di Lorenzo Guadagnucci A Monte Verità si favoleggia ancora della bella russa che aveva fatto costruire una casa-albergo, insolitamente alta, e faceva pagare un biglietto per accedere alle terrazze panoramiche, da dove si poteva godere di uno spettacolo inconsueto: giovani uomini e donne nudi al sole. Erano i primi anni del ‘900 e la comunità naturista insediatasi sulle colline di Ascona, nel Canton Ticino, con affaccio sul Lago Maggiore, era inevitabimentle oggetto di commenti, pettegolezzi e pruderie. Nata su iniziativa di giovani utopisti in cerca di un senso nuovo del mondo, l’avventura di Monte Verità ha vissuto molte stagioni, senza perdere mai la sua indole libertaria. Oggi il complesso è un bene pubblico, coi suoi edifici storici recuperati,...

di Lorenzo Guadagnucci

A Monte Verità si favoleggia ancora della bella russa che aveva fatto costruire una casa-albergo, insolitamente alta, e faceva pagare un biglietto per accedere alle terrazze panoramiche, da dove si poteva godere di uno spettacolo inconsueto: giovani uomini e donne nudi al sole. Erano i primi anni del ‘900 e la comunità naturista insediatasi sulle colline di Ascona, nel Canton Ticino, con affaccio sul Lago Maggiore, era inevitabimentle oggetto di commenti, pettegolezzi e pruderie.

Nata su iniziativa di giovani utopisti in cerca di un senso nuovo del mondo, l’avventura di Monte Verità ha vissuto molte stagioni, senza perdere mai la sua indole libertaria. Oggi il complesso è un bene pubblico, coi suoi edifici storici recuperati, e ha appena completato il restauro del Padiglione Elisarion, nel quale è stata collocata un’opera che ben rappresenta lo spirito del luogo. Si chiama Il chiaro mondo dei beati, è un dipinto circolare di quasi nove metri, composto da sedici tele, e raffigura 84 nudi maschili, figure immerse in un paesaggio da paradiso terrestre. Se pensiamo che i fondatori erano nudisti e vegetariani, ecologisti ante litteram e aperti alla teosofia, insomma dei bohémein a loro modo rivoluzionari, la singolare opera di Elisàr von Kupffer (1872-1942) – estone trapiantato nel Ticino, pittore, poeta, drammaturgo, fondatore del “clarismo”, profeta dell’emancipazione sessuale – non poteva trovare migliore collocazione.

La comunità di Monte Verità fu fondata nel 1900 da Henri Oedekowen, giovane di Anversa figlio di un armatore, e un gruppo di suoi amici, su terreni comprati coi soldi di papà. Nel tollerante cantone svizzero, quei giovani inseguivano un sogno di libertà, uguaglianza e autonomia secondo uno spirito anarchicheggiante. Oggi diremmo che sperimentavano nuovi stili di vita, cercando una relazione armonica con la natura. Un rapporto di polizia, citato da Irene Bignardi nel libro Le piccole utopie (Feltrinelli), li descriveva così: "Sono degli originali, dotati di cultura oltre il comune, i quali, stanchi e annoiati della vita trascorsa fra i divertimenti e le sregolatezze, ritornano alla vita di esagerata semplicità".

Quegli originali erano in sintonia con le correnti filosofiche e architettoniche più libertarie e avanzate del tempo: costruirono sulle colline ticinesi alcune abitazioni dette “case aria-luce“, tirate su con materiali naturali, con ampie vetrate per i bagni di sole e poche, funzionali suppellettili. Al centro di tutto, la Casa Anatta, la “casa dell’anima”, oggi cuore del museo di Monte Verità.

Si andava volentieri, sulla collina di Ascona, per conoscere quell’esperienza di cui tutti parlavano e soggiornare fra danze, pasti vegetariani, abbronzature integrali e letture di poesia. Arrivò in Ticino, in tempi diversi, l’intelligencija più inquieta del tempo: Thomas Mann e Walter Gropius, Isadora Duncan ed Hermann Hesse, e poi André Gide, Carl Gustav Jung, Erich Maria Remarque.

I progetti utopici, si sa, raramente durano a lungo e infatti la comunità si sfaldò già alla metà degli anni Venti. La vecchia colonia vegetariana, già trasformata in “sanatorio” e nel ‘24 rilevata da un gruppo di artisti, fu comprata nel 1926 dal ricco barone Eduard von der Heydt. Dal sogno egualitario al grande capitale... Ma il barone, che era un collezionista d’arte, ebbe il buon senso di non rinnegare le origini di Monte Verità. Rinnovò gli edifici, rispettandoli; fece costruire un albergo in stile Bauhaus e alla sua morte lasciò il complesso al Cantone con la consegna di utilizzarlo "per attività artistiche e culturali di altissimo livello, di richiamo internazionale". Oggi Monte Verità è un centro congressuale e culturale gestito da una fondazione. Gli 84 “beati” di Elisàr von Kupffer sono i testimoni di un’utopia che resta attuale.