di Paolo Pellegrini

Il dentista, la prof, il mare. E Sofia: che, per dirla subito tutta, è un’asina dal raglio potente e dai garretti forti. Necessari per figurare nel cast di questa che è una storia di viticoltura davvero eroica. Intanto, il luogo: siamo a Ponza, isola gioiello per i turisti, terra di fatica estrema per chi si è votato a coltivare, in particolare le vigne. Fatica del resto antica: a Ponza il vino si fa almeno dal 1734, quando Carlo III di Borbone pensò bene di colonizzare lo scoglio, e di mandarci a spaccarsi la schiena col miraggio dell’enfiteusi perpetua (e sai che regalo…) un pugno di contadini ischitani, già pratici della materia: ecco perché i vitigni che ancora si coltivano sono la Biancolella e la Forastera, la Guarnaccia e il Piedirosso oltre all’Aglianico, tutti tipici proprio di Ischia.

E qui comincia la storia che porta a tre dei nostri quattro attori: il mare ovviamente c’era già, ed è via mare che arriva su una barchetta con la moglie, i figli e le barbatelle un tale Pietro Migliaccio. Piantò le vigne a Pizzicato, appena sopra Punta Fieno, uno degli scorci più suggestivi tra Punta della Guardia e la non più praticabile spiaggia di Chiaia di Luna: e i suoi problemi forse finivano lì, in fondo bastava un torchio, nel Settecento, il sogno dell’export era ancora lontano. Ma il sole era implacabile. Se ne doveva essere reso conto anche Benedetto Migliaccio, nonno dell’attuale proprietario, figlio di un confinato per motivi politici. Il dentista: si chiama Emanuele Valerio e vive – ed esercita ancora, perché dimostra vent’anni meno dei suoi 82 – a Napoli, da dove ha portato con sé la moglie. La prof, Luciana Sabino, insegnante d’inglese in pensione, bella colta e paciosa: coppia di classico stampo partenopeo, che nel 2000 ha deciso di ridare fiato all’azienda di famiglia, e anche alla viticoltura isolana, oggi assai ridotta rispetto ai tempi del re Borbone, ci sono le vigne di un colosso laziale e, giusto a Punta Fieno, anche quelle del vecchio Salvatore, che abita nella parte alta di Ponza Porto. Giusto dove Antiche Cantine Migliaccio ha casa e struttura di vinificazione. E qui entra in gioco il quarto attore, Sofia. Perché dalle vigne la cantina si raggiunge solo per una mulattiera che attraversa profumi incredibili ma mette in crisi anche i camminatori più esperti: "Che fosse uva o mosto spremuto nella piccola cantina giù in vigna dove non c’è né luce né acqua corrente – racconta Emanuele Valerio – c’era comunque sempre il problema del trasporto, ci abbiamo provato via mare ma non si attracca, con l’elicottero ma non è semplice, e allora abbiano deciso di ricorrere agli asini". Ed ecco Sofia, epigono di tutti i quadrupedi che l’anno preceduta: ceste e taniche da 30 litri in groppa e via, da metà settembre tocca a lei portare uva e mosto alla cantina principale.

Cantina dove nascono le 10mila bottiglie per quattro etichette prodotte ogni anno dai 3 ettari di vigna, dove le viti sono tutte piantate a piede franco, qui la fillossera non è arrivata e la vite prospera bene, ne è stata trovata una di Moscato d’Alessandria che dovrebbe avere sui trecento anni di vita. "Siamo in regime biologico, anche se non certificato", spiega Luciana orgogliosa dei riconoscimenti di "viticoltrice eroica" guadagnati perfino in Trentino. Quattro vini di cui il Fieno, grazie anche all’opera attenta dell’enologo Vincenzo Mercurio, si è beccato i Tre Bicchieri del Gambero Rosso, e la Biancolella spopola sulle tavole dell’isola ma non solo. Poi c’è un rosso dai tannini morbidi, e adesso un eccellente rosato dal manto color corallo. Il sogno è arrivare a 20mila bottiglie, annettendo altre vigne. E resistere alle avances dei big, che sul gioiellino di Ponza hanno già puntato il mirino.