Un orso d'acqua
Un orso d'acqua
Poco tempo fa vi avevamo raccontato di come i minuscoli e coccolosi tardigradi, noti ai più con il nome di orsi d'acqua, siano degli animaletti quasi indistruttibili. Eppure, una nuova ricerca pubblicata su Scientific Reports suggerisce ora che anche questi highlander del regno animale abbiano un nemico in grado di sconfiggerli, ossia il global warming.

Più forti (quasi) di ogni avversità 

La straordinaria tolleranza agli ambienti ostili è legata alla capacità degli orsi d'acqua di entrare in un cosiddetto stato di criptobiosi. Si tratta di una risposta metabolica che porta l'organismo a espellere tutta l'acqua e a contrarsi fino ad azzerare le funzioni vitali, in attesa che arrivino condizioni migliori. La criptobiosi può durare diversi anni e serve per combattere situazioni critiche come la mancanza ossigeno, la concentrazione massiccia di sostanze tossiche e le temperature particolarmente estreme. Alcuni studi avevano tuttavia già evidenziato che, per quanto toste, varie specie di tardigradi non fossero in grado di resistere troppo a lungo con il termometro sopra i 100 gradi.

Cosa dice la ricerca 

Alcuni ricercatori del dipartimento di biologia dell'Università di Copenaghen hanno raccolto degli esemplari di orsi d'acqua nelle grondaie delle abitazioni danesi, con lo scopo di valutare la loro reazione di fronte ai cambiamenti climatici. Il team ha analizzato sia le forme disidratate che quelle attive, concludendo questi invertebrati sono sensibili al caldo eccessivo.

L'autore principale dello studio, Ricardo Neves, ha argomentato i risultati spiegando che "i tardigradi disidratati sono molto più resistenti […] tuttavia il tempo di esposizione è chiaramente un fattore limitante che accorcia la loro tolleranza alle alte temperature". Secondo gli scienziati è possibile che il calore alteri alcune proteine essenziali per la criptobiosi, soprattutto quando gli animaletti non hanno tempo sufficiente per acclimatarsi al nuovo ambiente.

Il problema non riguarda solo gli orsi d'acqua

Nonostante il focus della ricerca sia un animaletto microscopico, gli autori affermano che quanto scoperto offre uno spunto di riflessione più ampio sul riscaldamento globale e su come questo stia "avendo già effetti dannosi sugli habitat in tutto il mondo". Ragione per cui, si legge in una nota "è importante comprendere in che modo l'aumento delle temperature può influire sugli animali esistenti".

Neves e colleghi aggiungono a margine che la caratterizzazione del DNA dei tardigradi potrebbe aiutare "a fornire nuove importanti prospettive su come raggiungere la tolleranza alle alte temperature".