Roger Moore
Roger Moore
Berlino, 29 giugno 2021 - James Bond sul "muro" tra realtà e finzione. Quasi quarant’anni fa, nell’estate del 1982, Roger Moore cioè 007 rischiò sul serio di finire nelle mani della Stasi, il servizio segreto della Germania comunista. Lo racconta la "Bild", esagerando un poco. Il 10 agosto dell’82, a Checkpoint Charlie regna il caos. Per girare ‘Octopussy’, la tredicesima avventura di 007, il regista John Glen non vuole ricostruire il "muro" in studio. Per la sua fiaba di spie e belle avventuriere, vuole un tocco di verismo. E gira sul posto. Non c’è forse luogo più cinematografico di Checkpoint Charlie, il punto di passaggio tra le due Berlino, riservato agli stranieri, protagonista in decine di film e romanzi di spionaggio. Per tre giorni, Roger Moore su una Mercedes nera insieme con M, il suo capo, interpretato da Robert Brown, giunge quasi fino al muro e torna indietro. Un suo collega, 009, è morto tentando di tornare all’ovest dalla DDR, e...

Berlino, 29 giugno 2021 - James Bond sul "muro" tra realtà e finzione. Quasi quarant’anni fa, nell’estate del 1982, Roger Moore cioè 007 rischiò sul serio di finire nelle mani della Stasi, il servizio segreto della Germania comunista. Lo racconta la "Bild", esagerando un poco. Il 10 agosto dell’82, a Checkpoint Charlie regna il caos. Per girare ‘Octopussy’, la tredicesima avventura di 007, il regista John Glen non vuole ricostruire il "muro" in studio. Per la sua fiaba di spie e belle avventuriere, vuole un tocco di verismo. E gira sul posto. Non c’è forse luogo più cinematografico di Checkpoint Charlie, il punto di passaggio tra le due Berlino, riservato agli stranieri, protagonista in decine di film e romanzi di spionaggio. Per tre giorni, Roger Moore su una Mercedes nera insieme con M, il suo capo, interpretato da Robert Brown, giunge quasi fino al muro e torna indietro. Un suo collega, 009, è morto tentando di tornare all’ovest dalla DDR, e Bond è incaricato di portare a termine la missione. La manovra è sospetta, i Vopos avvertono quelli della Stasi che arrivano e tengono d’occhio l’agente con licenza di uccidere.

Forse il film è un pretesto per una provocazione, una manovra diversiva. A quanto pare, più volte, la Mercedes avrebbe violato di qualche metro la linea di confine, che correva prima delle sbarre. Negli archivi della Stasi è stato ritrovato il dossier di quei tre giorni d’estate. Magari non avrebbero arrestato Moore, come esagera la "Bild", ma saranno stati tentati di fermarlo per un controllo, un pretesto per una foto ricordo a fianco con 007. I romanzi di Ian Fleming non erano tradotti nella DDR, ma arrivavano nei pacchi dono dei parenti dell’ovest. Bond era un mito anche nell’impero del male, come lo definiva il presidente Ronald Reagan.

Si racconta che Markus Wolf, il leggendario capo del controspionaggio della Germania Rossa, facesse leggere i libri di 007 ai suoi Spionen, inviati all’ovest per imparare come sedurre le segretarie di Bonn. A me disse che non era vero, e gli credo. Wolf, detto Mischa, era bello e affascinante più di 007, e non perse mai nella guerra delle spie. Non aveva bisogno di maestri letterari. Ne ‘La spia che venne dal freddo’, del 1963, John Le Carré, ex agente dei servizi segreti britannici, come dire collega di Bond, chiama un personaggio Wolf, ma gli dicono che esiste sul serio una spia con questo nome, e lui è costretto a chiamarlo Mundt. Ma il suo eroe negativo, il cattivo, è lui, Mischa. Non va dimenticato il più bel film su Checkpoint Charlie, ‘A Dandy in Aspic’ (1968), un dandy in gelatina, di Anthony Mann, in italiano ‘Sull’orlo della paura’.

Laurence Harvey è un agente russo mandato a Londra da bambino, è cresciuto con i vizi capitalisti, e lavora per i servizi di Sua Maestà. Un giorno lo incaricano di scoprire la talpa, cioè se stesso. A Checkpoint tenterà di tornare a casa, cioè all’est, ma lo rimandano indietro, dove morirà, mentre tutti tentano di scappare all’ovest, il paradiso capitalista. Una fine paradossale e tragica.

Nell’82 siamo in piena guerra fredda, si discute sui missili a breve raggio dell’una e dell’altra parte, che sarebbero ricaduti sulla testa dei tedeschi, dell’est e dell’ovest. I giornali pubblicano i piani segreti, ma non tanto, della Nato: in caso di guerra, l’Europa viene data per perduta, in tre giorni l’Armata Rossa sarebbe giunta in Olanda. Il contrattacco prevedeva il lancio di bombe atomiche tattiche sulle due Germanie. Comprensibile che i tedeschi avessero qualche resistenza. Il 10 giugno si svolse a Bonn un vertice dell’Alleanza Atlantica, e in mezzo milione protestarono per la pace nella piccola capitale sul Reno. Dall’altra parte, in Polonia, ispirata da papa Wojtyla, Solidarnosc inquietava il Cremlino. All’Ovest, gli inglesi della Thatcher facevano guerra all’Argentina per le Falkland, sperdute isole nell’Atlantico. Con la guerra fredda è fuori tema, ma in luglio gli azzurri avevano battuto la Germania per 3 a 1 nella finale dei mondiali. Un anno sfortunato per i tedeschi. Gorbaciov sarebbe giunto fra tre anni. Nel maggio dell’87 Matthias Rust, studente tedesco di 19 anni, atterra indisturbato sulla Piazza Rossa con il suo Cessna. Per l’Urss è l’inizio della fine. Il muro cadrà nell’89, nessuno l’aveva previsto, anche se molti oggi sostengono il contrario. Dopo la riunificazione, hanno buttato giù troppo in fretta Checkpoint Charlie, per scoprire che era sempre un’attrazione per i turisti. Lo hanno ricostruito, falso come un set del cinema. I Vopos, le guardie di frontiera, sono comparse che si prestano ai selfies, dietro una mancia, come i centurioni al Colosseo. Gli americani a Roma cercano il Ben Hur Stadion, che sarebbe poi il Circo Massimo. E non si dovrebbe prenderli in giro. Dalla realtà alla finzione, non c’è niente di più vero del falso.