Carlotta Proietti col padre Gigi
Carlotta Proietti col padre Gigi
Solo lui, con il suo gusto per le figure della Roma di un tempo, poteva raccontare le avventure del, anzi, ‘der’ Ciofeca, quello che aveva il bar Impero ma faceva un caffè tanto cattivo, una vera ciofeca, per cui tutti lo chiamavano er Ciofeca. Ma quel romanzo, Ndo cojo cojo, Gigi Proietti, che ci ha lasciati lo scorso 2 novembre, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, non l’ha mai finito. La moglie Sagitta e le figlie, Susanna e Carlotta, dopo dubbi e incertezze, hanno pensato che fosse giusto pubblicarlo, "ricordo gioioso di una vita bellissima e di una carriera unica", aggiungendo a quel racconto non concluso, circa un’ottantina di sonetti scritti tra il 1997 e il 2020, e una serie di disegni e caricature. Ndo cojo cojo, sonetti e sberleffi fuori da ogni regola (edito da Rizzoli) sarà nelle librerie da martedì, per...

Solo lui, con il suo gusto per le figure della Roma di un tempo, poteva raccontare le avventure del, anzi, ‘der’ Ciofeca, quello che aveva il bar Impero ma faceva un caffè tanto cattivo, una vera ciofeca, per cui tutti lo chiamavano er Ciofeca. Ma quel romanzo, Ndo cojo cojo, Gigi Proietti, che ci ha lasciati lo scorso 2 novembre, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, non l’ha mai finito. La moglie Sagitta e le figlie, Susanna e Carlotta, dopo dubbi e incertezze, hanno pensato che fosse giusto pubblicarlo, "ricordo gioioso di una vita bellissima e di una carriera unica", aggiungendo a quel racconto non concluso, circa un’ottantina di sonetti scritti tra il 1997 e il 2020, e una serie di disegni e caricature. Ndo cojo cojo, sonetti e sberleffi fuori da ogni regola (edito da Rizzoli) sarà nelle librerie da martedì, per rivelarci un Proietti, non solo immenso attore e regista, ma anche, come gli piaceva definirsi, "rifugiato poetico".

Carlotta, le parlava suo padre del romanzo che stava scrivendo?

"Mi telefonava, me lo leggeva, credo che per lui fosse più che altro un divertimento, visto che non aveva mai scritto un romanzo. Ndo cojo cojo, come dire che era un po’ tutto casuale, e spiegava che parlava di niente. Rimasto incompiuto, per un po’ siamo state fino all’ultimo su cosa farne. Poi abbiamo deciso di mettere insieme una sorta di raccolta, divertente e leggera, che racconta una Roma un po’ scomparsa, con personaggi comici loro malgrado".

Parole e immagini mai viste...

"Oltre al romanzo incompiuto, ci sono sonetti, riflessioni, disegni. Abbiamo messo insieme questi materiali, editi e inediti, per fargli un omaggio".

Come aveva cominciato a scrivere sonetti il grande Gigi Proietti?

"Credo che il ricorso alla parola scritta in un primo momento nascesse come sfogo, magari per una notizia letta sul giornale, e poi è diventata una sua passione".

Diceva "mi prendo delle licenze poetiche, sono un licenzioso".

"Sì, scriveva in libertà, senza avere modelli e anche a volte ignorando le regole della metrica. Era più che altro un divertimento, un suo modo gioioso per rispondere anche a delle provocazioni. Tante le occasioni in cui scriveva, e gli piaceva sempre confrontarsi rispetto alle cose che scriveva. Per cui ci telefonava, chiedeva, che dici di questo? che dici di quest’altro?, per poi rimanere perplesso comunque".

Autocritico?

"Molto, aveva sempre dubbi su qualsiasi cosa, anche rispetto a quello che faceva come attore e regista. È evidente che conosceva benissimo il suo lavoro, che era consapevole del suo successo, ma era sempre dubbioso. Ci faceva tante domande, cercava sempre conferme".

Il suo sonetto preferito?

"Sono tanti ma Viva il teatro forse è quello che apprezzo maggiormente, perché in quei versi ritrovo tutto mio padre, cioè l’uomo e l’attore che ci diceva di fare sempre molta attenzione al significato delle parole. Ci insegnava a distinguere, ad esempio, tra finto e falso, così come tra lo scherzo e il gioco, perché c’è una differenza enorme".

Un’altra sua passione era fare caricature.

"Caricature e disegni, sempre molto divertenti. Nel libro ne abbiamo messi alcuni, non tutti perché sono tantissimi. Papà aveva l’abitudine di scrivere e disegnare dappertutto, cosa che faceva impazzire mia madre, che continuava a comprargli quaderni, grandi, piccoli, a righe, a quadretti, bloc notes, ma lui continuava a scrivere dove capitava, sul retro di un foglio già scritto, sulla copertina di un libro. Cercare i suoi disegni è stata una sorta di caccia al tesoro, faticosa ma bella. Ne abbiamo trovati ovunque".

Non si potrebbe farne una mostra?

"Certo, è una delle tante cose che pensiamo di fare appena sarà possibile per ricordare e omaggiare papà. Sta per nascere una Fondazione a suo nome e con la Fondazione ci prenderemo cura di tante cose da dedicargli. Per ora siamo concentrati sulla preparazione della stagione al Globe Theatre, a cui teneva tanto".

Anche lei attrice, qual è l’insegnamento più importante ricevuto da suo padre, con il quale ha tante volte condiviso la scena?

"Il rispetto per questo lavoro. Ho sempre molto amato il suo modo di stare sul palcoscenico con leggerezza e al tempo stesso con grande serietà".