Oriana Fallaci: nata a Firenze nel ’29, morì nella sua città il 15 settembre 2006
Oriana Fallaci: nata a Firenze nel ’29, morì nella sua città il 15 settembre 2006
Dopo l’ 11 settembre 2001 Oriana Fallaci prese posizioni fortemente anti-Islam. Ecco il discorso inedito della scrittrice a New York quando le fu conferita la medaglia d’oro del Consiglio regionale della Toscana. Febbraio 2006: Oriana, malata, sarebbe morta a settembre, a 77 anni. di Oriana Fallaci Infine il vostro (premio, ndr), che accetto con fierezza e con divertimento per un paio di motivi: il primo è che sono fiorentina, toscana doc, per generazioni e generazioni, la stragrande maggioranza dei miei ascendenti avi e bisavi, bisavoli e arcavoli sono stati toscani sia da parte di mia madre che da parte di mio padre. (...) E la Toscana io la amo appassionatamente! Mi inorgoglisce troppo quel che ha dato al mondo (...). Quando mi presento parlo e scrivo della Toscana, esalto le sue glorie, la sua bellezza, la sua unicità, però si tratta di un amore poco ricambiato perché la mia città, la mia regione, la mia patria si è sempre comportata male con me. Con me è sempre stata ingrata ed ingiusta. Si sa, la Toscana non è né mai stata una mamma tenera e affettuosa, otto casi su dieci, quando ha un figlio o una figlia che la ama e la onora invece di amarla a sua volta e onorarla a sua volta, mostrarle un po’ di gratitudine,...

Dopo l’ 11 settembre 2001 Oriana Fallaci prese posizioni fortemente anti-Islam. Ecco il discorso inedito della scrittrice a New York quando le fu conferita la medaglia d’oro del Consiglio regionale della Toscana. Febbraio 2006: Oriana, malata, sarebbe morta a settembre, a 77 anni.

di Oriana Fallaci

Infine il vostro (premio, ndr), che accetto con fierezza e con divertimento per un paio di motivi: il primo è che sono fiorentina, toscana doc, per generazioni e generazioni, la stragrande maggioranza dei miei ascendenti avi e bisavi, bisavoli e arcavoli sono stati toscani sia da parte di mia madre che da parte di mio padre. (...) E la Toscana io la amo appassionatamente! Mi inorgoglisce troppo quel che ha dato al mondo (...). Quando mi presento parlo e scrivo della Toscana, esalto le sue glorie, la sua bellezza, la sua unicità, però si tratta di un amore poco ricambiato perché la mia città, la mia regione, la mia patria si è sempre comportata male con me.

Con me è sempre stata ingrata ed ingiusta. Si sa, la Toscana non è né mai stata una mamma tenera e affettuosa, otto casi su dieci, quando ha un figlio o una figlia che la ama e la onora invece di amarla a sua volta e onorarla a sua volta, mostrarle un po’ di gratitudine, lei lo bistratta, lo perseguita, lo respinge, lo caccia o lo induce ad andare in esilio a creparci. Pensate al poeta che morì a Ravenna. Esattamente il contrario di ciò che oggi fa con lo straniero che chiamo l’invasore, cioè quello musulmano. (...) Il secondo motivo è che nell’Occidente raffinato e sottomesso all’Islam i complici del nemico, gli islamotti che io chiamo collaborazionisti, mi hanno trasformato nel simbolo fisso dell’eresia, dell’infamia, della colpa, del peccato mortale da punire col rogo, cioè con la morte civile. Quindi premiando la Fallaci dimostrate di non avere ceduto alle intimidazioni, alle prepotenze, ai capi, agli abusi ai nuovi fascismi. Dimostrate insomma di avere coraggio e di questi tempi, tempi in cui il coraggio costa più caro del petrolio e la vigliaccheria si svende invece per pochi centesimi, trovare qualcuno che non cede alle intimidazioni è un grande conforto! Una ricchezza che offre speranza, anche se ormai c’è poco da sperare.

