Pippo Baudo, 84 anni, e Milva sul palco dell’Ariston nel 2007
Pippo Baudo, 84 anni, e Milva sul palco dell’Ariston nel 2007
Pippo Baudo, lei sostiene che l’Italia non ha saputo riconoscere appieno il valore di Milva. Perché? "Perché non l’abbiamo apprezzata e valorizzata a sufficienza. A un’interprete internazionale come lei, a un’attrice che sapeva restituire Brecht in perfetto tedesco non siamo stati in grado di offrire quello che meritava". Mina, la tigre di Cremona, Iva Zanicchi, l’aquila di Ligonchio, Milva la pantera di Goro: che differenze c’erano in quello straordinario bestiario canoro degli anni ‘60-‘70? "Milva era un’artista particolare, sicuramente la più chiusa della triade. Non che...

Pippo Baudo, lei sostiene che l’Italia non ha saputo riconoscere appieno il valore di Milva. Perché?

"Perché non l’abbiamo apprezzata e valorizzata a sufficienza. A un’interprete internazionale come lei, a un’attrice che sapeva restituire Brecht in perfetto tedesco non siamo stati in grado di offrire quello che meritava".

Mina, la tigre di Cremona, Iva Zanicchi, l’aquila di Ligonchio, Milva la pantera di Goro: che differenze c’erano in quello straordinario bestiario canoro degli anni ‘60-‘70?

"Milva era un’artista particolare, sicuramente la più chiusa della triade. Non che Mina o Iva facessero pubbliche relazioni come si intende oggi, ma avevano un carattere diverso".

Come mai quelle ragazze, partendo dalla provincia della pianura padana, sono arrivate a risultati così lusinghieri?

"C’era un altro clima culturale, c’era una forza irripetibile in loro. Allora lo spettacolo si muoveva su piani alti, i progetti erano studiati, la Rai inventava programmi e non si affidava a format stranieri. Era un momento di grazia creativa per la società e la tv. C’era più ambizione, più aspirazione, più volontà di fare. Oggi si cerca di fare la minor fatica possibile ma partecipare a un talk show non basta. Vedo molta pigrizia in giro".

Quando ha conosciuto Milva?

"Agli inizi della sua carriera e siamo rimasti sempre in contatto. Ero anche andato a trovarla da poco nella sua casa milanese: stava male, è stato molto doloroso. Con lei ho fatto molti duetti in un programma di Michele Guardì con la regia di Antonello Falqui. Voleva fare ogni pezzo in diretta. Ci crede? Mi metteva in soggezione, vocalmente era perfetta".

A quanti Sanremo ha partecipato?

"A quattordici o quindici. Ogni volta mi colpiva la sua bravura e il desiderio di migliorarsi culturalmente. Aveva capito che quello è importante per un artista. Oggi, e mi ripeto, basta poco per avere successo e per dirsi vincente. E invece ogni volta lei al festival portava un pezzo sempre più difficile. Basta l’esempio di Quattro vestiti per capire cosa voglio dire. Forse solo la prima canzone dei suoi tanti Sanremo, Il mare nel cassetto, era vocalmente abbordabile".

Un brano come ‘La filanda’ ha portato l’impegno politico anche nella musica leggera?

"Certamente e per fare quelle operazioni serviva dal punto di vista commerciale un certo coraggio. Purtroppo la tradizione della canzone contadina si è andata disperdendo".

C’era rivalità fra Milva, Mina e la Zanicchi?

"Non c’era perché si stimavano e ognuna cercava di emergere secondo i propri meriti. Quello è un mondo che davvero si è andato perdendo, non si possono fare paragoni con le artiste attuali. Ognuna aveva una forte personalità: Mina ancora oggi canta con una tonalità inarrivabile, la Zanicchi ha una voce insuperabile".

Esiste una nuova Milva?

"Non esiste come non può esistere un’altra Mina o un altro Pavarotti. Avevano doti naturali eccezionali che hanno coltivato con il lavoro".