Modelle per il Gruppo Imperial
Modelle per il Gruppo Imperial

Bologna, 25 giugno 2019 - Settecentocinquanta dipendenti, 75 negozi diretti, un fatturato 2018 a 210 milioni di euro con analoghe previsioni per il 2019. E ben 8 milioni di pezzi prodotti l’anno per due collezioni più il pronto che non si ferma mai con novità settimanali per ogni brand.

Sono i numeri, straordinari, del Gruppo Imperial, fondato e presieduto da Adriano Aere, pioniere del fast fashion italiano che lo ha poi trasformato in un vero pret-àporter per il marchio principe, Imperial.

Adriano Aere quando ripensa agli inizi con suamoglie cosa prova?

"L’azienda è stata per noi la più grande soddisfazione – risponde Aere dal suo quartier generale a Bologna al Centergross – e ogni giorno con lo stesso entusiasmo di 40 anni fa lavoriamo senza tregua per crescere. Certamente le soddisfazioni sono tante, così come le responsabilità nei confronti delle tante famiglie che dipendono dal nostro lavoro. Per questo ci mettiamo così tanto impegno".

Adriano AereIn molte aziende del settore stanno approntando piani per migliorare la vita per i dipendenti con alcuni benefit. Voi cosa state facendo?

"Abbiamo lavorato proprio quest’anno a diversi team building tra aree che lavorano a stretto contatto tra loro, proprio per migliorare il flusso di passaggio dati e il clima di lavoro. È un’attività che proseguirà e che ha divertito molto i dipendenti". 

La velocità è sempre il primo requisito per riuscire ancora oggi nella moda?

"Il web ha ulteriormente accelerato i tempi della moda. Sempre di più. Per questo oggi, oltre alla produzione fast fashion, di cui siamo stati tra i primi, abbiamo fatto investimenti importanti sulla tecnologia per poter servire i clienti alla stessa velocità. Oltre alla parte e-commmerce, sicuramente importante, il grande investimento e la grande soddisfazione è quella di aver oggi un B2B per tutti i nostri brand che sono Imperial, Please e Dixie, che consente ai clienti di tutto il mondo di fare ordini in tempo reale comodamente dai loro negozi e con tempi di evasione sorprendenti. Diciamo che eravamo già fast, ma la tecnologia ci consente di essere ancora più veloci, e su tutta la filiera".

Quali sono i maggiori mercati per Imperial e, se ci sono, le difficoltà per il mercato italiano?

"Fortunatamente abbiamo così tanti clienti da non avere sentito la crisi del mercato italiano in modo importante. Nel frattempo in parallelo nel mercato italiano abbiamo una sfida molto importante: quella del retail! Con oltre 70 negozi diretti, abbiamo ormai una catena importante e che sviluppa un fatturato fondamentale per l’azienda. Quindi il mercato italiano, anche grazie al retail, resta centrale. L’Europa è ancora il mercato principale: la Francia con la nostra filiale parigina che sviluppa il mercato per tutti i brand del Gruppo, e la Spagna con un distributore di primo livello che da poco ci ha consentito di entrare ne El Corte Ingles con alcuni corner. Ma stiamo guardando anche più lontano, con l’apertura l’anno scorso del primo store monobrand a Dubai per Imperial e qualche settimana fa in Arabia Saudita con Dixie".

Mai tentato dalle sfilate, ha mai pensato di entrare nel calendario milanese?

"Ci abbiamo pensato, ma se e quando lo faremo sarà nello stile Imperial e con le tempistiche di reazione produttive che ci contraddistinguono".