Per capirlo, basta considerare la vigliaccheria con cui tanti italiani hanno reagito alle islamiche minacce, sommosse per le vignette sul profeta spadaccino e tagliateste. Basta giudicare le scuse che senza alcun rispetto per se stessi e per noi, senza alcuna dignità ad ogni livello politico istituzionale le nostre presunte leadership hanno offerto al nemico, mentre il nostro nemico bruciava le nostre chiese e le nostre bandiere, le bandiere europee, mentre assaltava e saccheggiava le nostre ambasciate, ambasciate europee, mentre in Turchia, quella Turchia che i nostri califfi e i nostri visir vorrebbero nell’Unione europea, pardon nell’Eurasia. Al grido di "Allah akbar, Allah akbar" un turco ammazzava con due revolverate alle spalle un prete intento a pregare nella sua piccola chiesa. Un prete che voleva il dialogo con i musulmani.

Mentre a Londra un famoso sceicco sosteneva in tv l’urgenza di sottoporre al giudizio di un tribunale islamico il danese colpevole d’averci fatte ridere sul proprio profeta, spadaccino tagliateste. Nonché la necessità di giustiziarlo secondo le leggi islamiche, mentre a migliaia, anzi a centinaia di migliaia nelle piazze dell’Iran, dell’Iraq, dell’Afghanistan, della Siria, dell’Egitto, ecc. i figli di Allah si sbracciavano, alzando cartelli con la scritta: "decapitare chiunque insulti l’Islam", mentre in Nigeria e sempre al grido "Allah akbar, Allah akbar", un altro prete veniva assassinato nella sua parrocchia e con lui 38 cristiani venivano linciati, 240 mutilati, alcuni in chiesa, dove pregavano come don Santoro, altri in strada dove scappavano per rifugiarsi in casa, mentre a Bengasi succedeva ciò che sappiamo e anziché piangere sui nostri morti i giornali piangevano sugli 11 libici uccisi dalla polizia di Gheddafi durante l’assalto selvaggio al consolato italiano. Si è arrivati addirittura ad attribuire la responsabilità di quell’assalto selvaggio al ministro Calderoli, a imporre le dimissioni, ad annunciargli che sarebbe stato indagato anzi processato anche lui, io tra qualche mese, per vilipedio all’Islam, perché sotto la camicia abbottonata e sigillata dalla cravatta, aveva messo una maglietta con la caricatura del suddetto profeta. Poi per 15 secondi e 15 centimetri aveva sbottonato la camicia e mostrato la maglietta di Charlie Hebdo. Colpa di Calderoli, colpa di Calderoli, anzi colpa mia perché in un’intervista a Repubblica Calderoli ha dichiarato: "Io difendo la nostra civiltà, io mi associo a tutto quello che ha detto e scritto Oriana Fallaci". E per dimostrare che la colpa era, è in realtà della Fallaci, quel giornale ha fatto un titolo che dice: "Io e la Fallaci", poi ha ripetuto, a grossi caratteri la frase: "Mi associo a tutto quello che ha detto e scritto Oriana Fallaci".

Quasi ciò non bastasse Il Mattino di Napoli ha riportato l’intervista con un’italiana di Bengasi, già indossatrice e ora addetto commerciale al consolato che dopo aver parlato della folla viziosa, di "sputare sul cadavere di un italiano", ha dichiarato che l’assalto era dovuto ai libri della Fallaci tradotti e venduti ahimè anche in Libia. Per sostenere l’Islam che minaccia sommosse, a Roma i comunisti italiani e i verdi e i cobas hanno invece imposto un corteo, esibendo una bandiera palestinese lunga 35 metri "Cobas la liberazione della Palestina" appena uscita dalle elezioni e quindi abbastanza liberata e osannava le stragi degli zarcaristi iracheni, incollando sui muri cartelli che ribattezzavano le strade del centro in via Arafat, via Intifada, via le truppe dall’Iraq, hanno raggiunto la piazza cara alle camicie nere di ieri, cioè piazza Venezia e qui hanno bruciato le bandiere americane e israeliane, poi, come due anni fa, si sono messi a berciare 10, 100, 1000 Nassirya. Autogol che l’insopportabile segretario del partito comunista italiano ha commentato affermando: "Quei mascalzoni erano mercenari al servizio di Calderoli e anche pagati da Calderoli", meno male che non ha detto pagati dalla Fallaci.