Novella Calligaris in vasca: oggi ha 66 anni
Novella Calligaris in vasca: oggi ha 66 anni
Prima di Lionel Messi, c’era una sola pulce. La pulce d’acqua: Novella Calligaris, 167 centimetri per 48 chili. Campionessa adolescente, stella indiscussa del nuoto italiano, ha mollato tutto quando aveva soltanto 19 anni. Un ritiro precoce dopo una carriera ricca di medaglie e di record. Per una seconda vita da giornalista. Lei è nata a Padova, quando la prima volta in acqua? "Credo che avessimo poco più di tre anni e mio papà che aveva una barca, buttò me e mio fratello in mare. Dovevamo imparare subito a nuotare. La mia famiglia era originaria di Trieste, mitteleuropea nel Dna, con radici tedesche e qualche ramo, perfino, balcanico". Diciamo che lei e suo fratello, vi siete sentiti subito a vostro agio in acqua. Dal mare alla piscina è stato un attimo. "A Padova la famiglia Grassetto aveva allestito un vero e proprio college, stile americano, con piscine olimpiche e i migliori allenatori. Tutto è iniziato così, quasi per caso. Mio fratello va in piscina e io lo seguo. Facevo tutto quello che faceva lui". Ma era una bambina. "La mia fortuna è stato incontrare Costantino Dennerlein, Bubi. A 12 anni mi fece fare gli 800 stile libero, una bella distanza, ma mi disse: così nuoti e almeno stai un po’ zitta. Parlavo sempre, ero una pestifera". A 13 anni va per la prima volta alle Olimpiadi: 1968, Città del Messico. "Partii con un bambolotto di pezza. Pensavo di andare a Disneyland, mi ritrovai alle Olimpiadi: incredibile". Un’Olimpiade storica, quasi tutto il mondo era in rivolta. "Ero già in Messico, quando ci fu l’eccidio di piazza delle Tre...

Prima di Lionel Messi, c’era una sola pulce. La pulce d’acqua: Novella Calligaris, 167 centimetri per 48 chili. Campionessa adolescente, stella indiscussa del nuoto italiano, ha mollato tutto quando aveva soltanto 19 anni. Un ritiro precoce dopo una carriera ricca di medaglie e di record. Per una seconda vita da giornalista.

Lei è nata a Padova, quando la prima volta in acqua?

"Credo che avessimo poco più di tre anni e mio papà che aveva una barca, buttò me e mio fratello in mare. Dovevamo imparare subito a nuotare. La mia famiglia era originaria di Trieste, mitteleuropea nel Dna, con radici tedesche e qualche ramo, perfino, balcanico".

Diciamo che lei e suo fratello, vi siete sentiti subito a vostro agio in acqua. Dal mare alla piscina è stato un attimo.

"A Padova la famiglia Grassetto aveva allestito un vero e proprio college, stile americano, con piscine olimpiche e i migliori allenatori. Tutto è iniziato così, quasi per caso. Mio fratello va in piscina e io lo seguo. Facevo tutto quello che faceva lui".

Ma era una bambina.

"La mia fortuna è stato incontrare Costantino Dennerlein, Bubi. A 12 anni mi fece fare gli 800 stile libero, una bella distanza, ma mi disse: così nuoti e almeno stai un po’ zitta. Parlavo sempre, ero una pestifera".

A 13 anni va per la prima volta alle Olimpiadi: 1968, Città del Messico.

"Partii con un bambolotto di pezza. Pensavo di andare a Disneyland, mi ritrovai alle Olimpiadi: incredibile".

Un’Olimpiade storica, quasi tutto il mondo era in rivolta.

"Ero già in Messico, quando ci fu l’eccidio di piazza delle Tre Culture (gli studenti che contestavano le Olimpiadi cui la polizia messicana sparò, ndr ), ero curiosa e volevo vedere cosa era successo. Era una strage e mi portarono via da lì. Non potevo vedere quelle immagini".

Le tremavano le gambe?

"Sì, al momento di tuffarmi per la gara, volevo tornare indietro. Fu Bubi a spingermi a gareggiare. Non andò benissimo, ma era la mia prima Olimpiade".

Tra l’altro quell’Olimpiade tutti se la ricordano (anche) per la protesta sul podio di Tommie Smith e John Carlos, il pugno chiuso per i diritti civili dei neri. Un bel debutto in società per una tredicenne.

"Non riuscivo ancora a capire cosa stava succedendo, ma mi sembrava tutto molto bello, pieno di fermento. Al ritorno in Italia cominciai il liceo con un mese di ritardo".

Padova però, a fine anni Sessanta, non era proprio una città tranquilla.

"Prima liceo scientifico, c’erano già molti scontri politici. Padova era la città di Toni Negri, da una parte, di Giovanni Ventura dall’altra. E girava anche parecchia droga. A me piaceva il movimento studentesco. E mi sarebbe piaciuto anche fare sciopero. Ma ci pensò mio padre. Che dopo qualche anno, comunque, preferì portarci tutti a Roma".

Cosa le disse?

"Se vai a scuola, continui ad allenarti in piscina, altrimenti nulla. In quei giorni di scioperi e occupazioni, mi costringeva a entrare dall’ingresso secondario della scuola e io mi vergognavo".

Però in vasca era imprendibile.

"Sì, ma Bubi, un vero maestro, mi cominciò a dire: per vincere, devi anche imparare a perdere. E mi portò a gareggiare contro le nuotatrici della Germania dell’Est che erano invincibili".

