Lunedì 22 Luglio 2024
GIORGIA MESSA
Libri

Intervista a Luca Sommi: il nuovo libro parla della Costituzione. “La nostra democrazia è malata”

“La più bella” (Baldini+Castoldi) sarà presentato mercoledì 19 giugno a Milano. L’autore: “Le persone si sono allontanate dalla politica perché credono che non risolva più i loro problemi”

Luca Sommi

Luca Sommi

Milano, 18 giugno 2024 – “In questi tempi di guerre, soprusi e individualismo serve una nuova rivoluzione gentile, come quella fatta nel 1948”. Da qui l’urgenza per Luca Sommi, scrittore, giornalista e celebrità televisiva, di dedicare un libro alla nostra Costituzione. “La più bella” (Baldini+Castoldi) sarà presentato a Milano, mercoledì 19 giugno, alle 18.30, nella libreria Feltrinelli Red di viale Sabotino 28.

Qual è l’obiettivo di questo libro?

“Riscoprire l’alto senso etico della Costituzione. Credo sia utile a tutti in questo tempo nefasto che stiamo vivendo: non serve riscriverla, basterebbe semplicemente conoscerla e applicarla. Cosa che non avviene”.

Infatti. L’articolo 48 dice che il voto è un dovere civico. Eppure le ultime Europee hanno registrato un’affluenza alle urne sotto il 50%...

“Le persone si sono allontanate dalla politica perché credono che non risolva più i loro problemi. Quando si rompe il patto sociale tra Stato e cittadini, l’unico modo che questi hanno per ‘vendicarsi’ è non andare a votare. La salubrità di una democrazia la si vede proprio da qui: il dato delle Europee ci dice che la nostra democrazia è malata.”

Altre tre parole. Lavoro, uguaglianza e dignità. A che punto siamo dopo quasi 80 anni dall’affermazione di questi principi? Ha ragione chi dice che la Costituzione è lettera morta?

“È lettera morta laddove non c’è la volontà di darle concretezza. Faccio un esempio, l’articolo 3 dice che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di carattere economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Le pare che la Repubblica lo faccia? Oppure: l’articolo 36 parla di salario dignitoso per il lavoratore; ci sono contratti collettivi con un salario di 5 euro lordi all’ora. Le pare dignitosa una paga del genere? No, non è dignitosa, è vergognosa”.

Quali pericoli corre, oggi, la Costituzione? E quali strumenti abbiamo per difenderla?

“Il pericolo che corre da quando è nata è, appunto, il rischio di non essere applicata. E poi ci sono le grandi riforme costituzionali a minacciarla. Come difenderla? Leggendola, raccontandola, ricordando i principi di cui essa è portatrice. E votando NO alle modifiche che vogliono stravolgerla”.

Come l'elezione diretta del presidente del Consiglio?

“Esattamente, una riforma che di fatto toglierebbe poteri al Presidente della Repubblica. Ma sono certo che se anche passasse alle Camere poi gli italiani la boccerebbero con il referendum, come hanno fatto saggiamente nel 2006 e nel 2016”.

Cosa resta, se qualcosa resta, nella politica di oggi dell’approccio dialettico che ha portato alla Costituente? Cosa dovremmo recuperare da quel modello?

“Quasi niente purtroppo. Quelli erano statisti, questi sono semplicemente politici: i primi pensavano alle future generazioni, i secondi alle prossime elezioni. Dovremmo recuperare la bellezza della lingua italiana. La Costituzione usa sempre i verbi giusti: per la guerra, attuale più che mai, ha usato il verbo più forte: ‘ripudiare’”.

In un suo discorso, l’ha paragonata a un quadro di Picasso…

“Gustavo Zagrebelsky ha detto che la Costituzione fa un po’ quello che fanno i grandi artisti: disegnando anche solo alcune linee tracciano un profilo e, come dice lui, il vuoto all’interno delle linee va riempito da coloro che guardano. Ho pensato a quando Picasso fece con tre pennellate un toro: lui era un genio, ma a vederci un toro in quelle tre linee siamo noi. La Costituzione fa lo stesso: descrive un mondo ideale, tocca a noi però realizzarlo”.