Atmosfere raccolte e a misura d’uomo, armonia di luci e spazi. In Piemonte sono 14 i “Borghi più belli d’Italia”, selezionati per storia, arte, cultura e ambiente, ma anche per autenticità e tradizioni. E dove si possono fare esperienze gastronomiche uniche. Orta San Giulio, nel Novarese, incanta con la sua Isola e il Sacro Monte a 400 metri dalla riva del lago, i tetti d’ardesia, i giardini. Le specialità: risotto al pesce persico e mortadella di fegato.

Vogogna nel Verbano è tra Lago Maggiore e Lago d’Orta e nel Parco Nazionale della Valgrande, zona selvaggia più estesa d’Italia. Stretti vicoli, case di pietra e balconi in legno trasmettono una quiete magica. Ricche le testimonianze storiche, come il castello Visconteo con il Museo dello Scalpellino. Da provare, gli gnocchi di farina di castagne, zucca e patate lesse con burro fuso e formaggio locale.

Il Ricetto di Candelo, vicino a Biella, è caso quasi unico di conservazione di struttura medievale fortificata. Pezzo forte i salumi: la paletta candelese e il salam‘d l’ula.

In provincia di Alessandria: Volpedo, patria di Giuseppe Pellizza – grande artista vissuto tra Otto e Novecento – vanta il premio Spiga Verde per lo sviluppo rurale sostenibile. Sulle mense, gnocchi di patate quarantine con tartufo e terrina di coniglio o di lepre; Cella Monte, adagiato sulle colline di Barbera, Grignolino e Freisa - nel paesaggio vitivinicolo UNESCO Langhe-Roero e Monferrato - ha fra le sue attrattive i famosi “Infernot” scavati nella pietra arenaria per custodire le bottiglie più pregiate. Da non perdere, la Sagra Regionale del Tartufo Bianco; Garbagna, borgo di origine medievale, porta la forte impronta della vicina Liguria ed è patria dell’omonima ciliegia, presidio Slowfood, del salame nobile del Giarolo.

L’Astigiano presenta invece le sue bellezze tra Cocconato e Mombaldone. Il primo, immerso in un paesaggio rigoglioso, famoso per la robiola, gode di un microclima da “Riviera del Monferrato”; il secondo, gioiello medievale tra boschi ricchi di funghi e di tartufi, vive in ottobre la Fiera del Montone Grasso; è d’obbligo l’assaggio di tajarìn e ravioli del plìn.

A Garessio, nel Cuneese, si sente già il profumo del mare sui sentieri con vista sul golfo ligure. I piatti celebrano i prodotti locali: farina di grano saraceno, patate, porri, castagne.

Monforte d’Alba, cuore dei paesaggi vitivinicoli beni Unesco dallo splendido centro storico medievale, a tavola propone la più nota tradizione piemontese: vitello tonnato, carne cruda all’albese, fritto misto, “bagna cauda”, brasato al Barolo e tutte le preparazioni impreziosite dal tartufo bianco d’Alba. Da questo lato non è da meno Neive: borgo dagli eleganti palazzi in cotto e stradine acciottolate, arroccato tra vigne di Barbaresco, Moscato d’Asti, Barbera e Dolcetto d’Alba e regno della nocciola. Collocate su diversi versanti del Monviso, Ostana e Chianale preservano le tradizioni occitane e i prodotti di una cucina povera e saporita: tome d’alpeggio e burro, patate, grano saraceno. A Chianale l’Alevè è il bosco di cembri secolari più esteso delle Alpi. Poche valli più a nord, il borgo di Usseaux (To) si compone di 5 villaggi alpini: edifici del ‘700 in gran parte ristrutturati, suggestive le meridiane dipinte. Tipici le calhiette di patate e il Plaisentif, “il formaggio delle viole”, ricco delle essenze dei fiori.