La mascherina chirurgica rende difficile distinguere i volti
La mascherina chirurgica rende difficile distinguere i volti

Se vi è capitato di incrociare un amico che indossava la mascherina, ma non siete riusciti a riconoscerlo, non dubitate delle vostre facoltà mentali: quando la metà inferiore del viso è coperta, la nostra capacità di identificarlo può andare in tilt. Lo hanno verificato i ricercatori dell'Università di Stirling attraverso un esperimento volto a indagare questa nuova "sfida" della nostra vita quotidiana ai tempi del Covid-19.

Lo studio ha coinvolto 138 partecipanti a cui sono state sottoposte delle coppie di fotografie, che ritraevano in primo piano sia perfetti estranei sia celebrità arcinote. Le coppie di immagini potevano presentarsi in tre modi: entrambi i volti scoperti, un volto scoperto e uno con la mascherina chirurgica (sovrapposta grazie a un software di grafica), entrambi i volti con la mascherina. I partecipanti dovevano quindi indicare se le due facce appartenevano alla stessa persona o a due persone diverse.

Le probabilità di azzeccare l'identificazione calavano in modo significativo, e in egual misura, quando le coppie nelle foto avevano una o due mascherine. Ma se il risultato parrebbe prevedibile nel caso di visi ignoti, l'effetto mascherina colpiva anche di fronte ai vip: "In genere siamo molto bravi a riconoscere e abbinare le facce che ci sono familiari", commenta il professor Peter Hancock, "quindi rilevare lo stesso calo di performance per i volti delle celebrità note ai partecipanti è stato molto sorprendente".

Cosa fa inceppare il meccanismo nella nostra testa? L'altro autore della ricerca, Daniel Carragher, avanza un paio di ipotesi: "Pensiamo che le mascherine potrebbero interferire con la capacità dell'osservatore di percepire ed elaborare il volto come un insieme. D'altro canto, è anche possibile che la mascherina possa alterare l'aspetto percepito della metà superiore del volto, che di solito influisce maggiormente sul riconoscimento dei visi rispetto alla metà inferiore".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cognitive Research: Principles and Implications.