Mercoledì 22 Maggio 2024
MATTEO MASSI
Libri

Torna Walter Siti. Il vecchio e il giovane, solitudini senza scampo

“I figli sono finiti”: il difficile dialogo fra generazioni e uno sguardo sul presente

Walter Siti, 76 anni

Walter Siti, 76 anni

Roma, 12 maggio 2024 – Uno – nel pieno della terza età e con un cuore nuovo, impiantato, ma pur sempre in affanno – non può uscire. L’altro – un ventenne che ha un cuore gelido, quasi da cyborg – non vuole uscire. Augusto e Astòre, rispettivamente, si ritrovano a essere dirimpettai. Sono quanto di più lontano ci possa essere. Un vecchio attrezzo del Novecento, avvezzo alle lettere, alla scrittura, al francese (che insegnava in una scuola superiore, perché l’inglese è lingua degli affari, meno romantica, ma irriproducibile in un’alternanza delle sillabe come il verlan), rimasto vedovo perché il suo Vincenzo (il marito) è morto nella vacanza che sognavano da anni in Colombia. E un figlio di questo tempo sfuggente, indecifrabile che maneggia il mondo virtuale fino a stancarsene e rifuggere la figura di stella con migliaia di follower al seguito ("sono un eremita digitale"), orfano di madre e con un padre giornalista che cerca di reinventarsi ma che nel frattempo lo lascia vivere (e crescere) con l’anziana nonna.

Walter Siti, nel suo romanzo I figli sono finiti (Rizzoli), probabilmente definitivo, alza la posta. Che non è solo letteraria. Nelle pagine prendono forma due solitudini, due modi per quanto spericolati (possano sembrare) di provare a capire il mondo che stanno attraversando. Che è un mondo dove si torna a parlare di guerra (Ucraina e Medio Oriente), anticipate da una pandemia che ha fatto cambiare le abitudini e il modo di porsi nei confronti dell’altro, del prossimo. La prossimità appunto: nel primo contatto tra le due solitudini, c’è uno scambio di biglietti lasciati sotto l’uscio delle rispettive abitazioni. Un carteggio istantaneo, un WhatsApp materiale, che prende forma attraverso lettere, frasi, poche subordinate e un’accortezza significativa per la punteggiatura. L’importanza dei due punti inseriti nella frase con cui Augusto si presenta ad Astòre che apprezza la scelta di quei due punti che introducono a un invito che si materializza con la proposta di un gin tonic da accompagnare a formaggio e salame. La risposta compunta del ventenne: "La ringrazio della sua offerta ospitale – scrive – ma preferisco che si rimanga nei limiti di una franca, inevitabile e rispettosa prossimità". La prossimità e quei tre aggettivi in sequenza. Quella prossimità che permette di aprire un dialogo a quelle due solitudini, a quei due mondi lontanissimi per riflettere sui tempi che stiamo vivendo. Che rimangono comunque, al di là del pessimismo cosmico leopardiano (c’è una citazione dello Zibaldone nel libro), non riducibili a qualsivoglia e performante algoritmo.

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