Un abito storico del Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti
Un abito storico del Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti

Firenze, 10 giugno 2019 - Trentasei anni non sono bastati per sconfiggere un pregiudizio e sancire una verità: a Firenze dal 1983 c’è il Museo della Moda e del Costume a Palazzo Pitti, istituzione statale, nelle sale della Meridiana, con un’attività culturale di livello altissimo e internazionale, con grandi esposizioni cariche di significato e un fondo importante e raro di abiti e accessori maschili e femminili, con un gran lavoro di acquisizioni, donazioni, restauro, esposizioni. Qui per l’apertura del 96° Pitti Uomo si apre l’esposizione Romanzo breve di moda maschile. Trent’anni di Pitti Uomo, curata da Olivier Saillard e prodotta da Fondazione Pitti Immagine Discovery con Gallerie degli Uffizi.

Dottor Eike Schmidt, lei dirige le Gallerie degli Uffizi dal 2015. Anche di recente da più parti si è detto e scritto che in Italia non c’è un Museo della Moda e bisognerebbe finalmente farlo. A Firenze esiste invece una prestigiosa e unica istituzione statale dal 1983. Cosa risponde?

«Rispondo che il Museo della Moda e del Costume non è nato da un giorno all’altro, da due anni ha cambiato nome e non è più Galleria del Costume, ha sempre sede alla Meridiana di Palazzo Pitti dove hanno vissuto i Lorena e i Savoia, ha fatto numerosissime mostre tutte di alto livello internazionale. Il nostro museo è dello Stato, è sotto la responsabilità delle Gallerie degli Uffizi ed è uno dei tre più importanti musei della moda al mondo, col Costume Institute del Metropolitan di New York e il Victoria and Albert Museum di Londra. Abbiamo capolavori unici al mondo, come i costumi funebri medicei, straordinariamente restaurati, di Cosimo I de’ Medici, di Eleonara di Toledo e del loro figlio Don Garcia, esposti permanentemente. Più Museo della Moda di così».

Come è nata la Galleria del Costume ora Museo?

«Erano i primi anni ’80 e tutto il merito va a Cristina Aschengreen Piacenti che lo ha fondato. Senza questa donna e questa incredibile studiosa piena di visione e di energia non avremmo oggi questo tesoro d’Italia. Oggi anche il Museo degli Argenti che ha diretto per molti anni ha cambiato nome, proprio come lei desiderava, e si chiama Tesori del Granduca. Poi c’è stata la direzione di Carlo Sisi e quella di Caterina Chiarelli a testimonianza di una ‘scuola fiorentina’ del costume d’eccellenza. Oggi sono io il direttore e Caterina Chiarelli è la curatrice e coordinatrice».

Tornando al tema della “dimenticanza”, mi permetto di aggiungere anche una punta di sospetta malafede...

«Una risposta non c’è. Chi ignora la realtà vuol dire che non segue la moda in Italia. Non si può non sapere di Palazzo Pitti e del fatto che qui è nata la moda italiana in Sala Bianca ed è naturale che ci sia questo giacimento di meraviglie del fashion. Penso che non ci sarebbe niente di male se nascesse un altro museo statale, magari dedicato a moda e design. Ma la nostra collezione non è replicabile in nessun’altra città. Abbiamo oltre 14mila capi, con l’ultima donazione per la prossima mostra ne arriveranno altri 400 di moda maschile».

Come sarà l’esposizione curata da Oliver Saillard per i 30 anni di Pitti Uomo?

Eike Schmidt con Patricia Lurati, curatrice della mostra Animalia Fashion«La mostra Romanzo Breve di Moda Maschile sarà bella e interessante. I rapporti con la Fondazione Pitti Discovery sono ottimi, è lodevole pensare a tutti i visitatori di Palazzo Pitti e del nostro museo e non solo al popolo del fashion che viene qui per le fiere. Come è stato per Animalia Fashion curata da Patricia Lurati (nella foto con Schmidt ndr) che ha registrato 107mila visitatori, aperta in occasione del Pitti Uomo di gennaio».

Cosa vuol dire al mondo della moda?

«Di continuare a investire nella cultura della moda e di farci donazioni. Abbiamo già avuto in passato gli abiti di Umberto Tirelli, di Gianfranco Ferrè, abbiamo molti pezzi di Donna Franca Florio, vestiti per uomo e donna del Settecento, Giorgio Armani ci è vicino come altre maison internazionali».