Mina torna con due interpretazioni inedite di Califano e. Buscaglione (foto sotto)
Mina torna con due interpretazioni inedite di Califano e. Buscaglione (foto sotto)
di Andrea Spinelli Di solito chi ama le stelle non ha paura della notte. Ed è forse questo il motivo che ha spinge Mina, varcata il 25 marzo scorso la soglia ottant’anni, a dare alle stampe una doppia antologia ispirata a Cassiopea e Orione. In uscita il 27 novembre, le due raccolte alzano lo sguardo alle costellazioni per tracciare la mappa di un viaggio in bilico tra memorabili riletture del repertorio italiano più popolare e amato e altre...

di Andrea Spinelli

Di solito chi ama le stelle non ha paura della notte. Ed è forse questo il motivo che ha spinge Mina, varcata il 25 marzo scorso la soglia ottant’anni, a dare alle stampe una doppia antologia ispirata a Cassiopea e Orione. In uscita il 27 novembre, le due raccolte alzano lo sguardo alle costellazioni per tracciare la mappa di un viaggio in bilico tra memorabili riletture del repertorio italiano più popolare e amato e altre esperienze sedimentate dal tempo.

Tutto con la sorpresa di due inediti, collocati a chiusura dei due album, disponibili già da venerdì prossimo, ovvero Un tempo piccolo, pezzo di Franco Califano (1938-2013) e Nel cielo dei bars di Fred Buscaglione (1921-1960). Un tempo piccolo il “Califfo” la scrisse quindici anni fa con Antonio Gaudino e Alberto Laurenti per l’album Non escludo il ritorno prodotto da Federico Zampaglione, ma, complice la sua partecipazione a Sanremo 2005 col brano omonimo, quel pezzo sarebbe rimasto in secondo piano se di lì a poco non l’avesse fatto suo pure lo stesso Zampaglione inserendolo in un’antologia dei Tiromancino.

"Ci vediamo al fondo di un bicchiere, fino a quando l’alba nel cielo tornerà e nell’alba disperata, sarà triste rincasare per attendere la notte e poterti ritrovare al fondo di un bicchiere, nel cielo dei bars" è invece la visione ad alto tasso alcolico lasciata dall’intramontabile Fred in un motivo che la Tigre rilegge in tralice fra languidi rimpianti jazz. Traversando un gran numero di album Cassiopea spazia in quindici brani dalle livide consapevolezze di Anche un uomo, 1979, alla nostalgia di Volevo scriverti da tanto, 2018, dal principe Totò di Malafemmena al Dalla di Caruso, al Morandi di Canzoni stonate.

Sotto le stelle di Orione – altre quindici canzoni – brillano di luce propria, invece, momenti come L’importante è finire della coppia Malgioglio-Anelli, Va bene, va bene così di Vasco, ma anche i sentimenti virati nostalgia del Paoli de Il cielo in una stanza e Una lunga storia d’amore, della Mimì di Almeno tu nell’universo, del Britti di Oggi sono io.

Frammenti di vita, attimi d’infinito fatti rilucere nella testa e nel cuore dell’ascoltatore da una voce assoluta, quasi a ricordare che il disegno del destino non sta nelle stelle ma in ognuno noi.