Giovedì 18 Luglio 2024
GIUSEPPE DI MATTEO
Libri

Saint-Exupéry: là dove nacque il Piccolo principe

Lo scrittore-aviatore incontrò il suo eroe dopo essere precipitato nel deserto. Il nuovo libro di Dadati svela tutti i segreti del capolavoro

Il piccolo principe e Antoine de Saint-Exupéry

Il piccolo principe e Antoine de Saint-Exupéry

Roma, 28 giugno 2024 – Lo abbiamo letto tutti, ed è uno dei romanzi più tradotti e conosciuti al mondo. Stiamo parlando del Piccolo principe, il capolavoro di Antoine de Saint- Exupéry (1900-1944) che il giudice più trasparente e onesto, il tempo, ha elevato a classico imprescindibile della letteratura per l’infanzia. Lo dicono anche i numeri: oltre 200 milioni di copie vendute e traduzioni in più di cento lingue. Ma non solo. Perché il libro, che uscì negli Stati Uniti nel 1943 e postumo in Francia nel ’46, è anche una trasposizione letteraria della vita dell’autore e deve tra l’altro moltissimo a un episodio tragico, l’incidente aereo del 1935 che costrinse Exupéry a un atterraggio di fortuna nel deserto del Sahara.

Proprio da qui ha deciso di partire Gabriele Dadati (nato a Piacenza 42 anni fa, già autore de La modella di Klimt, 2020), per costruire la sua storia nella storia. Le ali del piccolo principe, che esce oggi per Solferino (277 pp.; 18.50 euro), è anzitutto un omaggio appassionato nei confronti di un personaggio fuori dagli schemi, quale fu Saint-Exupéry, ma anche cultore della parola. Una biografia dunque, su cui Dadati ha cucito addosso l’abito buono del romanziere; ma anche un invito a riscoprirne la prosa, che sarebbe "difficile immaginare più scarna".

Dadati, cosa vuol dire ricalcare le orme di una figura come quella di Saint-Exupéry?

"Vuol dire esplorare una vita al limite dell’eroico. Stiamo parlando di un uomo particolarissimo: fu un pioniere dell’aviazione ma anche un autore molto apprezzato. Prima del Piccolo principe aveva infatti scritto altri romanzi di successo che dovremmo cominciare a rileggere. Ma Saint-Exupéry era anche un uomo di grande spiritualità. Lo dimostra la sua incompiuta Cittadella, un libro di grandissimo spessore filosofico che andrebbe riletto a apprezzato".

Perché allora ricordiamo solo Il piccolo principe?

"Probabilmente perché è il suo unico libro illustrato e per l’infanzia. Ciò potrebbe aver contribuito a separare il romanzo dalle altre opere di Saint- Exupéry".

In che modo l’incidente del 1935 ha influenzato il romanzo più celebre di Saint-Exupéry?

"Lo ha influenzato certamente se guardiamo all’ambientazione – il deserto – e ai personaggi, protagonista incluso. Che assomiglia molto al fratello di Saint-Exupéry, François. E c’è anche un altro particolare: François morì prima dell’incidente di Saint-Exupéry avvenuto nel ‘35. Sul letto di morte François indossava la stessa vestaglia che avrebbe poi portato, letterariamente parlando, il piccolo principe. Ciò significa che Saint-Exupéry aveva già disegnato il romanzo nella sua mente prima dell’incidente, che poi inevitabilmente ha accelerato le cose".

Cosa ci insegna una storia come quella del Piccolo principe? E qual è l’eredità che ci lascia Saint-Exupéry?

"Saint-Exupéry era un uomo straordinario. E non si negava nulla. Ci insegna che bisogna sempre dare il massimo e non rinunciare a nulla che si ritenga davvero importante. Per quanto riguarda il suo capolavoro, direi che è un’opera complessa e da prendere molto sul serio. Anche perché Il piccolo principe è un libro serio. Ci insegna per esempio che la costruzione degli affetti e dei legami non è cosa da prendere alla leggera. E ci fa capire anche l’importanza della parola: il protagonista ci dice ciò che pensa in modo diretto, senza fronzoli. Su questo aspetto insisto molto".

Perché?

"Perché su Saint-Exupéry si è scritto tanto. In pochi però hanno sentito davvero le sue parole. Ed è questo, secondo me, il valore specifico dell’arte. Io sono partito da qui. Poi c’è anche il classico lavoro di ricerca, cui mi sono dedicato molto".

Ora che di questo scrittore sa tutto come potrebbe definire Il piccolo principe con poche pennellate?

"Lo definirei un romanzo che insegna a prendere sul serio i sentimenti, dal più umile al più intenso".