di Eva Desiderio

"Tiriamo fuori l’orgoglio! Con la moda noi italiani siamo i primi al mondo. Questo è un messaggio fortissimo che Camera Moda non si stancherà mai di lanciare perché i nostri valori sono positivi, siamo creativi ed efficienti e nulla come questi tempi di pandemia lo hanno dimostrato e lo stanno dimostrando", dice con convinzione e passione Carlo Capasa, presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana alla vigilia della Milano Fashion Week Men’s collection, da venerdì prossimo a martedì 19.

Presidente Capasa, come sarà questo nuovo calendario delle sfilate maschili?

"Prestigioso e propositivo con 40 contenuti digitali, tre sfilate fisiche (Dolce&Gabbana, Fendi e KWay) ed Etro che lo farà live ma a porte chiuse a differenza degli altri tre che accoglieranno un pubblico ridotto. I brand presenti saranno 40, dieci dei quali in calendario per la prima volta come KWay, Solid Homme, Dima Leu (vincitore di Who’s next 2020), Vaderetro, Dalpaos, Dhruv Kapoor, Tokyo James, Lagos Space Programme, Bloke, Nick Fouquet-Federico Curradi. Tutte le sfilate si potranno seguire sulla piattaforma digitale di Camera Moda (milanofashionweek.cameramoda.it) che le diffonderà nel mondo".

La situazione è in continua evoluzione. Come vi state attrezzando?

"Oggi nessuno è più sicuro di nulla. Aspettiamo le decisioni governative di venerdì. Anche stavolta rispetteremo, come già a luglio e a settembre, tutte le procedure di sicurezza. Finora alle nostre manifestazioni non ci sono state persone infettate".

Qual è il messaggio che Camera Moda vuole dare con questi defilè misti tra online e dal vivo?

"Vogliamo dire al mondo che in Italia con la moda riusciamo a trovare positività attraverso la nostra resilienza. Nel 2020 l’industria dello stile ha perso 25 miliardi di euro di fatturato. Ecco perché un segnale positivo serve, noi andiamo avanti anche perché il 70 per cento della moda mondiale viene prodotta in Italia. A gennaio apriamo la finestra giusta per le vendite della moda uomo e delle pre-collezioni donna. Le aziende presentano, prendono gli ordini e mettono in produzione gli abiti che veranno consegnati a giugno".

Nella filiera ci sono brand immensi ma anche piccoli produttori, spesso grandi artigiani. Cosa farete per loro?

"A loro e alla loro bravura dedicheremo queste edizioni delle fashion week milanesi di gennaio e febbraio. Nel nostro sistema l’industria convive con l’alto artigianato che va difeso e promosso. La moda è la seconda industria del Paese, fa parte della rappresentazione culturale, è essa stessa un’industria culturale. Le mani dei nostri artigiani sono un valore unico, non possiamo perdere il primato delle botteghe. Per questo promuoverò in febbraio una sezione Artigianato perchè senza la manualità perdiamo la creatività. Insieme a Confartigianato, che raduna 30mila imprese del settore piccole e piccolissime, Camera Moda farà un’importante campagna di immagine e di sostanza".

L’Italia è il Paese della Moda: ma la politica cosa ha fatto in questi mesi?

"Per troppo tempo la politica si è vergognata della moda e non l’ha considerata l’industria strategica che invece è perché fa anche parte della rappresentazione culturale dell’Italia. La moda non è un’industria voluttuaria. Finora ci sono state solo misure generiche come la cassa integrazione, niente di dedicato al settore e ai distretti produttivi. Per questo dico che servono misure ad hoc, per grandissime marche e piccoli produttori. Da presidente di Camera Moda faccio appello al Governo per trattare la moda come un’industria strategica, visto che con il suo 70 per cento di export è la seconda industria del Paese".