Angela Merkel di fronte a una delle opere di Emil Nolde
Angela Merkel di fronte a una delle opere di Emil Nolde
Nell’ufficio di Angela Merkel alla Cancelleria si trovavano due tele di Emil Nolde, paesaggi del Mare del Nord, colori infuocati e freddi allo stesso tempo, che la Cancelliera, nata a Amburgo, amava molto. Da un giorno all’altro sono scomparsi. Nolde era considerato una vittima del nazismo che gli avrebbe vietato di dipingere, invece era un fanatico sostenitore di Adolf Hitler. Dopo la guerra, bastarono pochi anni per confondere vittime e colpevoli. Quando si scoprì il suo passato, con decenni di ritardo, o si volle scoprirlo, non si ebbe tolleranza, anche se i quadri di Nolde, un maestro del realismo tedesco, non sono politici. Era un pittore di grande talento, e un piccolo uomo: in Germania, contrariamente a quanto accade in Italia, non si distingue tra l’uomo e l’artista. Sono decine i pittori che si specializzarono nel dipingere i soldati del Reich, sempre alti e biondi, che marciano contro il sole che sorge, verso le terre...

Nell’ufficio di Angela Merkel alla Cancelleria si trovavano due tele di Emil Nolde, paesaggi del Mare del Nord, colori infuocati e freddi allo stesso tempo, che la Cancelliera, nata a Amburgo, amava molto. Da un giorno all’altro sono scomparsi. Nolde era considerato una vittima del nazismo che gli avrebbe vietato di dipingere, invece era un fanatico sostenitore di Adolf Hitler.

Dopo la guerra, bastarono pochi anni per confondere vittime e colpevoli. Quando si scoprì il suo passato, con decenni di ritardo, o si volle scoprirlo, non si ebbe tolleranza, anche se i quadri di Nolde, un maestro del realismo tedesco, non sono politici. Era un pittore di grande talento, e un piccolo uomo: in Germania, contrariamente a quanto accade in Italia, non si distingue tra l’uomo e l’artista. Sono decine i pittori che si specializzarono nel dipingere i soldati del Reich, sempre alti e biondi, che marciano contro il sole che sorge, verso le terre d’Oriente, da conquistare per il Führer. O donne, sempre dalle trecce bionde e gli occhi azzurri, contornate da una prole numerosa, fattrici per il Reich che ha bisogno di uomini. Altri erano iscritti al partito ma dipingevano paesaggi, o nature morte, quadri spesso affascinanti.

Ma non importa, sono collaboratori, da non perdonare.

Vige il divieto di esporre le opere degli artisti che si lasciarono sedurre dal nazismo, e ne ebbero vantaggi. Di rado si fanno eccezioni, come oggi alla mostra appena inaugurata al Deutsche Historische Museum di Berlino (aperta fino al 5 dicembre), dal titolo Die Gottbegnadete, come dire “i graziati da Dio“.

Nel 1944, Joseph Goebbels, il ministro della propaganda, stilò una lista di 378 artisti che, per grazia divina, sarebbero stati esentati dal servizio militare.

Hitler voleva che opere di pittori, scultori, e anche architetti, vicini al regime, fossero strumenti di indottrinamento per il popolo. Ma alcuni riuscirono a sopravvivere alla fine del Reich, e continuarono a produrre nei primi anni della Repubblica Fedeare.

Erano pesci piccoli, non molto conosciuti, ma tra i “graziati da Dio“, troviamo anche artisti famosi come lo scultore Arno Becker (1900-1991), amato da Bettino Craxi, che ne comprò diverse sculture. Becker eseguì una serie di statue in bronzo per lo Stadio Olimpico di Berlino, si iscrisse al partito nazista nel ’37, e l’anno seguente scolpì un busto del Führer. Nel ’45 riuscì a far credere di essere stato solo un tiepido nazista, un gregario. Non si pentì e non chiese mai scusa per il suo passato.

Uno dei curatori della mostra, Wolfgang Brauneis, racconta di aver cominciato a studiare gli artisti nazisti per una questione di famiglia: "Il fratello di mio nonno, Lothar Sperl, era stato un pittore famoso prima della guerra, molto vicino al partito, e scoprii un suo affresco realizzato negli anni ’50 per il municipio di Traunreut: aveva semplicemente riciclato uno studio del 1942 per il partito nazista non realizzato, e nessuno se ne accorse, o gli diede importanza".

Emil Nolde (1867-1956) scriveva ogni settimana al Führer, incitandolo a non avere pietà degli ebrei. Secondo lui i galleristi ebrei boicottavano le sue opere. Hitler non gli rispose mai, a Nolde fu vietato di esporre, non di dipingere, come volle far credere dopo la fine del Reich. Il suo stile troppo moderno non piaceva al Führer. Lo scrittore Sigfried Lenz si ispirò a lui per il romanzo Deutschstunde, lezione di tedesco (tradotto da Neri Pozza), su un pittore perseguitato dai nazisti. Fu un bestseller nel 1968. La verità venne a galla dopo decenni.

Oggi si discute sull’architetto Ludwig Mies van der Rohe. Si parla di lui perché la sua Neue National Galerie viene riaperta dopo un lungo restauro durato otto anni, un capolavoro dell’architettura degli anni ’60. Fuggì negli Stati Uniti con la moglie nel ’38. Troppo tardi? Anche lui, sostengono molti, non era un antinazista come fece credere. Realizzò diverse opere commissionate dal partito, e poco prima di lasciare la Germania cercò di creare il padiglione tedesco per l’esposizione universale di Bruxelles. Il suo disegno è adorno di bandiere con la svastica che sventolano al vento. Un peccato veniale?

Nell’aula magna dell’Università La Sapienza a Roma si ammira il grande affresco, cento metri quadrati, realizzato da Mario Sironi (1885-1961), con molti simboli fascisti. Fu ritoccato e censurato nel dopoguerra. Sironi aveva ritratto anche Mussolini, come un condottiero vittorioso a cavallo. Ma continuò a lavorare, le sue opere non sono state cancellate, o relegate nei magazzini. Quando partecipò nel 1955 all’esposizione internazionale Documenta a Kassel, i tedeschi lo contestarono con durezza, chiedendo che fosse annullato l’invito.

Gli italiani avevano perdonato, perché era un grande artista.