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12 giu 2022

L’italiano è vivo e farà il giro del "Mundi"

Nasce a Firenze il Museo nazionale dedicato al passato, al presente e al futuro della lingua. A luglio l’inaugurazione delle prime due sale

12 giu 2022
ilaria ulivelli
Magazine
La scala elicoidale nell’ex monastero della Santissima Concezione
La scala elicoidale nell’ex monastero della Santissima Concezione
La scala elicoidale nell’ex monastero della Santissima Concezione
La scala elicoidale nell’ex monastero della Santissima Concezione
La scala elicoidale nell’ex monastero della Santissima Concezione
La scala elicoidale nell’ex monastero della Santissima Concezione

Firenze, 12 giugno 2022 - Mundi. Si chiamerà così. Con un nome evocativo e simbolico forte, che parte dal latino per conquistare il mondo. Acronimo di Museo nazionale dell’italiano. Il primo e unico dedicato alla lingua dell’amore, la più sexy del globo secondo un sondaggio pubblicato da Babbel (la piattaforma online per l’apprendimento delle lingue). Ma soprattutto la lingua di Dante (i lavori sono cominciati nel settecentesimo anno della sua morte, nel 2021) e della poesia. "Il museo non mostrerà soltanto l’italiano chiuso in se stesso, ma anche l’italiano nel mondo e il mondo in italiano", come dice la storica della lingua italiana, Nicoletta Maraschio, presidente onoraria dell’Accademia della Crusca. Impegnata a costruirlo parola per parola, con altri linguisti e ricercatori delle accademie della Crusca e dei Lincei, della Treccani, della Società Dante Alighieri, dell’Associazione per la Storia della lingua italiana.

Mundi è sul punto di nascere, nel cuore di Firenze nell’ex monastero della Santissima Concezione, all’interno del complesso di Santa Maria Novella. Nella prima settimana di luglio verranno inaugurate le prime due sale al piano terreno con una mostra introduttiva al museo che sarà completato l’anno prossimo, nei circa duemila metri quadri degli spazi conventuali restituiti nel 2016 al Comune di Firenze dopo che per un secolo erano stati in uso alla Scuola marescialli e brigadieri dei carabinieri. Portafogli permettendo. Perché il progetto, interamente finanziato dal ministero della Cultura per 4 milioni e mezzo di euro, ora si scontra con la crisi delle materie prime e l’aumento dei prezzi. E i costi rischiano di lievitare di un milione.

Dell’italiano il museo avrà il compito di ricostruire la storia con un’attenzione particolare alla lingua di oggi e a quella di domani "perché è una lingua viva", come tiene a sottolineare la professoressa Maraschio. Non solo storia. Anche perché secondo la classifica stilata da Ethnologue, pubblicazione di Sil International (Summer Institute of Linguistics, Texas), dall’anno accademico 2016-17 l’italiano è diventata la quarta lingua più studiata al mondo (nonostante sia la ventunesima più parlata), dopo inglese, spagnolo, cinese. Sorpassando addirittura il francese.

"Il museo sarà un luogo dove perdersi e ritrovarsi, un luogo dove vivere l’italiano perché sarà chiesta ai visitatori una partecipazione attiva, tra moduli interattivi e oggetti preziosi esposti nelle teche, come un codice trecentesco della Commedia di Dante copiato da Boccaccio, il manoscritto della bella copia del Vocabolario della Crusca (portato dall’accademico segretario Bastiano de’ Rossi a Venezia per la stampa del 1612), il dattiloscritto di Pier Paolo Pasolini con correzioni autografe per il film Mamma Roma. E poi tanti altri, tra cui la prima edizione delle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo.

"La mostra avrà un valore introduttivo fondamentale", ribadisce Maraschio. Nella prima sala sul soffitto è stato realizzato un fregio con i sì, nelle varie lingue del mondo in omaggio alla celebre frase della Divina Commedia "Le genti del bel paese là dove ‘l sì suona": un’apertura al mondo. Per la lingua del cuore risuoneranno proiettate le frasi d’amore di grandi autori, da Dante a Luzi, nella seconda sala dove svetta la scala di Giuseppe Martelli (del 1826). "La mostra ha anche una parte didattico informativa con la linea del tempo che scandisce l’evoluzione dell’italiano dal latino fino ai nostri giorni: la lingua di Dante è ancora la nostra lingua", racconta la professoressa.

La continuità è una specificità della storia linguistica italiana, insieme al multilinguismo: "Abbiamo ancora vivi i dialetti, l’Italia è sempre stata caratterizzata dalla presenza di tante lingue diverse". Questi sono due temi dei quattro video che accompagnano il visitatore al museo. Gli altri due mostrano la fortuna dell’italiano nel mondo e l’influenza di altre lingue sulla nostra, in un fertile gioco di dare e avere (Un mondo di parole, l’italiano e le altre lingue) e le varietà dell’italiano nella società (Scritto e parlato, l’italiano nella società). Dell’italiano non si butta via nulla: ci sono documenti di quello cantato e di quello popolare, trasmesso e digitato, particolarmente usato nel mondo iperconnesso di oggi.

 

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