Gli stilisti Stefano Gabbana e Domenico Dolce (Afp Lapresse)
Gli stilisti Stefano Gabbana e Domenico Dolce (Afp Lapresse)

Milano, 12 gennaio 2019 - Lo speaker Derek Allen scandisce in italiano e inglese le uscite, ben 127, sulla passerella red carpet dello show per la moda maschile del prossimo anno di Dolce e Gabbana che sull'invito hanno scritto una sola parola: Eleganza. Come se fossimo in un fermo immagine di tanti anni fa si raccontano i capi quasi uno per uno come nei grandi magazzini americani degli anni Sessanta con la clientela che bramava la nostra Dolce Vita.

Stefano e Domenico stavolta hanno messo sul palcoscenico del Metropol sarti e sarte vere del loro atelier di sartoria maschile, che tagliano, tracciano i modelli col gessetto, imbastiscono e stirano giacche da uomo con la vita alta un po' anni Quaranta, pantaloni morbidi e fluidi da dopoguerra, vestaglie di broccato, smoking glitterati d'oro, pijami a stampe di penne stilografiche, anelli e ombrelli per lui, simboli di una mascolinità un po' dimenticata tutti da scoprire. Oggetti un po' dimenticati come l'ombrello che rende ancora più stiloso il completo total white, o il portasigarette che i due stilisti esaltano nella mano dei modelli come pochette. Sfilata bella anche se un po' lunga, meno social del solito, perchè l'intento è quello di esaltare la manualità e il genio artigiano, ricordando il lavoro del papà di Domenico Dolce, che aveva la sartoria a Polizzi Generosa.

E l'eleganza italiana di ieri rimanda a quella di oggi di Dolce e Gabbana con vestaglie da sera principesche che sarebbero piaciute ai protagonisti del Gattopardo, il principe di Salina e il bel Tancredi, magari con l'aggiunta delle scarpe da sera enfatizzate dal fiocco. Applaudono Emis Killa e Cosmo, Piero Piazzi al braccio di Marpessa, e poco più in là la mamma di Stefano Gabbana, la Signora Piera che non manca mai di regalarci i suoi bei sorrisi. Accanto a lei Beppe Modenese, l'ambasciatore del Made in Italy che Domenico e Stefano rispettano con stima e affetto. Insomma stavolta meno corone e addobbi da chiesa addosso e la sostanza di uno stile italiano reinterpretato ad oggi col frac di velluto viola e col black tuxedo da Re di Cuori.