Nanni Moretti (67 anni) ieri sera a Cannes per la prima di “Tre piani“ con. Alba Rohrwacher (42 anni) e Margherita Buy (59 anni)
Nanni Moretti (67 anni) ieri sera a Cannes per la prima di “Tre piani“ con. Alba Rohrwacher (42 anni) e Margherita Buy (59 anni)
di Giovanni Bogani "Voi giornalisti mi avete spesso attribuito qualità profetiche. E allora volevo dirvi che quattro anni fa, quando ho cominciato a pensare al film, già sapevo che l’11 luglio 2021 l’Italia si sarebbe battuta sul piano tennistico, sul piano cinematografico e su quello calcistico. Ed è uno dei motivi per cui ho deciso di realizzare questo film, e di chiamarlo Tre piani…". Nanni Moretti ironizza sulla congiuntura astrale che ha voluto che, nello stesso giorno della “prima“ mondiale del suo film in concorso a Cannes – accolto da un’ovazione di 11 minuti –, l’Italia vivesse due eventi sportivi epocali. E pensare che aveva aspettato tanto: Tre piani era già finito l’anno scorso, per partecipare al...

di Giovanni Bogani

"Voi giornalisti mi avete spesso attribuito qualità profetiche. E allora volevo dirvi che quattro anni fa, quando ho cominciato a pensare al film, già sapevo che l’11 luglio 2021 l’Italia si sarebbe battuta sul piano tennistico, sul piano cinematografico e su quello calcistico. Ed è uno dei motivi per cui ho deciso di realizzare questo film, e di chiamarlo Tre piani…". Nanni Moretti ironizza sulla congiuntura astrale che ha voluto che, nello stesso giorno della “prima“ mondiale del suo film in concorso a Cannes – accolto da un’ovazione di 11 minuti –, l’Italia vivesse due eventi sportivi epocali. E pensare che aveva aspettato tanto: Tre piani era già finito l’anno scorso, per partecipare al Cannes che non c’è stato. È il suo ritorno dietro la macchina da presa, 6 anni dopo Mia madre. E torna a Cannes, dove vent’anni fa fu l’ultimo italiano a vincere la Palma d’oro, con La stanza del figlio.

Tratto da un romanzo dell’israeliano Eshkol Nevo, pubblicato in Italia da Neri Pozza, Tre piani ha un cast ricchissimo, che va da Margherita Buy a Riccardo Scamarcio. Oltre alla presenza, imprescindibile, dello stesso Moretti. Che si racconta, con sincerità, a poche ore dal tappeto rosso per il quale ha scelto la musica di L’allegria di Jovanotti, cantata da Gianni Morandi. "È il red carpet che mi emoziona più di tutti, perché stavolta il film non lo ha visto nessuno. Soltanto io e il montatore, questa notte alle tre, alla proiezione di prova, nel Grand Théatre completamente vuoto".

Nanni, che cosa rappresenta per lei Tre piani?

"Una riflessione sulla capacità di sbloccarci e di aprirci agli altri. Una qualità che, nel film, hanno soprattutto i personaggi femminili, e i giovani: i vecchi maschi sono rigidi, ancorati ai loro ruoli, alle loro paure".

È un film doloroso…

"Ma non è un film triste: è anche un inno alla vita. C’è umanità, c’è pietà".

Per la prima volta, realizza un film da un soggetto non suo. Come è andata?

"È stata Federica Pontremoli a portarmi questo libro. Ho capito immediatamente che sarebbe stato il mio prossimo film: perché parla di temi morali, del senso di giustizia, di colpa, della responsabilità di essere genitori. Tutti temi che mi interessano moltissimo".

Che rapporti ha avuto con Nevo?

"Gli ho mandato una mail, spiegandogli quello che volevo fare: ha pensato che fosse lo scherzo di uno che si fingeva Nanni Moretti. C’è voluto un po’ di tempo per capirsi. Poi ho organizzato una proiezione solo per lui, e alla fine mi ha detto, e poi scritto, cose bellissime, che per pudore ho omesso dalle informazioni stampa".

Tre piani è un film corale, in cui lei si ritaglia un ruolo defilato come attore.

"Ho fatto una scelta netta: evitare qualsiasi protagonismo. Non voglio più il protagonismo soddisfatto di sé, né nella regia, né nelle interpretazioni. No all’esibizionismo".

Che cosa ha fatto in questo anno e mezzo?

"Ho lavorato alla sceneggiatura di un nuovo film, Il sol dell’Avvenire, del quale sto facendo i primi provini. E in questo anno e mezzo, ho detto al mio produttore Domenico Procacci: non dirmi quanto offre Netflix per mettere il mio film direttamente sulla piattaforma, scavalcando la sala cinematografica. Non lo voglio sapere".

È ostile a Netflix?

"No. Ma amo i film al cinema, ancor prima che come regista, attore o produttore, come spettatore. Amo le serie, tipo Il metodo Kominsky o Chiami il mio agente, ma è pericoloso fare film per le piattaforme, si rischia di non avere più film d’autore".

Lei è scatenato su Instagram. Ha scoperto i nuovi social?

"Una volta c’erano gli extra dei dvd: le pillole che metto su Instagram sono un po’ questo".