di Giovanni Bogani Non è facile essere il fratello di qualcuno molto famoso: specie se questo qualcuno si chiama Alain Delon. Del fratello di Alain Delon, Jean-François, di 11 anni più piccolo, si sapeva poco e niente. Ma adesso, Jean-François si è confessato, sulle colonne della rivista francese Schnock, sull’infanzia, l’adolescenza e la carriera del fratello più celebre, che adesso ha 85 anni. È un racconto denso di amarezza e, insieme, di affetto. Alain Delon lo chiamava "Titì", racconta Jean-François. I due sono figli dello stesso padre, Fabien Delon, esercente di cinema, e di madri diverse. "Fabien e la madre di Alain si erano separati dopo una passione torrida", rivela Jean-François. Nello stesso momento, la Francia entra in guerra. Siamo nel 1939, Alain ha quattro anni. Due ferite, due traumi...

di Giovanni Bogani

Non è facile essere il fratello di qualcuno molto famoso: specie se questo qualcuno si chiama Alain Delon. Del fratello di Alain Delon, Jean-François, di 11 anni più piccolo, si sapeva poco e niente. Ma adesso, Jean-François si è confessato, sulle colonne della rivista francese Schnock, sull’infanzia, l’adolescenza e la carriera del fratello più celebre, che adesso ha 85 anni. È un racconto denso di amarezza e, insieme, di affetto.

Alain Delon lo chiamava "Titì", racconta Jean-François. I due sono figli dello stesso padre, Fabien Delon, esercente di cinema, e di madri diverse. "Fabien e la madre di Alain si erano separati dopo una passione torrida", rivela Jean-François. Nello stesso momento, la Francia entra in guerra. Siamo nel 1939, Alain ha quattro anni. Due ferite, due traumi nello stesso momento. "Nel momento in cui si è affacciato alla vita, la morte non era lontana", racconta Jean-François. "È stato sistemato da certi parenti, una coppia di sorveglianti nella prigione di Fresnes. Questa separazione da padre e madre è stata terribile per lui, ma non ne parlerà mai. Penso che senta dentro di sé il dolore di essere stato abbandonato, lasciato indietro... Che questo lo abbia reso un uomo in qualche modo “inadatto” alla felicità. Ma lui non ne parla: per lui è un tabù". I genitori non si occuperanno mai molto di Alain, presi come sono dal rifarsi una vita per sé. "Lui ha fatto il diavolo a quattro, è stato cacciato da quattro o cinque istituti. Faceva la pipì nei calamai! Una volta ha tentato persino di fuggire negli Stati Uniti insieme a un compagno, e sono stati riacciuffati all’ultimo momento dalla polizia…".

Jean-François ricorda un fratello che fuma, adolescente, come un "duro" del cinema. "Sapeva di castagna. Non era un ragazzo allegro, piuttosto un giovane cane pazzo". Negli studi non si impegnava: e allora, ecco la chiamata al servizio militare. "Ma durante la leva, a Toulon, ha commesso delle intemperanze, ed è stato chiamato per andare in Indocina", precisa Jean-François, aggiungendo che laggiù finirà per tre mesi in prigione, festeggiando in cella il suo ventesimo compleanno. Quella d’Indocina è l’ultima guerra coloniale combattuta dalla Francia. "Ciò che Alain ha visto laggiù non ha migliorato le cose, per lui. Ma gli ha dato, allo stesso tempo, una forza terribile. Ha conosciuto la malattia, la morte, si è ritrovato solo. E quando è ritornato, qualcosa si era bruciato nella sua mente. Si è messo a frequentare Pigalle, le prostitute, i mafiosi".

Non ha più notizie di lui, Jean-François. "Finché un giorno, nel 1957, stavo camminando per strada con mio padre, ed ecco che vediamo il poster del film Quand la femme s’en mele – in italiano sarà Godot – e in basso il nome Alain Delon. Ecco come abbiamo saputo che era diventato un attore!". Non lo aveva detto a nessuno. Una coincidenza che permette ai due fratelli di ritrovarsi, una sera del 1961, quando Jean-François va a teatro a vedere Dommage qu’elle soit une putain, con la regia di Luchino Visconti, e Romy Schneider e Alain Delon protagonisti sul palco.Dopo lo spettacolo, il fratello più piccolo bussa al camerino dell’altro. È intimidito, gli dà persino del "voi". Un ritrovarsi discreto, in tono minore, che darà vita invece ad una lunga collaborazione.

È il mestiere che li avvicinerà. Alain farà lavorare il fratello, come assistente alla regia, in molti dei film che interpreterà, con la regia di Luis Bunuel, di Jean-Pierre Melville, o di Jacques Deray. Non è propriamente la fama, e i rapporti si mantengono distanti, ma con delicatezza, con pudore. "Talvolta, avrei avuto voglia di entrare nei suoi pensieri", dice Jean-François. "Mi addolora che non ci sia stata mai una vicinanza più stretta fra noi, ma Alain è così con tutti. È istintivo, è animale: sente le cose. Ha delle capacità eccezionali, e allo stesso tempo dei difetti immensi. È tutto e il contrario di tutto. È la persona più imprevedibile che io conosca". Con il padre Fabien, Alain Delon non si riappacificherà mai, e non andrà neppure al suo funerale, rifiutando la sua eredità.