Napoleone sul trono imperiale
Napoleone sul trono imperiale
di Antonio Patuelli Il cinque maggio, quest’anno bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte, è innanzitutto sintetizzato nella famosa poesia (quasi un poema) nel quale Alessandro Manzoni ne traccia la biografia. In questi giorni, in tutta Europa, si discute su chi veramente fu Napoleone: le valutazioni sono diversissime. L’uomo fu profondamente contraddittorio, con grandi capacità umane che occultavano, almeno parzialmente, la sua assoluta, anche se spesso geniale, incoerenza. Uomo della Rivoluzione francese, Napoleone, nella sua prima grande impresa militare, in Italia, non si limitò ad abbattere vecchie dinastie, ma anche la millenaria Repubblica di Venezia, consegnandola addirittura alla monarchia asburgica. Poi trasformò la Repubblica francese in una autocrazia, ed infine in un...

di Antonio Patuelli

Il cinque maggio, quest’anno bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte, è innanzitutto sintetizzato nella famosa poesia (quasi un poema) nel quale Alessandro Manzoni ne traccia la biografia. In questi giorni, in tutta Europa, si discute su chi veramente fu Napoleone: le valutazioni sono diversissime.

L’uomo fu profondamente contraddittorio, con grandi capacità umane che occultavano, almeno parzialmente, la sua assoluta, anche se spesso geniale, incoerenza. Uomo della Rivoluzione francese, Napoleone, nella sua prima grande impresa militare, in Italia, non si limitò ad abbattere vecchie dinastie, ma anche la millenaria Repubblica di Venezia, consegnandola addirittura alla monarchia asburgica. Poi trasformò la Repubblica francese in una autocrazia, ed infine in un Impero, da lui creato a sua immagine e somiglianza.

Gli ideali rivoluzionari di libertà, fraternità e uguaglianza, scritti diffusamente in Francia, erano contraddetti dal ben scarso valore che Napoleone dava alla vita umana altrui, con le grandi masse di morti nelle continue battaglie. Il suo capolavoro giuridico, il Codice civile del 1804, era veramente fortemente innovativo, chiuse le sopravvissute eredità giuridiche del medioevo, ma non riconosceva ancora la parità fra uomini e donne. La sua continua volontà di conquista di ogni parte d’Europa non prefigurava certo l’Europa libera di oggi, ma una sovranità imperiale continentale.

Napoleone fu insieme geniale, innovatore, dispotico e crudele, impresse il suo stile anche nelle tendenze della vita comune, con mode ed abitudini che gli sopravvissero. Il Congresso di Vienna del 1814-15, che decise le restaurazioni dei vecchi regimi prerivoluzionari (ma non della Repubblica di Venezia) e delle vecchie dinastie, non riusci, ovviamente, a mandare indietro le lancette della storia. I sogni della Rivoluzione attecchirono, nonostante le forti repressioni, e fecero germogliare nuovi ideali di libertà e indipendenza, soprattutto in Italia.

Insomma, due secoli dopo, Napoleone rimane una personalità geniale, rivoluzionaria anche nella sua fase imperiale, ma comunque controversa.

Di non controverso rimangono, invece, le tante innovazioni tecniche e organizzative (allora le tecnologie non erano nemmeno immaginabili), introdotte nello Stato, con i prefetti, nell’esercito francese che con lui divenne velocissimo negli spostamenti. All’Isola d’Elba, dove regnò, esiliato, meno di un anno, Bonaparte è ricordato per le grandi opere pubbliche che realizzò in cosi breve tempo.

Il simbolo e la sintesi emblematica delle innovazioni della tecnica stimolate da Napoleone fu la sua carrozza, che gli garantì la superiorità nella velocità negli spostamenti in Europa.

Manzoni non lesina termini come folgorante, fulmine, baleno, ed altri per simboleggiare Napoleone. In effetti Bonaparte sconvolse le più lente abitudini nelle attività innanzitutto militari che guidò con incredibile capacità decisionale dalla sua innovativa carrozza (costruita da artigiani di Bruxelles) dove viveva ininterrottamente per giorni, senza necessità di soste, perché essa, pur identica ad altre dall’esterno, era come un moderno camper, conteneva tutto il necessario per muoversi, vivere, guidare le battaglie e l’impero.

La carrozza, come ricorda Attilio Brilli, aveva una protuberanza anteriore per ospitare un letto, e conteneva la cucina con dispensa, spogliatoio, camera e studiolo, con un’infinità di spazi e scomparti utilizzabili (come nelle più moderne barche d’oggi) che contenevano anche servizi per l’igiene, piatti, stoviglie, candelieri, un fornellino a spirito per scaldare le vivande. Al soffitto della carrozza era legata una rete con carte geografiche e mappe necessarie per il viaggio e le battaglie.

Caduto definitivamente Napoleone, la sua carrozza venne portata ed esposta a Londra, a Piccadilly, e divenne il prototipo dei sogni dei viaggiatori e delle possibili comodità per lunghi viaggi. Insomma, dopo Napoleone, nonostante le restaurazioni, le innovazioni si svilupparono diffusamente.