Lino Capolicchio e Dominique Sanda-. Micòl nel film “Il giardino dei Finzi Contini“
Lino Capolicchio e Dominique Sanda-. Micòl nel film “Il giardino dei Finzi Contini“
di Roberto Pazzi Chi era in realtà l’affascinante Oriane de Guermantes della Recherche du temps perdu di Proust? Che reali rapporti intratteneva la duchessa col narratore che se ne mostra tanto innamorato da pedinarla nella quotidiana passeggiata, pur di riceverne il saluto? E chi erano i Guermantes, l’aristocratica famiglia canone di ogni mondanità nella Parigi de le belle époque? E il barone di Charlus, siamo certi che fosse Robert de Montesquieu? E chi erano Silvia e Nerina in A Silvia e ne Le ricordanze del Leopardi? Teresa Fattorini e Maria Belardinelli? E Dora Marcus, dalle bellissime gambe, che relazione aveva con Montale? Quel Montale che a Maria Luisa Spaziani dedicherà poi i versi alla volpe e alla moglie Mosca alcune delle sue più struggenti poesie? E Leopold Blooom, protagonista...

di Roberto Pazzi

Chi era in realtà l’affascinante Oriane de Guermantes della Recherche du temps perdu di Proust? Che reali rapporti intratteneva la duchessa col narratore che se ne mostra tanto innamorato da pedinarla nella quotidiana passeggiata, pur di riceverne il saluto? E chi erano i Guermantes, l’aristocratica famiglia canone di ogni mondanità nella Parigi de le belle époque? E il barone di Charlus, siamo certi che fosse Robert de Montesquieu? E chi erano Silvia e Nerina in A Silvia e ne Le ricordanze del Leopardi? Teresa Fattorini e Maria Belardinelli? E Dora Marcus, dalle bellissime gambe, che relazione aveva con Montale? Quel Montale che a Maria Luisa Spaziani dedicherà poi i versi alla volpe e alla moglie Mosca alcune delle sue più struggenti poesie? E Leopold Blooom, protagonista della dublinese giornata del 16 giugno 1904, nell’Ulisse di Joyce? E il giovane Telemaco, che accompagna Ulisse nel Canzoniere di Saba?

Quando, a 23 anni, divorai la Recherche proustiana, avvertendo in me una certa ansia di conoscenza dei personaggi di Proust, Vittorio Sereni seppe placarla indicandomi un libro di Michel Painter che a quel gioco di smascherare i personaggi di Proust aveva dedicato la vita. Ma non ne ricavai un maggior piacere di lettura. Ho dimenticato da anni i nomi reali che si celavano in quelli dei personaggi, ma non posso mai scordare Oriane, Charlus, Francoise, Saint Loup, la Berma, Albertine, zia Léonie, e tanti altri loro compagni di quel viaggio nel Tempo.

Così mi accadde con Saba, scrivendo la tesi di laurea. Potei addentrarmi nella vita più personale del poeta grazie alla lettura di 34 lettere a Sereni inviate dal poeta triestino nel 1948 e 1949. E scoprire così chi fosse Telemaco, prima che amplificasse il tema dell’omosessualità Linuccia Saba, dando alle stampe il romanzo paterno Ernesto, sull’onda del clamore suscitato dalla morte di Pasolini. Telemaco che era poi il padovano di quarant’anni più giovane col quale Saba, abbandonata la famiglia, volle vivere un sodalizio che smascherava la sua sofferta mancanza di un figlio maschio e la sua sempre repressa attrazione per gli uomini. Ma anche in questo caso nella memoria sono rimasti vivi soli i versi del poeta, non i nomi.

Furono i miei primi passi sul crinale sottile che divide in letteratura le persone dai personaggi, in una sorta di processo a ritroso di quello dei famosi Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello, così ansiosi di venire redenti dalla loro inquietudine di vivi nella forma pacificata della letteratura. I primi passi, insomma, nella formazione di un giudizio meno influenzato dall’elemento autobiografico, meno documentaristico e pettegolo. Per arrivare a maturare un più solido apprezzamento della verità di un soggetto narrativo. Che è garantito dalla verità poetica, e molto meno dalla verità storica. Perché alla verità di Micòl bastano le pagine de Il giardino dei Finzi Contini. Con la sua ansia di vita e di piacere, presaga del tragico destino che l’attende, insieme alla sua razza. Col suo preferire al colto narratore, compagno di studi e di partite di tennis, che è Giorgio Bassani, il marxista Giampiero Malnate, il chimico operaio così poco raffinato, del quale è innamorato anche il fratello Alberto, l’esteta che la morte di cancro sottrarrà al campo di concentramento.

La bella e sensuale Micòl che si identifica nei fragili e forti vetri opalescenti, i “lattimi”, che collezionava. Che, ribelle e impetuosa, incontra il giovane e timido narratore per la prima volta scavalcando il muro di cinta della villa di famiglia. Che Micòl fosse Giuliana invece che Teresa Foscolo, non muterà il nostro gusto di lettori se anche aveva avuto importanza nella mente di Bassani trasfigurando una delle due sorelle. La scoperta recente, per opera di accreditati filologici, che sia più verosimile l’identificazione con Giuliana, invece che con Teresa, alla quale Bassani volle donare il manoscritto del romanzo, non cambierà il valore poetico di questa figura di donna, una delle più belle della nostra letteratura.