". È questa l’anima de La terza geografia (Neo edizioni), il suo esordio letterario.

Ed è l’inno a un luogo che si scompone e ricompone con gli occhi della pelle e della memoria. "I confini delle abitudini contano molto più di quelli geografici – spiega Carmine – ed è lì che bisogna agire, restituendo a un territorio le sue ricchezze". Una Ricostruzione 2.0 che parte da alcune macerie morali come l’emigrazione di massa, che anche qui è una piaga. Eppure qualcosa sta cambiando. Ultimamente il borgo di Castel del Giudice è un ospite televisivo pressoché fisso proprio grazie a Carmine e ai suoi versi, che però non sono l’unica freccia all’arco del borgo. Su iniziativa del Comune è stato infatti lanciato l’Apiario di comunità, un consorzio degli apicoltori che ha recuperato la zona industriale di Castel del Giudice creando un corridoio produttivo del miele. E gli altri non stanno a guardare.

Negli ultimi vent’anni grazie alla sinergia tra l’amministrazione comunale e i privati sono stati creati circa 150 posti di lavoro. Anzitutto all’interno del cosiddetto Borgotufi, un albergo diffuso nato dalla riqualificazione di una trentina di stalle. E poi ci sono i 40 ettari di terreno trasformati in meleti biologici attraverso il progetto Melise, per mezzo del quale è nato anche un birrificio; e la Rsa, ricavata rimettendo in sesto due scuole. Il metodo è sempre lo stesso, ovvero quello della partecipata statale. "Un modo per coinvolgere i cittadini – sottolinea Lino Gentile, sindaco di Castel del Giudice dal ’99 (con una pausa tra il 2009 e il 2014) – perché solo così si creano i presupposti per il ripopolamento del territorio".

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