di Giuseppe Di Matteo

Le malattie cardivascolari sono la prima causa di morte in Italia, pari al 35,8 per cento dei decessi. E nelle donne l’incidenza è maggiore: 38,8 per cento rispetto al 32,5 degli uomini. A dirlo è il documento scientifico Prevenzione Italia 2021 della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare). Ecco perché prevenzione e ricerca scientifica diventano aspetti su cui è fondamentale investire e che non possono prescindere l’uno dall’altra. Lo dimostra l’esempio di GVM Care & Research, gruppo ospedaliero presente con 35 strutture in dieci regioni italiane e 14 all’estero, che attraverso il tour ’Le Strade del Cuore’ ha portato nelle principali città italiane la prevenzione in ambito cardiovascolare. "Prevenire è sempre importante – spiega la professoressa Elena Tremoli, direttore scientifico e direttore del Laboratorio Sperimentale del Maria Cecilia Hospital, uno degli ospedali della rete GVM – ma occorre fare di più, e cioè sviluppare un percorso che sin dall’infanzia indirizzi le persone verso uno stile di vita più sano".

Professoressa, a che punto è la ricerca cardiologica in Italia?

"Il livello dei ricercatori italiani è altissimo. E c’è da esserne orgogliosi. Grazie a loro, per esempio, abbiamo a disposizione alcuni farmaci salvavita, ma anche i nuovi farmaci antidiabetici".

Quali sono le linee di ricerca su cui state lavorando al Maria Cecilia? E che tipo di ricerca viene svolta?

"Al Maria Cecilia Hospital la ricerca è fondamentale, e lo è anche grazie all’interazione tra clinici e ricercatori. Parliamo di quel passaggio fondamentale dalla medicina basata sull’evidenza a quella di precisione, che agisce sul singolo paziente. È quella che viene definitiva ricerca traslazionale e ha l’obiettivo di migliorare prevenzione, diagnosi e terapia delle patologie. Tra le nostre principali attività vorrei citare quelle nell’ambito dell’emodinamica, con studi che riguardano la rivascolarizzazione coronarica mediante tecnica robotica. E in futuro si potrebbe agire anche con interventi da remoto. Tutte le attività di ricerca sono realizzate mediante l’interazione tra clinici e ricercatori che operano in un laboratorio di ricerca di base. La grande novità è un nuovo laboratorio, attualmente in costruzione, che permetterà di ampliare la ricerca anche verso altri settori, quali quello genetico e molecolare".

Che rapporto si può instaurare tra il centro di ricerca e il territorio?

"L’interazione tra ricerca e territorio è fondamentale. La pandemia da Covid 19 ha colpito prevalentemente soggetti anziani e affetti da malattie cardiovascolari. Proprio in considerazione dell’elevato rischio a cui sono sottoposti i pazienti con malattie cardiovascolari, oggi vi è un interesse particolare per tutti gli aspetti della prevenzione sia in ambito strettamente sanitario sia a livello della popolazione stessa. Al Maria Cecilia Hospital stiamo sviluppando progetti di prevenzione primaria e secondaria, e iniziative come Le Strade del Cuore vanno proprio in quella direzione".

Oggi ricerca e implementazione delle tecnologie vanno di pari passo?

"Assolutamente sì. Le tecnologie ci permettono non solo di fare della medicina di precisione, ma anche di seguire i pazienti nel tempo. La disponibilità di grandi database ci permetterà di condurre delle indagini che impiegano anche l’intelligenza artificiale. Ma al di là di questo, esistono altri aspetti innovativi come la telemedicina, che permetterà di facilitare l’interazione tra medico e paziente incrementando il grado di consapevolezza della propria salute e facendo sì che i pazienti siano sempre più informati sulle loro possibilità di cura".