L'apertura di uno dei 31 sarcofagi nei pressi di Luxor
L'apertura di uno dei 31 sarcofagi nei pressi di Luxor

Luxor, 18 novembre 2019 - Ancora spazio all’esoterismo applicato all’archeologia: una straordinaria scoperta in Egitto si è subito prestata a un’interpretazione scientificamente azzardata, ma sicuramente suggestiva. Presso la necropoli dell’Asasif, vicino al tempio della regina Hatshepsut (riva occidentale dell’odierna Luxor), sono stati recuperati trentuno sarcofagi ancora perfettamente integri nel corso di uno scavo sistematico diretto dall’archeologo egiziano Mostafa Waziri.

Si nascondevano tutti in un’ampia sepoltura collettiva strutturata su due livelli, che venne utilizzata tra l’anno 1000 e il 750 a. C. circa: si tratta sicuramente di un nascondiglio, in cui – è questa l’interpretazione degli egittologi – i defunti vennero nascosti per essere protetti dai furti dei tombaroli: "Esattamente come la famosa grotta di Deir el Bahari, non molto distante, in cui numerosi faraoni del Nuovo Regno (1550-1070 a. C.) vennero occultati tutti insieme per porli in salvo dai tombaroli. Una semplice, ma doverosa precauzione, che ha consentito di far giungere fino a noi, intatte, queste antiche bare", afferma il direttore dello scavo, che esprime ovviamente il punto di vista dell’Egittologia ufficiale.

Ma c’è chi va oltre. Si tratta di studiosi legati a circoli millenaristi europei (in particolare quelli della scuola di Erik Hornung, già professore di Egittologia a Basilea), che ritengono che in realtà la sepoltura collettiva appena trovata fosse "uno dei punti di raccolta per parte della popolazione egizia, che – ovviamente - aveva origine extraterrestre. Qui si radunavano le mummie dei defunti e venivano portate da navicelle spaziali nei loro punti di origine su pianeti lontani".

È a questo tipo di viaggio che alluderebbe il racconto mitologico, interno alla religione egizia, secondo cui il “kha”, vale a dire l’anima del faraone o di importanti notabili, assurgeva al cielo e si trasformava in una costellazione. Questo presupporrebbe la presenza di ascensori gravitazionali (ad iniziare dalle piramidi), che facilitavano il trasporto fisico verso altri mondi delle mummie dei defunti.

Una simile, stravagante interpretazione fu avanzata nel 1999, quando in una vasta necropoli presso l’oasi di Bahariya vennero rinvenute oltre diecimila mummie poste in sarcofagi dorati: sarebbero stati anche questi corpi di defunti, raccolti in un punto preciso dalla grande intensità energetica e pronti per un viaggio interplanetario, che poi per qualche motivo non si effettuò.

Al di là di simile fantarcheologia esoterica resta l’importanza del rinvenimento: i sarcofagi sono quasi tutti intatti, finemente decorati e sigillati, il che avvalora l’ipotesi che vennero sistemati in quel posto che nei secoli si rivelò sicuro e che doveva essere conosciuto solo dai sacerdoti di Osiride, divinità preposta al Regno dei morti.

Particolarmente ampia è la sepoltura, strutturata su due livelli: sul primo si trovavano diciotto sarcofagi, sul secondo tredici e all’interno le mummie intatte di uomini, donne e bambini. Durante la presentazione del rinvenimento il famoso egittologo Zahi Hawass e Waziri hanno aperto due sarcofagi, che contenevano due mummie, di un uomo e una donna, e hanno insieme letto i testi istoriati sui sarcofagi: testi sacri relativi al pantheon egizio con passi del libro dei morti (la Bibbia degli egizi) e racconti riguardanti la quotidianità dei defunti con le loro titolature. Tutto riconducibile a prassi della religione e di riti funebri egizi già noti.

"Non c’è nessun elemento che possa dare adito alla benché minima lettura esoterica dei nuovi reperti", ha definitivamente sentenziato Hawass. Eppure c’è invece chi è convinto del contrario.