Mengoni a cuore aperto: "Elogio la fragilità: può essere una forza. Impariamo ad amarla"

Il cantautore da vincitore 2023 a coconduttore alla prova da showman "Per non soffrire non bisogna rifiutare le emozioni, ma capire come gestirle".

Mengoni a cuore aperto: "Elogio la fragilità: può essere una forza. Impariamo ad amarla"

Mengoni a cuore aperto: "Elogio la fragilità: può essere una forza. Impariamo ad amarla"

"Come si fa a uscire dalla fragilità, a superarla? Io credo che la fragilità non vada superata ma vada accolta, credo che il lavoro che dobbiamo fare su di noi per crescere, per stare meglio, non sia negare la fragilità ma trovare gli strumenti per gestirla". Le Due vite di Marco Mengoni sono qui, di fronte al pubblico, ancora una volta sul palco dell’Ariston. Due vite come la canzone che gli ha consegnato l’anno scorso la seconda vittoria del Festival di Sanremo, dopo quella del 2013 con L’essenziale. Due vite come quelle in cui si dibatte – almeno dinnanzi ai fan – dal 2009, quando trionfò a X Factor, squadra di Morgan: in scena bellezza, fascino e un talento unico, tutto precisione ed emozione, nella cover di Almeno tu nell’universo come in quella di Psycho Killer; fuori scena le insicurezze e le ferite di un’adolescenza difficile, i 100 chili di peso da ragazzino, il dismorfismo che non l’abbandonava.

Due vite: in una la bellezza, sex symbol indiscutibile per uomini e donne, e il successo; nell’altra l’infelicità, le insicurezze, l’arrovellarsi in sé stesso. Due vite: Mengoni l’interprete da dischi d’oro e concerti sold out; Mengoni lo showman, il coconduttore che ieri sera si è buttato, senza nascondere niente di sé – né l’inedito entusiasmo ragazzino sfacciato né la timida ingenuità di gag non riuscitissime – nell’avventura “fuori comfort zone“ da valletto di lusso di Amadeus. Un traguardo non indifferente è – per assurdo – proprio quest’ultimo: "È grazie alla terapia che sto imparando solo adesso, a 35 anni, a essere giovane. A essere felice, a godere la vita. Prima pensavo troppo, adesso sto capendo che va bene anche pensare un po’ meno, ma essere più felice. Volersi bene. Assolversi. Io oggi sono contento di essere me, nel bene e nel male".

E qual è mai il male che ha incontrato, in questo mondo di abbaglianti trionfi pop? E qual è il male che tanti ragazzi come lui, adesso al debutto su quel palco, potrebbero incontrare? "Mi vedete? – dice sorridendo lui che spesso nei momenti di felicità e commozione non ha nascosto le lacrime in pubblico –. Ora indosso una camicia con i lustrini e le paillettes, è da un po’ che ho cambiato modo di vestirmi perché sì, ripeto, anche il mio stile un po’ più sgargiante è il segno che sto imparando a essere più giovane. Ma questi lustrini, queste paillettes io riesco a mettermele addosso solo oggi, e dopo aver combattutto tante battaglie... Per carità, il mestiere che faccio è bellissimo, io sono fortunatissimo, un privilegiato. Ma fare questo lavoro significa anche pensarci 24 ore su 24, rinunciare a un po’ di libertà, devi essere attento a tutto, diventa inammissibile qualunque distrazione, qualunque defaillance. E tutta questa concentrazione, questo controllo a lungo andare può diventare un’ossessione. Qualcosa che svuota". "Da tempo sono in terapia – continua Marco – mi vedo una volta alla settimana con una professionista. Ecco, nello spazio della terapia sono libero. Libero di giocare con i pensieri. Il lavoro di analisi viene dopo, inizia solo quando esci dalla seduta, e continua. Continua nel non rifiutare le emozioni, ma nell’imparare a gestirle".

Come gestire quelle da coconduttore? "Seguendo il flow, come dicono i giovani – appunto. Facendo le voci: è il mio modo di uscire dall’imbarazzo, lo sanno tutti i miei amici. Per l’Ariston ne ho provate tante, imito anche quella di Amadeus. E poi studiando, sì: ho guardato alcuni vecchi Sanremo anche se la mia sanremese preferita resta solo una, Anna Marchesini. È ciancicata, la sento vicina a me che sono di Ronciglione, quando la vedo rido fino alle lacrime. Io non ho un grammo del suo talento, certo, ma è la mia musa". A proposito di muse: spera che almeno quest’anno a Sanremo vinca una donna? "Spero vinca una bella canzone". E in sala stampa, a domanda precisa, ne intona con Amadeus una che sì, definisce "molto bella": Bella ciao.

Chiara Di Clemente

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