Spotify ha sborsato una quantità enorme di denaro per assicurarsi il podcast del principe Harry e Meghan Markle: questo è un fatto noto. Si parla di qualcosa come 20 milioni di euro, cifra mai confermata né smentita: in ogni caso, davvero tanti soldi, soprattutto se messi a confronto con il compenso dei musicisti che ricevono intorno a 0,0044 euro ogni volta che un loro brano viene riprodotto in streaming. Con il risultato che solo le mega star guadagnano decentemente da Spotify, mentre alla stragrande maggioranza restano le briciole. Per capirci, centomila ascolti (che sono parecchi) producono 440 euro. Il confronto con i duchi ha alimentato la polemica, tanto da spingere Horacio Gutierrez, uno dei boss di Spotify, a difendere la scelta strategica dell'azienda nel corso di un'audizione con una commissione di parlamentari britannici.
 

I podcast fanno bene alla musica

Intanto, Gutierrez non ha confermato se i 20 milioni di euro sono un'ipotesi verosimile oppure esagerata, ma ha commentato ironicamente che i duchi del Sussex "non stanno lavorando gratis". Poi ha detto che i podcast di personalità molto famose "attirano utenti all'interno del servizio e questo va a vantaggio di tutti. I dati che abbiamo dimostrano in modo evidente che la presenza dei podcast sulla nostra piattaforma fa aumentare gli ascolti della musica, innescando un circolo virtuoso".

A prima vista il discorso di Gutierrez non risolve la polemica, perché se il punto di partenza, per i musicisti, resta un compenso di 0,0044 euro allora l'incremento di ascolti rischia comunque di produrre benefici pressoché nulli. E non è certo la prima volta che Spotify viene criticata per come redistribuisce i propri guadagni: molti musicisti l'hanno già fatto in più di un'occasione ed è evidente che hanno ottime ragioni di lamentarsi.
 


Gli investimenti sui podcast e la strategia a lungo termine

Bisogna però tenere conto di un dato: i milioni pagati a Harry e Meghan non sono il compenso di un unico podcast, che tra l'altro vanta al momento una sola puntata, ma si riferiscono a un accordo pluriennale che prevede la realizzazione di più podcast, sia con i duchi del Sussex come speaker sia prodotti da loro e condotti da altri. Accordi analoghi, e altrettanto ben pagati, sono stati stati quelli con Michelle Obama e Kim Kardashian: la strategia aziendale, insomma, è di costruire una piattaforma di riferimento per il mondo dei podcast, che possa vantare nomi celeberrimi in esclusiva e che possa cementare l'idea che Spotify è il luogo dove trovare podcast di qualità. Tutto ciò non elimina ovviamente il problema degli scarsi riconoscimenti economici concessi ai musicisti: serve però ad avere un quadro più completo della situazione.

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