Ci siamo. Il Salone Nautico di Genova – che ha preso il via ieri e si chiuderà martedì 21 settembre – taglia il traguardo della 61ª edizione e in tanti vedono l’appuntamento come uno degli strumenti per rilanciare l’economia del Paese. Ne è convinto anche Saverio Cecchi, presidente di Confindustria Nautica che spiega: "Il nostro obiettivo è quello di contribuire a dare slancio alla ripartenza italiana dopo la crisi imposta dalla pandemia".

Presidente, quali sono le aspettative dell’edizione 2021 del Salone Nautico?

"Ci aspettiamo un grande Salone Nautico capace di contribuire al rilancio del Paese. Quest’anno beneficiamo di un settore in ripresa e capitalizziamo il lavoro impostato oltre un anno fa, in pieno stato di emergenza,

per sostenere il comparto e le imprese del settore. Il tutto esaurito ormai da mesi e la presenza di tutti i player italiani e internazionali di rilievo sono anche il risultato dell’autorevolezza e della credibilità acquisite con il successo dell’organizzazione della scorsa edizione, unica manifestazione di settore organizzata in presenza in epoca Covid. Sul fronte espositivo, poi, sono iniziati i lavori che porteranno a una nuova geografia del Salone Nautico capace di offrire ad espositori e pubblico un’esperienza ancora più qualitativa e coinvolgente e nuovi servizi".

Il mercato della nautica ha accusato meno degli altri settori economici gli effetti della crisi imposta dal Covid, ma quali sono le previsioni per l’immediato futuro?

"I dati di tendenza del mercato relativi all’anno nautico in corso, elaborati con una rilevazione sulle aziende del comparto, confermano per la cantieristica percentuali di crescita superiori al 20% per quattro aziende su dieci. Complessivamente il 96% degli intervistati si aspetta un incremento del fatturato, grazie anche alla continua spinta dell’export che conferma la leadership del Made in Italy nautico nel mondo. Per quanto riguarda il mercato nazionale, le reti di vendita consolidano i risultati del 2020 e prevedono un mercato fondamentalmente stabile per il 66% degli intervistati. Manteniamo la leadership mondiale per le imbarcazioni oltre i 24 metri da più di 20 anni, oltre il 50% della produzione mondiale è italiana. Tuttavia permane la sofferenza del segmento turismo e servizi".

Presidente può – e nel caso in che modo – il Pnrr essere uno strumento per rilanciare ulteriormente l’industria nautica italiana, soprattutto in termini di innovazione e transizione ecologica?

"Abbiamo condiviso con il ministero dello Sviluppo Economico i progetti per il sostegno agli investimenti della filiera in chiave di sostenibilità, che però non è stato incluso nella versione finale del Pnrr. Confidiamo che il lavoro fatto con la direzione generale per la politica industriale, l’innovazione e le Pmi trovi spazio in successivi provvedimenti del Governo. Perché la sostenibilità rappresenta il futuro e lavoriamo con tenacia per sviluppo del settore, con l’obiettivo di accrescere in misura ancora maggiore la competitività delle nostre aziende e mantenere la nostra riconosciuta leadership internazionale nei superyacht, nelle imbarcazioni pneumatiche e nella componentistica".

Infine una domanda sulla pandemia. Il Covid ha avuto un impatto devastante sul turismo internazionale. Quali sono le previsioni per il 2022 e che cosa servirebbe per intercettare subito la ripresa?

"E’ assolutamente difficile fare previsioni, di sicuro la filiera ha bisogno del sostegno che è stato garantito ad altri settori per porti, società di charter, scuole nautiche, broker e agenzie servizi, che sono state fortemente impattate dalle misure anti-Covid e non sempre beneficiano degli interventi previsti per le aziende turistiche".