24 apr 2022

Mina-Battisti: richiamale, se vuoi, emozioni

Cinquant’anni fa il duetto delle leggende del pop italiano. L’unico incontro tv: uno show quasi improvvisato, diventato memorabile

leo turrini
Magazine

di Leo Turrini

Alla fine, lei si avvicina a lui e gli sussurra qualcosa all’orecchio. Forse un grazie, forse la consapevolezza che una cosa del genere non sarebbe accaduta mai più. E in effetti non ci fu mai un bis o una replica. Perché ci sono cose che si materializzano magicamente e il tempo perduto non torna. Mai.

Cinquanta anni fa, nella primavera del 1972, Mina e Lucio Battisti, gli eroi nazionalpopolari della canzone italiana, incrociarono le loro voci per un irripetibile show dal vivo. Meglio: registrato nel sabato di un pomeriggio che prevedeva, in prima serata, il varietà del sabato su quella che oggi chiameremmo Raiuno. Il programma, rigorosamente in bianco e nero, si chiamava Teatro 10. Mina, la Tigre di Cremona, conduceva assieme ad Alberto Lupo, attore da sceneggiati tv in stile Cittadella di Cronin.

Qui non è dato sapere se, mezzo secolo fa!, gli ideatori di Teatro 10 si rendessero conto di cosa stavano combinando. Oggi, 2022, su YouTube sono più di sei milioni le visualizzazioni, come si dice in gergo, di un evento che, per meno di nove minuti, mise insieme Lui e Lei, i Promessi nonché Imperfetti Sposi della musica leggera italiana.

Mina era molto amica di Lucio. Amava i brani che Lucio componeva insieme a Mogol, il poeta cui era affidato il compito di trasformare in parole le armonie di Battisti. E il feeling era così forte che aveva retto persino al simbolico insulto.

In breve: Mina, nel 1970, avrebbe voluto incidere Fiori rosa, fuori di pesco, un pezzo meraviglioso di Lucio e Mogol su un amore contrastato e per dirla con Lady Diana troppo popolato ("signore, chiedo scusa anche a lei", il verso chiave che mandò nei matti l’Italia bigotta del tempo). Ma Battisti voleva cantarsela lui e così fu, con ovvio trionfo nella Hit Parade. Per placare le ire della Tigre di Cremona, quei due, intesi appunto come Mogol e Battisti, scrissero in esclusiva per lei Insieme. Un gioiello che era anche l’emblema di una pacificazione umana e artistica.

Non a caso, la stupefacente esibizione in coppia nel corso di Teatro 10 comincia con quella canzone lì. Insieme: per caso e per sempre, per otto minuti e cinquantotto interminabili secondi. Seguono: Mi ritorni in mente, Il tempo di morire, E penso a te, Io e te da soli, Eppur mi son scordato di te, Emozioni. Con l’Italia migliore del 1972, quella che lavorava e schifava il terrorismo avanzante, quella che rifiutava le scemenze dell’estremismo di sinistra e di destra, con l’Italia migliore, dicevo, incollata al video piccolo e grigio, innamorata dei Promessi nonché Imperfetti Sposi che mai più, appunto, sarebbero ricomparsi assieme sul palco, perché qualcosa si stava spezzando, non tra loro, ma nei sentimenti di un popolo.

Su quello show, tanto intenso quanto breve, come un amore pazzo ma irresistibile, circolano ancora oggi clamorose leggende metropolitane. Di vero c’è questo: Battisti arrivò in treno a Roma da Milano all’ultimo momento. Si fece accompagnare dai musicisti del gruppo dei “Ribelli”, suoi amici da sempre. Le prove durarono pochissimo e Lucio disse ai membri della prestigiosa orchestra della Rai: voi veniteci dietro, al resto pensiamo io, Mina e i ragazzi della band.

Così fu. Al termine del mini concerto, la platea si scatenò in un applauso infinito, cui si unirono, commossi, gli orchestrali della tv di Stato. Alcuni avevano le lacrime agli occhi.

Io, che allora ero bambino, ce le ho ancora, le lacrime che colano. E non smetto di chiedermelo.

Ma cosa disse Mina a Lucio nell’orecchio, alla fine di quello che invece fu il principio della Leggenda?

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?