di Beatrice Bertuccioli Non è soltanto un nuovo personaggio della sua già ricca, applaudita galleria. Questa volta è diverso. Questa volta Giuseppe Fiorello apre l’album dei ricordi, parla della sua infanzia in Sicilia, della sua famiglia e soprattutto del padre, Nicola, così carismatico e travolgente. Un padre, scomparso troppo presto, che adorava Domenico Modugno, al quale, in qualche modo, somigliava. Dopo oltre 350 repliche con teatri tutti esauriti e pubblici entusiasti, divertiti e commossi, Penso che un...

di Beatrice Bertuccioli

Non è soltanto un nuovo personaggio della sua già ricca, applaudita galleria. Questa volta è diverso. Questa volta Giuseppe Fiorello apre l’album dei ricordi, parla della sua infanzia in Sicilia, della sua famiglia e soprattutto del padre, Nicola, così carismatico e travolgente. Un padre, scomparso troppo presto, che adorava Domenico Modugno, al quale, in qualche modo, somigliava. Dopo oltre 350 repliche con teatri tutti esauriti e pubblici entusiasti, divertiti e commossi, Penso che un sogno così, un viaggio tra canzoni e ricordi, viene proposto lunedì 11 gennaio, in prima serata su Raiuno, uno show collaudato a cui si aggiungono alcuni ospiti: Paola Turci, Francesca Chillemi, Pierfrancesco Favino, Eleonora Abbagnato, Serena Rossi e un Rosario Fiorello inedito, vestito con una divisa da finanziere, come quella del padre.

Giuseppe Fiorello, come nasce questo spettacolo?

"Nasce dal racconto del rapporto tra un padre e un figlio, quello tra Andre Agassi e suo padre, descritto dal grande tennista nell’autobiografia Open. Un padre, quello di Agassi, tanto severo e autoritario quanto smisuratamente dolce era il mio. Quel racconto mi ha davvero toccato il cuore e mi ha fatto nascere il desiderio di rivisitare il rapporto con mio padre. E raccontare, portandola in scena, la storia di una famiglia come tante, una famiglia semplice e molto unita in cui ci si potesse riconoscere. Andando in giro per l’Italia, ne ho avuto la conferma".

Lei aveva già interpretato Modugno nel film tv “Volare”.

"C’è un gioco di specchi molto particolare. Fisicamente mio padre e Mimmo si somigliavano anche un po’, con gli stessi baffetti da moschettiere. Ci sono poi delle cose accadute nella vita di mio padre da giovane identiche a quelle successe a Modugno. Capitava che un ragazzo per riconciliarsi con la fidanzata chiedesse a mio padre di andare a cantare una serenata sotto alla finestra dell’amata, e lo stesso faceva Modugno. In mezzo, tra loro, ci sono io".

La famiglia di Modugno che reazione ha avuto?

"Questo racconto è dedicato a due donne importanti della mia vita, Sara e Franca. La prima mi ha messo al mondo e le devo tutto. L’altra, la signora Franca Modugno, mi ha accolto con un abbraccio immenso e un sorriso radioso, facendomi entrare nella casa del mio mito. Un incontro meraviglioso, indimenticabile".

Qual è l’insegnamento più importante ricevuto da suo padre?

"Mio padre ha insegnato tanto a noi figli, non con lezioni, ma con il suo comportamento. Onesto, generoso, positivo (io molto meno). Un sognatore straordinario: per lui non c’erano limiti a niente".