Firenze, 14 gennaio 2021 -  "Il governo sta valutando la possibilità di riaprire i musei e le mostre dal 18 gennaio nelle regioni gialle durante i giorni feriali". Lo ha annunciato oggi a Firenze il ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, intervenuto al convegno ‘More museum. Il futuro dei musei tra crisi e rinascita, cambiamento e nuovi scenai', organizzato dall’assessorato alla cultura del Comune di Firenze insieme a Muse e al Museo Novecento.

"Nel Dpcm che chiuderemo nella giornata di oggi - le parole del ministro  Franceschini, sottolineando che la sua proposta è ancora un’ipotesi - proporrò che sia introdotta la riapertura dei musei e delle mostre nelle zone gialle almeno nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì. Naturalmente tutto dovrà avvenire in modalità di sicurezza, come quest’estate, con gli obblighi di indossare le mascherine, mantenere il distanziamento, il contingentamento e con prenotazioni e bigliettazione elettronica per evitare le file. È un primo passo, un piccolo passo verso la ripartenza".

Entusiasta la reazione del direttore delle Gallerie degli Uffizi: "Se la Toscana venisse confermata in zona gialla e appena uscirà il Dpcm, con il Giardino di Boboli siamo pronti a partire subito - assicura  Eike Schmidt - , poi le altre realtà museali sono più complesse, e quindi servono tempi tecnici e amministrativi per riprendere le aperture". 

Positivo anche il commento di molti addetti ai lavori: "Tra le tante questioni con le quali la pandemia in corso ci obbliga a confrontarci, è attuale e controversa quella sui musei e le mostre: tener chiuso, riaprire, quando, come, per chi...", le parole della presidente della Fondazione Casa Buonarroti ed ex soprintendente di Firenze, Cristina Acidini.

"Che vengano dunque riaperti appena possibile i musei. Non si calcoli se ’conviene’ sotto il profilo economico - commenta la storica dell'arte dalle colonne de La Nazione  - . Perché certo, un museo chiuso col personale in cassa integrazione costa meno di un museo aperto per pochi, ma aprirlo ’conviene’ per l’identità della città e la civiltà dei cittadini, i cives, primi destinatari (non sempre consapevoli) dei tesori d’arte del territorio. E si pensi a usare i grandi spazi museali al chiuso e all’aperto per nuovi scopi: lezioni, incontri e magari - lo sta proponendo in queste ore Cultura Italiae, una comunità culturale che seguo con interesse - punti di vaccinazione! La sfida non è semplice, ma è tempo di affrontarla".