Giorgio Armani con l'architetto giapponese Tadao Ando
Giorgio Armani con l'architetto giapponese Tadao Ando

Milano, 8 aprile 2019 - "Io e il Maestro Armani parliamo due lingue diverse, giapponese ed italiano, ma ci capiamo benissimo. Perché io leggo il suo cuore, e lui legge il mio, così riusciamo a lavorare insieme, così comunichiamo le nostre passioni e le nostre idee". Tadao Ando, a Milano per l’inaugurazione della mostra dei suoi portentosi lavori "The Challange" all’Armani /Silos fino al 28 luglio prossimo, racconta così lo straordinario sodalizio creativo che da molti anni lo lega a Giorgio Armani che, per suggellare questa stima e amicizia, per il Salone del Mobile  ha riambientato l’importante retrospettiva sull’architetto giapponese autodidatta e geniale ospitata già al Centre Pompidou di Parigi.

Opere di Tadao Ando all'Armani/Silos

"Quando a settembre scorso ho incontrato Armani a Parigi alla mostra lui mi ha invitato ad esporre al Silos qui a Milano - racconta Tadao Ando - e io ho accettato subito, con grande felicità. Sono sempre stato impressionato dalla figura del Maestro Armani e dall’attenzione che pone alle forme e alla qualità dei manufatti, alla sensibilità e al senso di responsabilità per le cose che fa. E anch’io fino a quando vivrò voglio mantenere attenzione e sensibilità’ a ciò’ che faccio. Voglio lavorare fino a 100 anni".

All’inizio dell’incontro Giorgio Armani guida l’applauso ammirato per Tadao Ando, e racconta della grande soddisfazione per essere riuscito a portare "The Challange" a Milano. All’entrata della mostra, prima dei plastici e dei disegni c’è una bella mela verde, simbolo di giovinezza e freschezza. "Ne ho regalata una più piccola ad Armani con inciso il suo nome come ricordo di oggi. Architettura e Moda hanno punti in comune come il ruolo fondamentale di vivere i. Salute e di vivere nella bellezza. Anche di questo parlerò domani con gli studenti al Politecnico", confida Ando che poi mostra alcune slide sui lavori più famosi da Punta della Dogana a Venezia alla Bourse di Parigi che diventerà presto centro per l’arte contemporanea, dalla luce a forma di croce che illumina le anime in una chiesa della sua città Osaka (dove ha il suo “piccolo studio” di 25 persone) alle meraviglie dell’isola di Naoshima coi musei interrati e la luce naturale che dall’alto e prima del buio svela le opere di Monet.

Tadao Ando espone all'Armani/Silos

Per la prima volta il pubblico può ammirare il progetto del 2001 per l’Armani/Teatro di via Bergognone a Milano. "Io e Armani perseguiremo perennemente l’idea di bellezza - continua l’architetto che racconta con simpatica ironia di aver subito 5 operazioni che gli hanno tolto organi come il pancreas e lo stomaco e il tutto lo rende più leggero - e questo ci accomuna. Amo molto anche i mobili che Armani disegna e realizza perché la vita diventa bella non solo coi vestiti che indossiamo ma anche con gli oggetti che ci circondano".

Durante i soggiorni in Italia Tadao Ando ha ammirato molto il Pantheon a Roma e la Pietà di Michelangelo. Fra gli architetti italiani che apprezza ci sono Carlo Scarpa, Giò Ponti, Aldo Rossi. "Il colore dà vita alla forma - conclude il geniale architetto giapponese - e la luce è energia. Quando fioriscono i susini o i ciliegi in Giappone si provano grandi emozioni. La Natura purtroppo oggi sta perdendo spazio, io vorrei fermare questo processo. La bellezza ha un suo mondo che va protetto". Poi alla fine abbracci grandi tra Tadao e Giorgio e Armani che dice: "D’ora in avanti voglio tutto elegante. Se qualcosa non è elegante non vale".