Osare, sperimentare ed esplorare nuovi territori. È l’orologeria del terzo millennio. È l’orologeria per la quale materiali come oro e acciaio sembrano appartenere al passato e parla solo di ceramica, titanio, fibra di carbonio, alluminio che assicurano performance uniche all’orologio. Nuovi materiali, dunque, applicati agli esemplari sportivi, più esposti a sollecitazioni, ma che anche l’orologeria più formale ama indossare per soluzioni di design interessanti. Chanel docet, dove il suo J12 fu il primo modello a essere eseguito con cassa, lunetta e bracciale in ceramica ad alta resistenza, nera (nella foto, 6.100 euro) o bianca che sia: a 20 anni dal suo debutto è un’icona del settore (chanel.com). Altra pioniera è Hublot, ma della lavorazione e della colorazione dello zaffiro, materiale estremamente resistente, molto complesso da lavorare: dopo quello trasparente, nero fumé, blu e rosso, ecco il giallo declinato nello Spirit of Big Bang Yellow Sapphire, qui con cassa da 45 mm (120mila euro, hublot.com). Ha ribaltato i codici estetici tradizionali utilizzando l’alluminio e il caucciù, due materiali mai adottati prima da un marchio di lusso, Bulgari, lanciando nel 1998, la prima generazione di Aluminium, che nel 2020 viene declinato nel Bulgari Aluminium Chronograph, con cassa di 40 mm in alluminio e titanio, lunetta in caucciù nero (4.250 euro, bulgari.com). La combinazione di fibra di carbonio e oro in lamine, dà vita al Tpt Gold Carbon con cui Richard Mille veste L’RM 037, materiale che garantisce protezione al movimento scheletrato automatico di cui è dotato l’orologio; il quadrante è tempestato di zaffiri neri che circondano la parte centrale in onice (219mila euro, richardmille.com). La fibra di carbonio è apprezzata per il suo mix raro di leggerezza e resistenza, ma anche per il suo aspetto futuristico da Zenith, che la sceglie per il Defy Classic, con bracciale integrato: peso totale, appena 65 grammi (19.600 euro, zenith-watches.com).