Marco Pannella (1930-2016) al tempo del referendum sulla legge per il divorzio
Marco Pannella (1930-2016) al tempo del referendum sulla legge per il divorzio
di Lorenzo Guadagnucci Marco Pannella aveva poco più di quarant’anni quando scrisse di sé queste parole: "Tu sei un rivoluzionario. Io amo invece gli obiettori, i fuori-legge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i nonviolenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione. Amo speranze antiche, come la donna e l’uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica". Era la prefazione al libro Underground. A pugno chiuso (Arcana, 1973) di Andrea Valcarenghi, ma si trattava in realtà – come notò Pier Paolo Pasolini – di un "manifesto" del radicalismo pannelliano. Poteva un uomo così scalare il potere nell’Italia del suo...

di Lorenzo Guadagnucci

Marco Pannella aveva poco più di quarant’anni quando scrisse di sé queste parole: "Tu sei un rivoluzionario. Io amo invece gli obiettori, i fuori-legge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i nonviolenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione. Amo speranze antiche, come la donna e l’uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica". Era la prefazione al libro Underground. A pugno chiuso (Arcana, 1973) di Andrea Valcarenghi, ma si trattava in realtà – come notò Pier Paolo Pasolini – di un "manifesto" del radicalismo pannelliano.

Poteva un uomo così scalare il potere nell’Italia del suo tempo, semmai lo avesse voluto (e non lo volle)? No, non poteva. Perché se Malaparte si definì "l’arcitaliano", sommatoria di tutti i vizi e i difetti di un popolo, per Pannella potremmo scomodare la definizione opposta, "l’antitaliano", tanto l’uomo era antiborghese, miscredente, scandaloso, specie negli anni d’oro della creatura che modellò a suo piacimento, il Partito radicale.

Eppure Pannella sedusse eccome gli italiani, ma al modo di un amante e non di un marito o compagno. Capì i suoi concittadini meglio e prima di altri: li portò sulla via dell’eresia – ma un’eresia che aveva solo bisogno d’essere svelata – ai tempi della legge sul divorzio, e poi li affascinò per anni e anni, nel suo vorticoso e incontrollabile impegno politico, dalla precoce denuncia della “partitocrazia“ alle solitarie campagne contro la fame nel mondo, passando per mille, a volte contraddittorie, iniziative: dagli scioperi della fame alle intese politiche ora a destra ora a sinistra.

Insomma, non c’è da sorprendersi troppo se nei prossimi mesi, con singolare coincidenza, l’avventura di Pannella e dei radicali arriverà sugli schermi televisivi in due diverse forme: un docufilm per Sky dedicato a Radio radicale, l’invenzione forse più originale del pannellismo, e una docufiction sul “lider Marco“ firmata per la Rai da Mimmo Calopresti, con Andrea Bosca chiamato a dare volto e voce a un uomo che molto, moltissimo parlò, e altrettanto intensamente usò il suo corpo.

C’è un passaggio, nella prefazione-manifesto, che contiene il segreto di Pannella, quando dice di credere "alle carezze, agli amplessi, alla conoscenza come a fatti non necessariamente d’evasione o individualistici – e tanto più “privati“ mi appaiono, tanto più pubblici e politici, quali sono, m’ingegno che siano riconosciuti".

È su questo terreno – l’arena dei sentimenti, delle passioni, delle esperienze di vita, poco e mal frequentata dalla politica tradizionale – che Pannella incontrò la maggioranza degli italiani. Quando parlava delle coppie in crisi, delle giovani donne disperate per gravidanze non volute, dei tossicodipendenti da non demonizzare, tanti lo seguivano di nascosto, come si segue una guida carismatica che osa spezzare il conformismo ma che è troppo eretica e scandalosa per essere sposata e sostenuta a viso aperto. Perciò i radicali vincevano le loro campagne e convincevano con le loro idee, ma non sfondavano alle elezioni: si era coi radicali nel cuore, ma non sulla scheda elettorale.

Il “romanzo dei radicali“, il loro inconsueto rapporto d’amore con gli italiani, è stato scritto in buona parte via radio: un’emittente unica nel suo genere, capace d’essere l’epicentro delle lotte politiche di un partito e al tempo stesso una sorta di servizio pubblico alternativo, con l’invenzione delle dirette non solo dal parlamento, ma anche dalle aule di giustizia, dai congressi dei partiti, dalle sale dei convegni. Radio radicale ha dato uno strumento agli italiani per conoscere sé stessi, per specchiarsi nelle proprie grandezze e anche nelle proprie miserie: indimenticabile il “microfono aperto“ – una segreteria telefonica senza filtri – che diede sfogo e risonanza ai peggiori istinti e alle più crude sconcezze provenienti dalla “pancia“ del popolo, con qualche decennio d’anticipo sui social network.

Pannella e i radicali sono stati così originali, bizzarri, incontrollabili, così poco “italiani”, da meritare un posto speciale nella storia d’Italia dell’ultimo mezzo secolo. Una vicenda così non poteva che finire in una fiction, anzi due.