Giovedì 18 Luglio 2024
GIUSEPPINA LA FACE
Libri

Storia e memoria di un fiume. Il Reno nella cultura europea

Il viaggio di Boghetich, Canonici e Mazzoleni

Il Reno secondo Kiefer

Il Reno secondo Kiefer

Milano, 23 giugno 2024 – Che cos’è un fiume? Un corso d’acqua, con una sorgente, un letto, una foce? Sì, ma può essere molto di più: cultura, passioni, amori, memorie, battaglie, vittorie, lacrime, gioie. Si prenda il Reno, uno dei grandi fiumi europei. Nasce sulle Alpi svizzere, attraversa la Germania, sfocia nei Paesi Bassi. Questo è il mero dato geografico: ma sulle sue sponde si sono sedimentati, nei secoli, strati di civiltà stupefacenti. Ne parlano Adele Bogetich, Aurelio Canonici, Marco Mazzoleni – una germanista, un direttore d’orchestra, un imprenditore appassionato di cultura tedesca – nella loro fascinosa Ode al Reno (Zucchini). Il sottotitolo precisa il contenuto: “Un viaggio sul Reno romantico tra poesia, musica, dramma”. Lo spunto proviene da un aristocratico italiano, il riminese Aurelio de’ Giorgi Bertola (1753-1798), docente di storia a Napoli e poi a Pavia, gran divulgatore della poesia tedesca. Seguendo il corso del fiume, dalle Alpi a Düsseldorf, Bertola collezionò gli appunti per il suo Viaggio sul Reno e ne’ suoi contorni. Sulla scorta del Bertola, i tre autori ripercorrono il corso del fiume offrendo al lettore una messe di testimonianze letterarie e musicali: Hölderlin, Brentano, Heine, Eichendorff, Nietzsche; Beethoven, Schumann, Strauss, Berg, Henze. Una comune passione per la cultura tedesca li anima, ma diverso è lo stile di scrittura: sinuoso in Bogetich, tornito in Canonici, fremente in Mazzoleni.

Nel libro non manca Richard Wagner con le quattro Giornate dell’Anello del Nibelungo, che proprio dall’Oro del Reno prendono avvio. C’è anche Loreley, l’infelice creatura che, costretta alla clausura per una delusione d’amore, si sporge da una rupe per scorgere il castello dell’amato, precipita nel Reno e muore.

Nel fiume non perì invece Robert Schumann, che, in preda alla psicosi, vi si tuffò nel 1854: tratto in salvo, fu ricoverato in manicomio e vi rimase fino alla morte. Quattro anni prima aveva composto la sinfonia Renana: alla luminosa, serena partitura dedica due limpide pagine Aurelio Canonici. Procedendo verso il ’900, incontriamo Gustav Mahler con lo struggente Lied von der Erde (Il canto della terra, 1908) e la luttuosa Nona (1909-10). E poi Richard Strauss, con i trascendenti Vier letzte Lieder (I quattro ultimi Lieder) del 1948. A Georg Büchner e Alban Berg, al loro straziante Wozzeck, riserva riflessioni intense Mazzoleni, che si spinge poi fino alla Nona di Hans Werner Henze (1997), «dedicata agli eroi e ai martiri dell’antifascismo tedesco». Daniele Gatti, il direttore d’orchestra, firma la prefazione: concisa, limpida, raffinata.