Parigi, 26 febbraio 2019 - Rivisita gli anni Cinquanta Maria Grazia Chiuri, direttore creativo di Dior, e lo fa esaltando il look che al tempo avevano le Teddy Girl, controparte femminile dei Teddy Boys restata per troppo tempo nell'ombra. La storia della sottocultura inglese di quegli anni si mescola alla rilettura intelligente dei codici della maison che sono il manifesto inconfondibile della storia di Dior.

E anche stavolta la Chiuri con piglio e determinazione traccia una linea sul femminismo di ieri e di oggi, lanciando un messaggio chiaro alle donne del mondo. In prima fila infatti siedono due intellettuali che hanno segnato il loro tempo e continuano a segnare l'oggi, come l'artista della parola Bianca Puccirelli che negli anni Settanta con ironia prese il nome d'arte di Tomaso Binga  per mettere a nudo il privilegio maschile in questo campo della cultura e che adesso ha 88 anni, e la poetessa e attivista americana Robin Morgan, entrambe in prima fila al defilè. Dal buio prima che entrino le modelle si leva la voce di Bianca-Tomaso per leggere una poesia intensa di quell'Alfabetiere fatto col corpo nudo delle donne che riempie di gigantografie la sala del defilè. L'emozione è forte, la Poesia irrompe nella Moda. E non era mai successo prima d'ora. 

Un messaggio forte per ricordare quello che il femminismo è stato e continua ad essere, questo di Maria Grazia Chiuri, che prosegue sulla strada per portare il brand Dior verso il futuro. Operazione riuscitissima con una collezione per il prossimo inverno che prende ispirazione dalle ragazze ribelli degli anni Cinquanta. Per loro gonne a ruota sotto la caviglia, cappotti e vestiti bustier di tartan, scarpette col tacco basso e a punta, cappellino che nasconde il viso per esaltare la forza del movimento di rivolta. Tra le ribelli Chiuri mette anche la principessa Margareth d'Inghilterra, forse per la vita e gli amori. E fin dalla prima uscita il femminismo per le donne di oggi lascia il segno sulla t-shirt bianca con serigrafata la frase "Sisterhood in Global" tratta dal libro di Robin Morgan, un inno alla sorellanza mai tanto attuale come oggi.