"Un giorno senza sorriso, è un giorno perso". Charlie Chaplin ne era convinto. Ma anche lui è sulla stessa linea del grande attore il quale sosteneva altresì che non ci sia "genio senza mestiere". Un mantra per Cristiano Militello, toscano di nascita, milanese d’adozione, volto noto di ‘Striscia la Notizia’, scrittore, attore e, soprattutto, voce della ’Banda di R 101’ sull’omonima emittente radiofonica. Voce quotidiana al punto che, per questa sua conditio, si autodefinisce un "impiegato del buonumore". Lui lo sa bene, e sa anche che la comicità è un talento e un mestiere, da prendere assolutamente sul serio. Sarà per questo che, nonostante il periodo di riposo, Militello si concede una parentesi per raccontarsi ai lettori di Qn Weekend.

Militello, che estate è questa che stiamo ancora vivendo?

"Per me è stata un’estate divisa tra due grandi passioni: mare e montagna. E divisa tra luoghi del cuore: Toscana (a Marina di Bibbona) e Trentino dove mi trovo adesso e dove torno per rigenerare la mente e lo spirito".

E’ stata anche l’estate della ripartenza. O no?

"Assolutamente è così. E devo dire che l’aspetto più eclatante per uno che fa il mio mestiere è stato il ritorno al live. Poter rivivere l’emozione del contatto (anche solo visivo) del pubblico è unico e incredibile".

Il palco le è mancato molto vero? Ricordiamo che lei viene da anni e anni di cabaret.

"Quando sali sul palco, sembra che tu non abbia mai smesso. E poi io sono un metodico, uno che prepara la scaletta a penna, che studia, che ripassa e che, quando entro in clima partita, sono teso e concentrato".

Tra l’altro, lei non si era fermato durante la pandemia...

"Ovviamente ho fatto radio, il mio lavoro da impiegato della risata, ma ho anche partecipato a incontri virtuali, le famigerate ’call’ e poi ho scritto e progettato. Sono stato sempre sul pezzo. Ma è lo spettacolo dal vivo l’essenza del nostro essere artisti. Ho partecipato a una rassegna di comici a Lugo di Romagna: esperienza incredibile poter tornare a condividere il palco con tanti altri bravi colleghi".

Non facile il vostro mestiere in questo periodo. E solo colpa dei social?

"Diciamo che siamo personaggi pubblici e dobbiamo far attenzione a non urtare sensibilità, ma è impossibile piacere a tutti. Un lavoro nel lavoro è quello di fare slalom tra le bucce di banana su cui si corre il rischio di scivolare. E magari di deludere il pubblico. Ma chi fa questo lavoro c’è abituato. Pensi che se faccio uno spettacolo e in mille mi dicono ’bravo’ mentre a tre sole persone invece non sono piaciuto, il mio cruccio è capire perché quella minima parte di pubblico mi ha criticato...".

Questa sarà anche ricordata come l’estate dello sport e del calcio. E’ pronto per Striscia lo striscione?

"Beh, intanto va detto che visto che hanno riaperto al 50 per cento gli stadi, mi sa che dovrò mandare in giro mezzo Militello! Ma dopo quanto abbiamo goduto agli Europei ogni miracolo è possibile. Le confesso che quando ho rivisto gli striscioni sugli spalti, mi si è aperto il cuore. Ricordo che bandiere e vessilli li hanno tutti, ma gli striscioni ce li abbiamo solo noi. Con tamburi e fumogeni, rappresentano nell’immaginario dei supporter europei il vero ’tifo all’italiana’".

Cosa le è piaciuto del successo azzurro di Wembley?

"Di tutto e di più, ma l’immagine più divertente è quella di Chiellini che afferra per il collo della maglietta Saka. Di questo episodio in campo abbiamo visto ogni tipo di storpiatura sui social con il difensore azzurro che salva l’inglese da un treno in corsa, o che lo blocca sul traguardo della finale olimpica dei 100 metri. Di fatto il Giorgione nazionale ha fatto il giro del web. Certo son cambiati i tempi, una volta un terzino doveva essere ’virile’, oggi invece anche ’virale’".

Potenza del calcio. Che però è sempre in fermento...

"Sì, purtroppo ogni anno qualcosa cambia, ma il pallone è una di quelle cose che meno la tocchi e meglio fai. L’interesse degli appassionati sta nella tradizione. Assurdo che il girone di andata sia diverso dal girone del ritorno. Perché modificare tutto per forza? Cambiamo anche Natale dai, basta il 25 dicembre, spostiamolo al 4 giugno!".

E poi c’è lo spezzatino (le partite in giorni diversi ndr)...

"Rita Pavone non può più cantare ‘la domenica mi lasci sempre sola...’. Con questo calendario, poverina, è lasciata sola sette giorni su sette".

Intanto, quotidianamente il suo pubblico l’aspetta in radio o alla tv. Il successo la responsabilizza?

"Sì, assolutamente. Essere conosciuti ha conseguenze. A volta, per esagerare, dico che fare il comico è come essere impegnato nel sociale. Sì, perché attraverso i media entri nella vita della gente e ciò ti responsabilizza. Perché essere leggeri non vuol dire essere superficiali. Pensi che da bambino ero innamorato di Carosello: quella era la frontiera della giornata di noi bimbi, dopo tutti a letto. Oggi mi sento un po’ uno spartiacque per i più piccoli che vanno a dormire e visto che passo sempre per ultimo a Striscia, ci sarà qualche genitore che dirà: ‘Su, via, aspettiamo Militello e poi a nanna eh’. Perché chiudere la giornata con un sorriso è molto meglio. Così come iniziarla".