Leonardo Ortolani, il papà di Rat-Man
Leonardo Ortolani, il papà di Rat-Man

Modena, 8 agosto 2021 – Ci sarà anche Leo Ortolani, il papà di Rat-Man, nella schiera dei disegnatori (50 in tutto) chiamati dalla Marvel Comics a celebrare i Fantastic Four (di cui oggi ricorrono i 60 anni dall'uscita nelle edicole statunitensi) con un albo speciale. “Non posso sbilanciarmi, ma sarà un'impresa realizzata tutti insieme, ognuno con le sue capacità, com'è nello spirito del Quartetto”. Il fumetto, che uscirà a novembre negli Stati Uniti, in Italia sarà poi pubblicato da Panini Comics che ha i diritti dei personaggi della Casa delle Idee. 

Ortolani, lei è un grande fan del Quartetto, cosa l'ha colpito dei F4 la prima volta che li ha letti?

“Avevo circa 10 anni, all'epoca erano pubblicati, già da diversi anni, dalla Corno. Mi colpirono la maturità delle situazioni e dei dialoghi, caratteristica comune a molti altri eroi della Marvel. I personaggi erano veri, naturali, drammatici e di grande impatto. Non avevo mai letto niente di simile, prima d’ora. Su quelle pagine ho conosciuto i grandi disegnatori, come John Buscema e Rick Buckler, ma è quando, con la ristampa Fantastici Quattro Gigante, ho incontrato il Re, Jack Kirby (creatore – non solo grafico – del Quartetto e di molti altri personaggi Marvel, ndr), sono diventato monarchico...”.

C'è un personaggio a cui è più affezionato?

“Se la grandezza di un eroe è data dal suo nemico, i F4 sono grandissimi grazie al Dottor Destino, è lui il mio preferito. Destino è un personaggio tragico, a tratti delirante, sicuramente geniale e regale. Quando sei adolescente, un personaggio così incarna le tue inquietudini e la tua rabbia nei confronti di un mondo che 'non ti dà occasione di mostrare a tutti ciò che veramente vali'”.

Come mai, finora, i Fantastici Quattro non hanno mai avuto una trasposizione cinematografica degna, al contrario di tanti altri eroi Marvel?

“Ci sono tanti motivi. I diritti sono stati venduti a persone che, pur di non farli scadere, hanno realizzato prima il film mai uscito in sala, nel 1994 (quello filologicamente più corretto) , poi i due per ragazzini con Jessica Alba, resa bionda per forza, infine la pellicola nemmeno realizzata, ma spacciata per tale, dal delirio del regista Josh Trank. Ora che i diritti sono tornati in mano a Disney/Marvel, ci aspettiamo qualcosa di meglio, almeno a livello qualitativo. Dispero però di vedere i personaggi come li ho conosciuti, per la moda della Disney di essere il più inclusiva possibile, cambiando il materiale di partenza. Che per me va bene, lo so che sono passati 60 anni, che il mondo non è solo caucasico, ma ci sono forzature che a volte non portano vantaggi a nessuno”.

Si è mai immaginato come sarebbe il suo film ideale dei Fantastici Quattro?

“A me piacerebbe vedere un film 'd’epoca', dove i F4 agiscono all’interno dell’era delle conquiste spaziali, all’inizio degli anni ’60, così come era nei fumetti. Che poi è ciò che li ha sempre resi grandi. Come vedere “Vita da strega”, ma con i supereroi. Quattro persone degli anni ’60, diventano “super”, in un’epoca dove si temevano i marziani, i russi, certa scienza incomprensibile alle masse, i mostri, le isole misteriose e tutto quanto ancora faceva spalancare la bocca dallo stupore ai lettori. Un’epoca ingenua, forse, ma piena di energia e di voglia di futuro”.

La convince la lettura dei Fantastici Quattro come famiglia disfunzionale?

“Il concetto di famiglia ha preso un sacco di legnate, negli ultimi decenni, per cui sarebbe bello ricrearlo, anche grazie ai F4, partendo su nuove basi. Altrimenti siamo ancora al desiderio di protagonismo, all’eroe che come negli anni ’80 fa tutto da solo e vince da solo. Che è ancora così, perché i social ci rendono protagonisti, volenti o nolenti. Si cerca di mitigare la cosa, con i film di gruppo, come gli Avengers, ma in realtà il gruppo è composto da protagonisti, mentre se prendi singolarmente i membri dei F4, non riesci a fare una storia decente. Ci hanno provato anche a fumetti, ma senti che manca qualcosa. I Fantastici Quattro sono “il” supergruppo per eccellenza. Solo insieme, possono vincere. Se, sul grande schermo, riescono a capire questa cosa e a gestirla, forse possiamo sperare di avere una storia interessante”.

Negli anni Novanta, lei aveva già fatto una storia non ufficiale dei F4 su una fanzine amatoriale: ci ricorda quell'esperienza?

“Erano i primi anni 90, Rat-Man aveva vinto il concorso per “L'Eternauta” come migliore sceneggiatura. Una cosa piccola, che però mi aveva messo in contatto con questi appassionati di fumetto che creavano una fanzine, Made in Usa. Per loro realizzai “La storia finale dei Fantastici Quattro”. Partendo da dove il Re aveva lasciato la serie, avevo recuperato elementi lasciati in sospeso nei primi 100 numeri e li avevo uniti a creare questa pazzia, volta a chiudere non ufficialmente la serie stessa. L’anno scorso, Tom Breevort, uno dei capi della Marvel, ha scoperto queste storie, le ha tradotte e pubblicate sul suo blog, riservandomi parole e complimenti generosi. Lo stesso Mark Waid, creatore di un capolavoro come Marvels, ha commentato “darei una settimana della mia vita per avere pensato a una tavola finale come quella che chiude questa saga”. Capirete che, a sentirsi fare certi complimenti, poi uno si monta la testa e compra una moto per andare a impennare davanti al bar. Non so guidare la moto, non vado al bar, per cui sono rimasto in casa con gli occhi lucidi”