In questo anno di cinema chiusi dal Covid, tra le nomination agli Oscar 2021 rese note ieri dall’Academy of Motion Pictures con 10 candidature domina Mank, di David Fincher, prodotto da Netflix, kolossal in bianco e nero sulla storia dello sceneggiatore di Quarto potere Herman J. Mankiewicz e della sua coraggiosa battaglia contro un “vile” Orson Welles. Per la prima volta tra i registi candidati ci sono due donne: Chloé Zhao di Nomadland ed Emerald Fennell di Una donna promettente. E ancora una volta, l’Italia rimane esclusa dalla corsa per il miglior film internazionale. Era stato selezionato dall’Italia Notturno di Gianfranco Rosi che, scartato già a febbraio dalla shortlist dei 15 film ”stranieri”, aveva ancora una speranza tra i...

In questo anno di cinema chiusi dal Covid, tra le nomination agli Oscar 2021 rese note ieri dall’Academy of Motion Pictures con 10 candidature domina Mank, di David Fincher, prodotto da Netflix, kolossal in bianco e nero sulla storia dello sceneggiatore di Quarto potere Herman J. Mankiewicz e della sua coraggiosa battaglia contro un “vile” Orson Welles. Per la prima volta tra i registi candidati ci sono due donne: Chloé Zhao di Nomadland ed Emerald Fennell di Una donna promettente.

E ancora una volta, l’Italia rimane esclusa dalla corsa per il miglior film internazionale. Era stato selezionato dall’Italia Notturno di Gianfranco Rosi che, scartato già a febbraio dalla shortlist dei 15 film ”stranieri”, aveva ancora una speranza tra i documentari. Ma nulla di fatto. L’Oscar per il miglior film “straniero” – adesso si chiama internazionale – è quello che aveva visto trionfare molte volte Vittorio De Sica e Federico Fellini; è l’Oscar che aveva celebrato Nuovo cinema Paradiso di Tornatore, Mediterraneo di Salvatores e La vita è bella di Benigni. Poi, più niente, con l’eccezione de La grande bellezza di Sorrentino nel 2013. Ma a parte quello squillo, da vent’anni è il vuoto. E pensare che nel 1988 Bernardo Bertolucci – che proprio oggi avrebbe compiuto 80 anni – vinceva 9 Oscar pesantissimi, compreso quello per il miglior film in assoluto, con L’ultimo imperatore. Un’altra era.

Nella corsa agli Oscar 2021 l’Italia si salva solo grazie alla qualità di quello che potremmo chiamare il sublime artigianato italiano. È stata candidata Laura Pausini per la miglior canzone con Io sì (Seen), il brano che la popstar ha composto per il film La vita davanti a sé di Edoardo Ponti, con Sophia Loren, e con cui ha già vinto il Golden Globe. Ma un’altra nomination entra a pieno titolo nella tradizione italiana di enorme qualità tecnico-artistica in quella zona di confine fra artigianato e arte: è quella del fiorentino Massimo Cantini Parrini per i migliori costumi nel Pinocchio di Matteo Garrone, film che ottiene anche la nomination per il miglior make up a Mark Coulier, Dalia Colli (livornese) e Francesco Pegoretti.

È una lunga tradizione, quella dei grandissimi costumisti italiani: va da Piero Tosi, Oscar alla carriera, a Milena Canonero, Oscar per i costumi di Barry Lyndon, a Gabriella Pescucci, Oscar per L’età dell’innocenza. "È una giornata felice per il cinema italiano", dice il ministro della cultura, Dario Franceschini. "Le candidature agli Oscar per Pinocchio e per Io sì di Laura Pausini rendono merito alla nostra cinematografia, capace di affermare nel contesto internazionale il genio creativo, l’immaginario e l’originalità che le sono propri". Raggiante, la Pausini commenta: "La nomination all’Oscar va oltre qualunque desiderio o aspettativa potessi sognare. Una canzone in italiano!!! È una nomination molto importante anche per il nostro Paese e per la cultura italiana".

Raggiante anche Massimo Cantini Parrini, costumista in enorme ascesa negli ultimi anni, vincitore di 4 David di Donatello e 4 Nastri d’argento già al lavoro con Terry Gilliam e con Matteo Garrone anche nel Racconto dei racconti e in Dogman, prima di dare vita ai costumi di questo Pinocchio, tutti realizzati con fibre naturali, e con un occhio ai colori e ai toni dei Macchiaioli. "Piero Tosi è stato il mio grande maestro, ho pensato a lui nello stesso istante in cui ho appreso della nomination", dice Massimo Cantini Parrini. "Piero Tosi è stato come un padre per me. La sua misura, la sua compostezza, il suo rigore, il suo genio sono inarrivabili. Oltre che a lui, devo tutto a Gabriella Pescucci, che mi ha insegnato tantissimo. Con Pinocchio ho cercato, nei tessuti dei costumi del film, il respiro della materia: cotone, lino, lana. Ho cercato, prima di tutto, la verità".