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22 mag 2022

Origini umili, buone nozze e discorsi a vanvera L’intellettuale (di oggi) anticipato da Bianciardi

22 mag 2022

Tom Wolfe lasciamolo stare. L’Italia ha avuto Luciano Bianciardi che anticipò (cinquant’anni fa) quelli che (i diritti sono di Beppe Viola) si atteggiano a intellettuali. Viene ristampato da Neri Pozza – per fortuna – Non leggete i libri, fateveli raccontare. Uscì a puntate per Abc che era un settimanale fondato da Enrico Mattei in quella Milano presa tra la morsa industriale e il boom economico da una parte e dall’altra da una creatività, anche per risposta, davvero micidiale. Bianciardi era un maestro. E tratteggia in questo libello – che in modo altisonante potrebbe essere definito anche un saggio – come si diventa un intelletuale. A uso e consumo degli italiani. Un percorso assai simile ai protagonisti, comprimari e consimili di quelli che si atteggiano intellettuali ora nei talk show e in più generale in tv. Bianciardi è micidiale anche, con il suo sarcasmo, nel confutare gli anglicismi che prendono già piede in quella lingua italiana contaminata dall’esterofilia. "Establishment – scrive Bianciardi – parola abbastanza infelice che indica il gruppo dei padroni del vapore, nel nostro campo". E lui infatti, li chiama (letteralmente) eversori dello stabilimento. Alla fine come si diventa intellettuali? Si ostentano umili origini, si parla di ciò che spesso s’ignora, si sposa una castellana moderna. E nel frattempo succede anche si sia disimparato a scrivere.

Matteo Massi

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