Dopo aver alzato al cielo il Leone con la Palma del Festival della Canzone Italiana e il David di Donatello, difficile per Antonio Diodato immaginare di mettere in bacheca pure il Nastro D’Argento in un giorno più malinconico per il cinema di quello di ieri. Un triplete che nessuno aveva mai centrato prima nello stesso anno (pure...

Dopo aver alzato al cielo il Leone con la Palma del Festival della Canzone Italiana e il David di Donatello, difficile per Antonio Diodato immaginare di mettere in bacheca pure il Nastro D’Argento in un giorno più malinconico per il cinema di quello di ieri. Un triplete che nessuno aveva mai centrato prima nello stesso anno (pure Tony Renis ha vinto i 3 premi, ma in 4 decenni) segnato dall’addio a Morricone.

Ecco perché, oltre a eseguire la premiatissima ’Che vita meravigliosa’, tema de ’La dea fortuna’ di Ferzan Özpetek, Diodato ha voluto accennare ’Nuovo Cinema Paradiso’ come suo personalissimo omaggio.

Diodato, un’edizione dei Nastri particolare.

"Se la musica del Maestro è riuscita a passare dalle sale di conservatorio al palco dei Ramones o dei Metallica si deve probabilmente al fatto che ha sempre cercato di mettere nelle sue composizioni il suono dell’anima".

Cos’ha rappresentato per lei Morricone?

"Ho ascoltato tanta musica sua, spesso senza neppure associarla ai film per cui era stata scritta, ma solo per la suggestione di lasciarmi portare lontano. In tante composizioni, infatti, senti qualcosa d’intimo e indefinibile che non sai da dove arriva, ma che ti porti dentro da sempre".

Se il Maestro aveva un timore, era quello di inciampare nel destino del suo maestro Goffredo Petrassi, che dopo la scomparsa è stato eseguito pochissimo.

"Non so se si scrive per l’eternità, ma il desiderio di lasciare un segno è comune a tutti gli artisti. Lasciandomi prendere la mano dalle suggestioni dei maestri del grande schermo, pure io nella mia musica metto tanto cinema; concependola come una colonna sonora anche se ristretta ai pochi minuti di una canzone".