Vanessa Benelli Mosell ha inciso l’album ‘Casta Diva’ con celebri arie d’opera (foto di Michele Maccarrone, in copertina di Emmanuel Jaques)
Vanessa Benelli Mosell ha inciso l’album ‘Casta Diva’ con celebri arie d’opera (foto di Michele Maccarrone, in copertina di Emmanuel Jaques)

Talento, passione, eleganza. L’hanno definita la nuova diva del pianoforte ma Vanessa Benelli Mosell si schermisce: "È un riconoscimento che fa piacere, tuttavia sinceramente mi spiazza un po’... Io sono soltanto me stessa, e cerco di mettere il meglio di me in ciò che mi piace". A poco più di trent’anni, la pianista originaria di Prato è già annoverata fra i protagonisti della scena internazionale, con una particolare vocazione per la musica contemporanea, grazie anche a un maestro d’eccezione come Karlheinz Stockhausen. Con la Decca ha inciso sette album e il più recente, Casta Diva, è una passeggiata affascinante fra celebri arie dell’opera italiana, da Bellini a Verdi, nelle trascrizioni per pianoforte che ci hanno lasciato grandi compositori come Franz Liszt e Frédéric Chopin.

Come si è avvicinata al piano?

"La prima volta mi ci sono letteralmente arrampicata. Avevo tre anni, ero all’asilo: non arrivavo neppure alla tastiera, eppure ho iniziato a suonare e hanno scoperto che avevo orecchio".

Lei tuttavia non arriva da una famiglia di musicisti...

"Mio padre è chirurgo: un virtuoso, ma in un altro campo. Mamma e papà sono sempre stati melomani e già da piccola mi portavano con loro a teatro. Anche mia mamma non era musicista, però ha iniziato a prendere lezioni di piano quando ho cominciato io. La disciplina e il rigore li ho imparati da lei".

Si sente molto determinata?

"Mi ritengo una perfezionista, sì. Quando mi prefiggo un obiettivo voglio sempre andare fino in fondo. Essere determinati, comunque, non esclude la capacità di essere autocritici, di crescere e di evolvere".

A 16 anni lei ha avuto il privilegio di studiare con Stockhausen. Che ricordo ne conserva?

"Era un artista eccelso, dava un’energia e un’ispirazione senza paragoni, e ti faceva davvero vivere nel suo mondo. Era un uomo generoso e totalmente coerente con se stesso, nella musica come nella vita: si aveva l’impressione che tutto l’universo girasse attorno a lui. Era come wagneriano: un’opera d’arte totale".

Che cosa le ha insegnato?

"Con lui ho lavorato su vari pezzi, in un rapporto di trasmissione: è come se volesse tramandare la sua musica alle generazioni che verranno. Da lui ho appreso il valore dell’immensità, dell’autenticità".

Per questo lei predilige la musica contemporanea?

"È fondamentale che un interprete possa suonare la musica del proprio tempo, e invece oggi tanti musicisti scelgono di proporre un repertorio che si limita al periodo dal XIX secolo alla metà del XX. C’è tanta musica da scoprire, anche per rivolgersi ai più giovani".

In Casta Diva lei affronta il raffinato mondo dell’opera...

"Qui davvero il pianoforte ‘canta’, ovvero combina in sé tutti gli altri strumenti dell’orchestra e perfino la voce. Sembra incredibile che da 88 tasti possa uscire tanta meraviglia. Le trascrizioni non sono semplici arrangiamenti, ma veri capolavori che esaltano il virtuosismo".

Perché è speciale l’opera italiana?

"Nei temi è più vicina alla gente. Quella tedesca affronta soprattutto miti e leggende. Con questo progetto, sono veramente orgogliosa di poterla comunicare anche all’estero".

Perché abita a Parigi?

"Non è una scelta antiitaliana, non me ne sono andata sbattendo la porta... Semplicemente, da quando ho iniziato a studiare musica ho vissuto in molte città, Mosca, Londra, Berlino, e questa libertà è essenziale per un artista. Certamente Parigi è una metropoli che vive i grandi problemi del nostro tempo, dall’integrazione razziale alle tensioni sociali, ma ha anche una dimensione raccolta e romantica".

Lei è ammirata anche per la sua eleganza. Moda e musica vanno a braccetto?

"Sono come milioni di donne che amano presentarsi bene. E comunque, fra i musicisti, ci sono stati e ci sono anche tantissimi uomini di gradevole aspetto e notevole successo: per esempio Carlos Kleiber. Prendersi cura della propria immagine è una forma di rispetto verso di sé e verso il pubblico. Quindi, ben venga l’eleganza".