Domenica 21 Luglio 2024
OLGA MUGNAINI
Magazine

Il secolo di Mina Gregori: "Io, da Raffaello a Morandi"

La grande storica dell’arte, 100 anni, si racconta: "Per conoscere bisogna saper vedere. E solo osservandola dal vivo, l’opera parlerà"

A Mina Gregori il Pegaso d'oro della Regione Toscana (New Press Photo)

A Mina Gregori il Pegaso d'oro della Regione Toscana (New Press Photo)

Firenze, 16 giugno 2024 – “Sono molto grata di questo riconoscimento. Dimostra l’affetto e la stima nei miei confronti. Abbiamo tutti gli stessi ideali ed aspiriamo tutti al bene del nostro Paese". Mina Gregori è stata ampiamente festeggiata il 7 marzo, quando ha spento cento candeline. Ma per la regina italiana degli storici dell’arte è arrivato un altro tributo, il Pegaso d’oro della Regione Toscana. La critica d’arte, docente e studiosa di fama internazionale è nata a Cremona, ma è con Firenze che ha poi stretto un prondo legame, nella lunga carriera all’Università dove ha ereditato la cattedra che fu di Roberto Longhi e dove è stata ordinario di Storia dell’arte medievale e moderna, formando innumerevoli allievi.

Professoressa Gregori, cosa significa essere uno storico dell’arte?

"Per conoscere uno storico deve saper “vedere“. È l’occhio a trasmetterci il messaggio delle opere figurative. Lo storico dell’arte deve perciò anteporre alle biblioteche i musei, alle fotografie la visione diretta delle opere, perché se parti dall’opera questa ti racconterà anche il suo contesto".

Lei è una grande studiosa ed esperta del Rinascimento e del Seicento, ma avendo attraversato l’intero “Secolo breve“, cosa ricorda soprattutto del Novecento?

"Ricordo con particolare entusiasmo Giorgio Morandi, persona che non si dava importanza ma è stato il più grande pittore dell’intero Novecento".

Come vede questi primi vent’anni del Duemila?

"C’è più interesse verso l’arte moderna e contemporanea rispetto a quella antica, che però io credo sia alla base per lo sviluppo dell’arte modera. Fortunatamente però le mostre delle opere antiche hanno un grande richiamo anche fra i giovani".

Lei è considerata un simbolo di emancipazione, interprete di una rivoluzione “gentile“ che si è affermata senza apparente lotta. Ma davvero è stato così semplice in un contesto di storici dell’arte prevalentemente uomini?

"Non è stato assolutamente facile. La mia tenacia e perseveranza mi hanno aiutata ad affermarmi nell’ambiente universitario. Anna Banti, moglie di Roberto Longhi, mi ha molto sostenuto in questo percorso".

Quale ricordo ha di due studiosi, certamente per lei importanti, come Roberto Longhi e Federico Zeri?

"Roberto Longhi era un grande studioso e maestro e molti giovani si rivolgevano a lui per gli studi. Lui capí che Federico Zeri era un giovane con un’ elevata dote di memoria visiva che gli permise di affermarsi nell’ ambito universitario".

E del professor Antonio Paolucci, scomparso nel febbraio scorso, cosa ricorda?

"È stato un uomo che ha lavorato bene nelle istituzioni pubbliche come ministro della cultura, soprintendente per il Polo museale fiorentino e direttore dei Musei Vaticani".

Raffaello e Caravaggio sono ancora i suoi artisti del cuore? E se sì, perché?

"Sono stati grandi artisti di prima qualità nel loro periodo. Raffaello era idealizzante, Caravaggio più propenso a rappresentare la realtà, lui é l’iniziatore del realismo moderno".

Siccome ha sempre mille progetti, a cosa sta lavorando?

"Mantengo sempre attiva la mia curiosità nelle nuove attribuzioni soprattutto delle opere d’arte della pittura Italiana, e sto proseguendo nella supervisione della mia rivista Paragone Arte".

Per lei, cos’è e cosa è stata l’arte?

"È stata l’espressione umana che mi ha interessato particolarmente a partire dal ‘300 in qua; l’arte e quello che gli uomini hanno espresso attraverso le loro manifestazioni artistiche devono essere sempre comunque studiate e perfezionate ricostruendo la storia".