Invincibili anche perché Berlino Est aveva teorizzato il doping di Stato. Ma ve ne accorgevate?

"Certo che sì. Alcune si facevano la barba prima di scendere in vasca. Io parlavo tedesco e ogni qualvolta provavo ad avvicinarmi a loro, per stabilire almeno un dialogo con quelle che erano delle mie coetanee, qualcuno della Stasi mi portava via. Erano delle vittime. E chi chiede indietro le medaglie che hanno vinto, perché erano dopate, dovrebbe vergognarsi. Hanno subito così tante ingiustizie dal regime e non meritano di subirne altre".

Dalla Germania dell’Est alla Germania dell’Ovest: le Olimpiadi di Monaco, 1972. Lei scrisse il suo nome nella storia dello sport italiano.

"Tre medaglie alle Olimpiadi, nessun italiano e nessuna italiana era mai riuscita a vincere una medaglia olimpica nel nuoto. Nel frattempo mi ero trasformata. Non avevo più paura della vasca. Ero come in trance, prima di salire sul trampolino per tuffarmi e iniziare la gara: pensavo solo ad andare più forte delle altre. Con quelle tre medaglie riuscii a strappare a Federazione e genitori la possibilità di restare a Monaco, ancora per qualche giorno, per vedere le gare di atletica".

E lì incrociò di nuovo la Storia: l’attacco di Settembre Nero contro gli atleti israeliani.

"Noi dormivamo nella palazzina vicino a quella israeliana. La mia compagna di stanza di notte sussultò e mi disse: ’Novella, hai sentito il botto?’. Ma quale botto, le dissi: ’hai esagerato con la cioccolata’. Poi al mattino cominciammo a vedere uomini mascherati nella palazzina. Non potevamo muoverci e dal citofono i giornalisti mi chiedevano che cosa stesse succedendo. Finché non ci presero di forza due energumeni dei servizi segreti, ci portarono in aeroporto e ci rispedirono in Italia. Al ritorno pensavo che mi avrebbero chiesto delle tre medaglie vinte e invece tutti volevano sapere dell’attacco terroristico".

Mark Spitz, che vinse sette medaglie in quell’Olimpiade, disse: «la vera rivelazione è la piccola italiana». C’era del tenero tra di voi?

"Sì, possiamo dirlo ormai. Ci fu una storia. Molto epistolare all’inizio e ci rimasi male, quando mi scrisse un biglietto con cui mi disse che non sarebbe potuto venire a trovarmi nella mia stanza. Ma poi capii il perché: era di origine ebraica ed era uno dei possibili obiettivi dell’attacco di Settembre Nero".
Ma poi perché lasciò il nuoto così presto?

"Perché mi piacciono le sfide. Con la vittoria dei mondiali del 1973 a Belgrado ero riuscita a fare tutto quello che volevo: maturità a pieni voti e oro mondiale".

E così si è data al giornalismo televisivo.

"Cominciai a scrivere prima e poi Tito Stagno mi fece fare un provino, chiedendomi la telecronaca dello sbarco sulla luna, per la Domenica Sportiva Estiva. Condussi la Domenica Sportiva Estiva, ma non mi piaceva, c’era un ambiente troppo antifemminista, nonostante io non sia mai stata una femminista".

E si ritrovò al Processo del Lunedì con Enrico Ameri.

"Biscardi allora stava dietro le quinte. Ma Aldo era un genio, capì prima degli altri come poteva essere raccontato il calcio. Ameri, un gigante. Ma il migliore per me resta Alfredo Provenzali, la sua radiocronaca della mia vittoria ai mondiali di Belgrado, quando la riascolto, mi emoziona ancora".
Dopo di lei, in vasca, solo Federica Pellegrini.

"Non c’è storia, Federica è trentamila volte più forte di me".
La Pellegrini vince, fa gli spot e la giudice nei talent, ma lei è finita su una canzone di Rino Gaetano, non da tutti: Ping Pong , 1980.
"Io e Wojtyla nella stessa strofa e come faccio a dimenticarmi di quella canzone. Anche se resto legata a Una carezza in un pugno di Celentano: la canzone preferita di mio padre. Cantavo “A mezzanotte sai che io ti penserò“ a Città del Messico per addormentarmi e pensavo al mio papà in Italia: ero una bimba".

Olimpiadi Tokyo 2021, sempre che si faccia, c’è chi rinuncia per la famiglia come Elisa Di Francisca e Tania Cagnotto e chi come Federica Pellegrini non vede l’ora di scendere in vasca.

"Gli atleti non sono dei robot, vivono di emozioni. Le scelte di Elisa e Tania sono coraggiose. L’Olimpiade si farà, ma non sarà la stessa cosa: non succederà che una star miliardaria del Nba si incroci nel villaggio con un adolescente ruandese arrivato con la wild card, che è poi il bello delle Olimpiadi".

Chi le manca?

"Mio fratello Mauro. Lui era il vero campione della famiglia, ma fumava quaranta Gauloises al giorno e aveva poca voglia di allenarsi. Andammo insieme alle olimpiadi di Monaco. Da quando è morto vent’anni anni fa in un incidente stradale, penso spesso a lui. Era diventato un ottimo allenatore di nuoto: faceva fare ai suoi ragazzi quello che non faceva lui da ragazzino".