Una scena del film - Foto: Medusa Film
Una scena del film - Foto: Medusa Film

Roma, 14 ottobre 2020 - Esistono gli instant book, cioè libri scritti e pubblicati molto rapidamente per approfittare di un evento fresco di accadimento, ma è raro incappare in un instant movie, soprattutto perché un film è molto più lungo da scrivere, girare e montare. Invece ecco l'eccezione alla regola: giovedì 15 ottobre esce nelle sale cinematografiche la commedia 'Lockdown all'italiana', scritta e diretta da Enrico Vanzina, con protagonisti Ezio Greggio, Ricky Memphis, Paola Minaccioni, Martina Stella, Biagio Izzo, Maurizio Mattioli, Riccardo Rossi ed Enzo Salvi. La critica non è affatto soddisfatta, ma con questo tipo di lungometraggi capita spesso che il pubblico reagisca in maniera diversa, talvolta addirittura opposta.

Lockdown all'italiana, tutto sul film

La trama ruota attorno a due coppie: una ricca e borghese, l'altra povera e borgatara (siamo a Roma, a marzo del 2020). Il collegamento fra le due famiglie è dovuto al fatto che il marito borghese tradisce la moglie con la donna di periferia, che a sua volta tradisce il proprio compagno. La tresca viene scoperta contemporaneamente, da entrambi i cornuti, ma un momento dopo il governo impone il lockdown per contenere la pandemia di Coronavirus. Così inizia una convivenza forzata che è ancora più complessa di quanto avrebbe potuto esserlo.

Per quanto Enrico Vanzina sia un nome ormai celeberrimo del cinema italiano, 'Lockdown all'italiana' rappresenta il suo primo film da regista. Gli oltre cento crediti in carriera li ha messi in curriculum come sceneggiatore e spesso è stato suo fratello, Carlo Vanzina, a sedersi dietro la cinepresa. Dopo la morte di Carlo, avvenuta l'8 luglio 2018, Enrico ha scritto film che poi sono stati diretti da Vincenzo Salemme ('Una festa esagerata'), Marco Risi ('Natale a 5 stelle') e Younuts ('Sotto il sole di Riccione'). Ora si cimenta per la prima volta dietro la cinepresa.

Il trailer

Le recensioni

La critica italiana ha scritto recensioni mediamente poco convinte. Alcuni hanno lamentato che la confezione testimonia un'eccessiva fretta nella realizzazione, altri hanno trovato le battute un po' fiacche. L'obiezione più interessante riguarda il fatto che Enrico Vanzina ha messo in scena una storia che non affonda mai i denti nella società italiana contemporanea, mettendone alla berlina i difetti e le piccinerie: ha invece preferito prenderla alla larga, lavorando su alcuni degli archetipi che gli sono più cari, ma che sono inscindibili da un immaginario anni Ottanta. Gli spettatori che gradiranno il film potrebbero farlo proprio in quanto leggero, capace forse di regalare uno spettacolo senza pensieri; gli altri probabilmente lo odieranno perché evoca una realtà contemporanea, ma la utilizza come pretesto di superficie per concentrarsi poi su altro.

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