di Stefano Marchetti Ai primi di marzo, Lang Lang ha eseguito le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach proprio nella storica chiesa di San Tommaso a Lipsia, dove il compositore era maestro di cappella e dove oggi riposa. "Avevo perfino le lacrime agli occhi. Era incredibile suonare quei pezzi nello stesso luogo in cui Bach lavorava, e con la stessa acustica", ammette il pianista. Dopo quella sera il mondo si è fermato, congelato dalla pandemia, un dramma senza confini. Anche per Lang Lang, il pianista classico più “pop” che si conosca, non è stato più possibile viaggiare, volare da una città all’altra e rispettare un’agenda di decine di concerti nei teatri più prestigiosi. A settembre la Deutsche Grammophon ha pubblicato il doppio album delle Goldberg, che comprende anche la registrazione dal vivo di quel recital e a febbraio sarà completato da un’extended version digitale con sette...

di Stefano Marchetti

Ai primi di marzo, Lang Lang ha eseguito le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach proprio nella storica chiesa di San Tommaso a Lipsia, dove il compositore era maestro di cappella e dove oggi riposa. "Avevo perfino le lacrime agli occhi. Era incredibile suonare quei pezzi nello stesso luogo in cui Bach lavorava, e con la stessa acustica", ammette il pianista. Dopo quella sera il mondo si è fermato, congelato dalla pandemia, un dramma senza confini. Anche per Lang Lang, il pianista classico più “pop” che si conosca, non è stato più possibile viaggiare, volare da una città all’altra e rispettare un’agenda di decine di concerti nei teatri più prestigiosi.

A settembre la Deutsche Grammophon ha pubblicato il doppio album delle Goldberg, che comprende anche la registrazione dal vivo di quel recital e a febbraio sarà completato da un’extended version digitale con sette nuove tracce, fra cui l’arrangiamento della Sinfonia di Natale di Bach.

Nel frattempo, stasera, alle 21 italiane, Lang Lang riunirà amici famosi per il suo primo concerto virtuale, Reaching dreams through music, trasmesso sul suo canale YouTube: fra gli ospiti anche la moglie, la pianista Gina Alice, le voci raffinate di Diana Krall e Renée Fleming, il rapper Wyclef Jean, e il regista Ron Howard, che su Lang Lang sta girando un docufilm.

Maestro, come vive questo “tempo sospeso”?

"Per tutti questi mesi sono rimasto sempre in Cina. È il periodo più lungo che ho trascorso nella mia terra natale da quando, adolescente, la lasciai per gli Stati Uniti. Ed è affascinante quanto io stia ancora imparando della cultura delle mie radici".

Però quanto le manca il palcoscenico?

"Come l’acqua a un pesce. Ma spero che potremo gradualmente riprendere i concerti: mi auguro di tornare in Europa e in America la prossima estate".

Lo scorso aprile era atteso anche alla Scala...

"Vorrei recuperare nel 2021. Amo ogni cosa dell’Italia, il cibo, la lingua, le arti, l’architettura, la moda. E la gente calda e appassionata del vostro Paese". Lei ha atteso vent’anni prima di eseguire in pubblico le 32 “Variazioni Goldberg”. Perché?

"Sono fra i principali capolavori della storia della musica, una partitura profonda e complessa. Ho iniziato a studiarle da ragazzo: le ho suonate per il maestro Eschenbach e ho ricevuto una formidabile intuizione dal maestro Harnoncourt che mi consigliò di fare emergere la solitudine nella musica. Ci ho lavorato per anni: penso che si debba essere un artista maturo per riuscire a formare una propria interpretazione".

Cosa hanno di speciale le Goldberg?

"Una simmetria unica e un’architettura magistrale che mi ricorda le maestose piramidi egizie. C’è molto mistero in questa composizione: ogni tre variazioni c’è un canone, e anche le variazioni tra i canoni hanno una schema. La mia variazione preferita è la 25, profonda, scura, piena di solitudine: credo raggiunga il picco di bellezza".

La musica è con lei fin dall’infanzia: quali ricordi conserva?

"A due anni ho iniziato a suonare su un vero pianoforte. Guardavo in tv un cartone animato di Tom e Jerry: il gatto era un pianista in frac, e il topo si prendeva gioco di lui sulla tastiera. Rimasi immediatamente affascinato. Un altro momento cruciale è stato seguire il leggendario concerto di Mosca di Vladimir Horowitz".

Chi sono i suoi punti di riferimento?

"Ho avuto la fortuna di conoscere molti grandi musicisti, e alcuni sono stati miei mentori, come Daniel Barenboim o Christoph Escenbach. Altri eroi per me sono stati Horowitz, Leonard Bernstein, Glenn Gould e Luciano Pavarotti: avrei voluto conoscerli di persona".

Le piace collaborare anche con artisti di altri “mondi” musicali...

"Io sono un pianista classico: non mi sento come un artista crossover, ma sono di mente aperta. Di tanto in tanto, mi piace sperimentare e scambiare idee con musicisti di generi differenti. Apre la mia prospettiva, e lo trovo arricchente".

Ha iniziato la carriera molto giovane, ora è vicino ai 40 anni. Si sente cambiato?

"Mi sento più maturo e ho una migliore comprensione di ciò che vorrei artisticamente e dalla mia vita. Nel tempo sono diventato più riflessivo e selettivo".

Ha avviato un’accademia di pianoforte e una fondazione, pubblicando anche un suo metodo. Tutto dedicato ai giovani. Qual è il principale insegnamento?

"È importante che i ragazzi possano ricevere un approccio emozionale alla musica, e gli insegnanti devono essere di ispirazione per i loro allievi. Certo, devi avere disciplina e ti devi esercitare, ma l’ispirazione è la chiave".