Eleonora Mazzoni con il suo "Le Difettose"
Eleonora Mazzoni con il suo "Le Difettose"

Roma, 19 aprile 2021. Volere un figlio a tutti i costi può creare dipendenza? E' la domanda che si è posta Eleonora Mazzoni scrivendo Le difettose (Einaudi), uscito in una prima edizione nel 2012 e nei giorni scorsi andato in ristampa. Una delle poche opere che non solo non è arrivata ai maceri perché invenduta, ma continua a vivere in altri contenitori e grazie ad altri linguaggi. Nel 2014 ha debuttato l'omonimo spettacolo teatrale con Emanuela Grimalda; nel 2018 è stato tradotto in Francia col titolo Les fivettes; nel 2020 sono stati venduti i diritti cinetelevisivi. Un'accoglienza trasversale, in termini di critica e pubblico, che Mazzoni - che nasce come attrice - a suo tempo non si aspettava ma che ora, 9 anni dopo, si spiega con un bisogno di verità.

Protagonista è Carla, una ricercatrice appassionata ma precaria, amante di Seneca, che sulla soglia dei 40 anni decide di avere dal compagno Marco un figlio che però non arriva. Dopo mesi di sperato 'ritardo' intraprende la strada della fecondazione assistita incontrando sul suo cammino donne diversissime da lei eppure a lei accomunate dal sentirsi 'sbagliate', dall'avere un corpo che non risponde - o non risponde più - al ciclo naturale della riproduzione. Meno di 200 pagine dense di ironia, divertimento, commozione, capaci di trasferire al lettore il sentimento di inadeguatezza che si prova di fronte a un'esigenza, la maternità, che prima di essere individuale è spesso un mandato sociale E in quanto tale condizionante, discriminante e frustrante. Perché la narrazione politicamente corretta di tutte le famiglie che si rispettano - riflette Carla - prevede una bella casa, un lavoro appagante, la macchina pressoché nuova, il cane e ovviamente la prole. Se così non va, c'à qualcosa di 'storto', 'sinistro'. Detto alla Mazzoni, 'difettoso'.

Lei ha sempre dichiarato che non c'è nessuna identificazione tra Carla ed Eleonora, eppure nel post social in cui ha annunciato la nuova edizione ha accennato alla sua esperienza personale. Cosa è cambiato in lei in questi anni?

"Non è un'autobiografia, seppure parte da un'esperienza personale. Io sono sempre stata molto studiosa, la lettura ha accompagnato la mia vita. Quando mi sono affacciata al mondo editoriale, che non conoscevo, ero vista come un'intrusa, l'attrice che si era momentaneamente data alla scrittura ma sarebbe tornata al cinema. Quasi l'esperienza dovesse interrompersi lì. Invece quell'energia non si è esaurita. Dopo mi sono dedicata a Gli ipocriti (Chiarelettere), In becco alla cicogna (Biglia blu), La tua testa sul mio petto. Sulle tracce di San Giovanni (Edizioni San Paolo). Oltre che a sceneggiature varie. La scrittura è il perno delle mie giornate. E' la mia dimensione politica e civile".

Sul tema, in un Paese cattolico come il nostro, cosa è stato sdoganato?

"Oggi finalmente se ne parla, oltre le ideologie, oltre i pro e i contro. Le difettose pone interrogativi su maternità, fertilità, scienza e accesso alla stessa. Narra di donne di età compresa tra i 25 e 45 anni, di tutte le estrazioni sociali e geografiche, dall'impiegata alla professoressa, dalla Lombardia alla Sicilia. Tutte a servirsi del sistema sanitario pubblico. Un punto che reputo importante perché non tratta della signora ricca che si rivolge alla clinica privata griffata. Ho portato il discorso su un livello di umanità, ho mantenuto un approccio laico, che è arrivato. Del resto, le domande che nel 2018 mi sono state poste in Francia, dove le coppie fanno molti più figli che da noi, sono le stesse rivoltemi in questi anni in Italia. Oggi la società si stia raccontando. Sussistono sempre condizionamenti, è inevitabile, tuttavia ci si percepisce 'meno difettose'".

Molte donne manifestano pubblicamente che il suo libro ha cambiato loro la vita.

"Verissimo, mi contattano anche e soprattutto privatamente per rivelarmi che poi hanno trovato il coraggio di uscire dal senso di oppressione che le sovrastava. E' il traguardo migliore".