Salvatore Ferragamo, 'Sandalo' (1936-1938)
Salvatore Ferragamo, 'Sandalo' (1936-1938)

Firenze, 10 aprile 2019 - Ci vogliono 200 anni per degradare un tessuto a meno che non sia sostenibile. E ci vogliono secoli per distruggere le plastiche che stanno inquinando il pianeta, come ci raccontano paesaggi e oceani devastati. L'allarme è massimo, il futuro della rivoluzione sostenibile è già qui, nelle mani e nei cuori dei giovanissimi che saranno gli uomini e le donne di domani. Ecco la grande attualità e l'immensa scommessa della mostra “Sustainable Thinking” al Museo Salvatore Ferragamo di Firenze dal 12 aprile all'8 marzo 2020, da un'idea di Stefania Ricci, Direttore del Museo della famiglia Ferragamo che ha seguito l'impegno che da anni l'azienda fiorentina porta avanti in questo ambito di tutela ambientale e sociale, una esposizione che ha voluto ancorare alle istituzione cittadine portando il lavoro di alcuni artisti contemporanei nelle antiche sale di Palazzo Vecchio e al Museo del Novecento. E oggi pomeriggio momento di riflessione nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio col Symposium sul futuro della moda. “Inquinano i tessuti sintetici - racconta Stefania Ricci - ma anche il cotone che fa consumare tanta acqua. Con questa mostra vogliamo denunciare un immenso problema ma anche dare segnali di speranza e di positività. Il cambiamento è in atto, è irreversibile, bisogna cambiare il modo di pensare, fare qualità circolare come già si fa in Ferragamo, parlare della responsabilità sociale dei processi produttivi. Ognuno di noi ha una responsabilità. E ce lo ricorda bene l'installazione che apre la mostra realizzata in loco al Museo Ferragamo dall'artista camerunense Pascale Marthine Tayou e battezzata “Invasion” con una nuvola multicolor di cannucce di plastica sorvegliata da totem giganti di legno e vetro. Un'immagine profonda ma festosa, per un approccio deciso e mai pauroso o negativo alla sostenibilità.

“L'argomento della tutela della natura ci è molto caro - spiega Ferruccio Ferragamo, presidente di Salvatore Ferragamo S.p.A. - oggi la sostenibilità è un dovere. Mio padre negli anni Trenta e Quaranta forse non lo sapeva ma faceva scarpe sostenibili, come dimostrano le calzature esposte in mostra dal nostro Archivio, perchè erano innovative ma rispettavano la natura e le materie naturali, come la canapa o il sughero. Allora erano le limitazioni autarchiche che dettavano legge, oggi sono quelle della tutela dell'ecosistema”.

Una mostra allargata per un tema complesso, che coinvolge i luoghi e le istituzioni culturali del Comune di Firenze come Palazzo Vecchio e il Museo del Novecento coi lavori di Lucy + Jorge Orta nella Sala delle Udienze e ancora il duo di artisti che lavora sul campo anche in Amazzonia al Museo del Novecento, e ancora le espressioni contemporanee del Tavolo dell'architetto Baubotanik e di SOS School of Sustainaible di Mario Cucinella. Molto il coinvolgimento anche di giovani creativi e di studenti liceali come pure il catalogo didattico riservato ai bambini. “La mostra è totalmente sostenibile, col catalogo edito da Electa e l'allestimento - continua Stefania Ricci - e ci è piaciuto coinvolgere tanti talenti dello stile dal mondo. Anche la moda deve cambiare, imparare a riciclare i capi e usare materie non inquinanti come la grafite recuperata, che è un materiale atossico per le tinture, per le t-shirt che abbiamo realizzato con Matteo Ward. Molto ispirante lo zaino di Tomas Saraceno come gli abiti di Tiziano Guardini in seta non violenta”.

Ma la sezione più bella e coinvolgente è quella dedicata al Calzolaio delle Dive e alle sue strepitose creazioni a tutta fantasia e inventiva. Ed è come entrare nelle stampe dell'Archivio Ferragamo e aprire i cassetti per ammirare la pelle di dentice o i merletti ad ago di Tavarnelle che usava Salvatore per le sue scarpe da donna streganti eppure realizzate con materiali poveri, come la carta delle caramelle intrecciata ad arte, il filo da pesca, la rafia, l'erba delle Filippine che comprava a Firenze al Mercato del Porcellino, il sughero per le zeppe dei sandali e per i tacchi che oggi diremmo minimali. Prodotti realizzati anche in tempo di guerra ma modaiolissimi ancora oggi e sempre tanto imitati da troppi stilisti di altre maison del lusso internazionale.

Sara Sozzani Maino ha portato in “Sustainable Thinking” l'energia dei giovani talenti dello stile e l'abito dalla grande suggestione di Stella Jean con pappagallo ricamato a mano dall'artista umbra Ambra Lucida. “Siamo già nel futuro! Firenze è una città universale e questo lanciato con la mostra di Ferragamo è un messaggio universale” dice il direttore del Museo del Novecento Sergio Risaliti. “E' un onore e un onere essere protagonisti di questa esposizione, il Comune di Firenze non poteva essere al di fuori di questo progetto. Fino a un secolo fa - conclude Sergio Risaliti - i pittori si occupavano di paesaggi e di natura, oggi se non c'è più la natura non ci sarà più neanche il paesaggio”.