Mercoledì 17 Luglio 2024
ANNA MANGIAROTTI
Libri

Vittorino Andreoli: "In questa età dell’io onnipotente l’unica salvezza è passare al “noi’”. Mai così tanto bisogno d’amore"

Lo psichiatra, celebrato al 40° Premio Hemingway, racconta il suo ultimo saggio: "Lettere sulla necessità di ritrovare l’affetto di coppia e tra generazioni, e la solidarietà verso l’altro"

Gli amanti in blu di Marc Chagall, 1914: oltre la celebrazione dell’amore tra il pittore e Bella (collezione privata)

Gli amanti in blu di Marc Chagall, 1914: oltre la celebrazione dell’amore tra il pittore e Bella (collezione privata)

Roma, 30 giugno 2024 – Mai lettere d’amore il noto psichiatra Vittorino Andreoli ha scritto. Ma una Lettera sull’amore (a tutte l’età), sì, edita da Solferino. L’ha firmata "Tuo, Vostro", rivolgendosi alla "carissima" o "carissimo" destinatario "chiunque tu sia, ovunque tu viva nel nostro Paese, giovane o vecchio, uomo o donna".

"Ho scritto d’amore – spiega Andreoli – , perché vivo in un mondo che non mi piace. Dove molte caratteristiche dell’animale uomo stanno scomparendo: il rispetto per l’altro, la voglia di pace... e dove c’è un enorme bisogno di amore".

Perciò, come "testimone critico, lucido, profondo, del malessere diffuso nel mondo contemporaneo", le è stato conferito ieri il Premio Hemingway 2024. Riconoscendo che ci ha fatto rivalutare l’io fragile.

"Che non significa debole, ma consapevole dei propri limiti. Contro il delirio d’onnipotenza dell’io, che genera odio, insicurezza, richiamo la necessità di passare al “noi”. Così da definire “amore” l’insieme di due fragilità che diventano una forza esistenziale".

In una coppia?

"Non esclusivamente. L’amore è un sentimento che si attiva in diverse forme di affetto: tra padri e figli, tra fratelli, tra nonno e nipote... Più in generale, tra persone che costruiscono un insieme, senza che nemmeno sia sfiorata la componente biologica della sessualità. È così per l’amicizia, la simpatia, la passione… Ambiti tutti che si possono riportare alla dimensione psichica. E vi possiamo aggiungere la solidarietà, l’aiuto reciproco, fino a dare la propria vita per l’altro".

Un rapporto, quello tra amore e morte, che troviamo nell’etimologia?

"Mi hanno sempre incuriosito le parole. Esprimono i pensieri, le associazioni, le idee che vengono elaborate nel nostro cervello. L’ipotesi che “amore” derivi da a-morte (in latino mors mortis e per contrazione a-mor “t“) indica che la parola antitetica a morte non è vita, ma proprio amore. Il riferimento esistenziale sta nell’amore: senza amore c’è morte".

Il latino, davvero, l’ha studiato di nascosto?

"Sì, volevo conseguire la maturità scientifica e accedere alla facoltà di Medicina. Mentre mio padre mi aveva fatto frequentare l’Istituto tecnico per geometri, per farmi lavorare nell’attività edile di famiglia".

Ci traduce "odi et amo"?

"Catullo ha scritto un’ode dal titolo Odi et amo. “Et“, non “aut“. In quell’“et“ ammette la possibilità che, in una manciata di secondi, l’amore possa diventare odio, ma anche che l’odio ritorni a essere amore".

Da psichiatra, lo ammette?

"Prima di essere psichiatra, ho studiato in laboratorio il cervello. Se ne sa ancora molto poco. Ma nuovi stimoli arrivano dalla fisica delle particelle, grazie a Erwin Schrödinger che ha introdotto il principio della sovrapposizione, per cui una particella può assumere un comportamento opposto, in modo imprevedibile e per condizioni (cause) diverse".

Possiamo immaginare i meccanismi del cervello addirittura in termini di atomi, non più di molecole?

"Certo, e immaginare che la distanza dell’odio dall’amore non si delinei in modo lineare, ma possa “sovrapporre” una percezione all’altra, poiché amore e odio rappresentano due caratteristiche dello stesso legame".

Oltre ai conflitti “buoni”, esistono però quelli “cattivi”. Dalla cronaca, risultano in aumento. Perché?

"Per la disparità tra le donne, consapevoli, oltre che del proprio progredire, anche delle cose che non vanno nella prima fase dell’amore, e tra “omuncoli” incapaci di gestire gli affetti e di accettare la rottura di una relazione, reagendo con la violenza, fino al femminicidio".

Inutili prediche o lezioni di genitori o maestri. Però i giovani si devono in qualche modo (ri)educare.

"Non ha idea di quanti chiedano aiuto".

Dal suo libro, un semplice suggerimento?

"Invece di toccarsi i telefonini, quando si trovano insieme, lui tocchi con dolcezza a lei – se consenziente – il seno. Molti non sanno neppure cos’è un seno".

La liturgia dell’eros richiede un po’ di tempo?

"Proprio quel che manca alla nostra società. Società della frustrazione per la complessità e, soprattutto, per la fretta che la distingue, ed è contraria alle buone maniere".

Riconsideriamo il vecchio fidanzamento?

"Per niente. Ma una corsa troppo veloce della scoperta delle liturgie erotiche, con grande uso di stimolanti l’erezione negli adolescenti maschi, e richiesta di terapie antifrigidità nelle femmine, ha impedito di conoscere e sperimentare la ricchezza di pratiche preparatorie, stupende, nella gradualità dell’apprendimento del piacere proprio e dell’altro".

Fondamentali le differenze tra lui e lei?

"Nel dire che è impossibile una storia d’amore tra due esseri identici, non escludo gli omosessuali: intendo differenze di personalità, non di genere".

In ogni caso, a fare incontrare le due diversità, c’è un’attrazione fatale?

"Mitologia da superare. L’amore, che certo ha una sua dinamica, nasce, cresce e muore, non appartiene alla magia del colpo di fulmine. Semmai al compromesso: è una costruzione quotidiana che trasforma due idee diverse in un’unica visione. E lo si scopre solo vivendo con l’altro e per l’altro. È bello cercarlo, l’amore".